Gruppo di persone

Professione Solenne Sincletica

Carmelo di Piacenza: Professione Solenne

Lunedì 6 gennaio 2020 alle ore 16.00 al Carmelo di Piacenza Sr Antonella Teresa Sincletica ha emesso la sua Professione Solenne nell’Ordine delle Monache Scalze della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.
Come è consuetudine, Antonella Teresa Sincletica si è preparata a questo momento con otto giorni di Esercizi Spirituali.
La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta dal nostro Provinciale, Padre Fausto Lincio, e concelebrata da ventitré Sacerdoti ed un Diacono permanente. Ad animare il canto è stato il “Coro UP”, della Comunità Pastorale di Borgonovo Val Tidone, nel quale Antonella Teresa Sincletica ha suonato e cantato per circa quindici anni.
Antonella, originaria appunto di Borgonovo Val Tidone, è molto conosciuta anche a Piacenza ed in tutta la Diocesi a motivo del suo impegno in Azione Cattolica e del suo lavoro come operatrice sociale presso la Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio ed il Consorzio di Cooperative Sociali Sol.Co. Piacenza. La Santa Messa del 6 gennaio è stata dunque molto partecipata: le persone hanno riempito ogni angolo della chiesa (sacrestia compresa) e del Coro monastico. In tanti ci hanno raccontato di essere stati accolti da un muro umano, al loro arrivo in chiesa!
L’emozione è stata tanta, da parte di tutti, come anche l’intensa partecipazione, che ha dato vita ad un bellissimo clima di preghiera ed amicizia.
Al termine della Celebrazione Eucaristica, lo scrittore ed ebraista Matteo Corradini, educatore di Antonella Teresa Sincletica in oratorio negli anni della sua infanzia, le ha dedicato un testo molto commovente. Ne riportiamo il finale; il testo integrale dal titolo, “Il dono della stella”, al link (http://www.matteocorradini.com/2020/01/il-dono-della-stella/).
«C’è un panorama diventato per lei strada segnata, la sua strada. C’è un nome che le ha cambiato il nome. C’è una stella diversa dalle altre che brilla per lei. Forse quella stella brillava già nei suoi occhi quando sgambettava da bambina, o quando partecipava a tutte quelle fragili follie che accadevano in parrocchia, non lo sapremo mai.
Tra le statuine del presepio, ce n’è una che mi attrae. Non la si vede sempre, ma spunta solo ogni tanto: è un individuo a piedi, il cui unico motivo per far parte del presepio è tenere per le briglie il cammello di uno dei magi, più spesso quello del saggio canuto Baldassarre. Guardo la statuina e penso che in fondo quell’uomo fortunato, senza avere un uguale desiderio né la medesima intuizione del suo re, senza conoscere le stelle e la geografia, si è trovato testimone dello stesso incontro, dello stesso dono. È uno come gli altri? Non lo sappiamo. Però è stato utile, ha condotto il cammello lasciandosi indicare una via. È arrivato tra i primi alla grotta, ha partecipato a quella felicità: glielo si legge in quel suo volto segnato più dallo stupore che dalla fatica.
Ecco perché siamo qui. Perché Sincletica è una regina maga, e noi siamo portatori di cammelli. Siamo certi di poche cose, ma di questa sì: desideriamo accompagnare il dono di Sincletica, perché è un dono anche per noi.
Desideriamo camminare con lei, perché la sua strada è strada anche per noi. Desideriamo fare silenzio con lei, pregare con lei, perché il suo silenzio è anche il nostro, la sua preghiera è anche la nostra.
Desideriamo guardare il suo cielo, perché nel suo cielo c’è una stella che ci somiglia. E nel nostro cielo, sempre, ci sarà una stella che in fondo al cuore chiameremo Antonella».
La festa è poi esplosa nei saluti in parlatorio.

Il suo nuovo nome, al completo, è Antonella Teresa Sincletica della Carità di Cristo. Un po’ lungo. C’è un angolino del mio cuore dove lei è ancora Antonella, o “l’Anto”, ossia quella bambina vispa, sorridente e con occhi grandi, che sgambettava in parrocchia quando anche io muovevo i primi passi da educatore. Ma mi piacciono le novità, le ho sempre preferite alla routine, ed eccomi da tempo a chiamarla Sincletica. Un nome che è complicato da abbreviare, da vezzeggiare, e va bene così.
In una delle sue foto più belle è al di là della grata ma porta una mano da questa parte. Noi al di là della grata, per lei, vediamo la sua mano fuori fuoco, perché sono invece il suo volto e i suoi occhi a essere nitidi e precisi.
Sincletica è carmelitana scalza. Che significa preghiera e silenzio, e la dimensione della clausura così lontana da sempre dalle pratiche dell’uomo e forse ancora più oggi.
Il 6 gennaio farà la sua professione di fede, un momento fondamentale, un passaggio decisivo e forte.
Non ha perso per strada il suo sorriso, anzi. Non ha perso per strada i suoi occhi, anzi. Probabilmente li ha trovati entrambi così, in questo tempo dedicato all’infinito, in queste ore di parole pensate, di desideri, di invocazioni.
In una recente intervista, Sincletica dice che il volto della Chiesa nella sua vita ha avuto anche il mio volto, quando in parrocchia organizzavo giornate e iniziative, momenti, formazione…
Cose folli e fragili, non mi sono mai sembrate diverse da questo. Follie fragili, piene solo della nostra voglia di esserci, di provarci, di fare un passo in più insieme a chi era temporaneamente più piccolo di noi.
Ora che Sincletica è più grande, ed è più grande di me, riconosco che in quelle follie forse c’era del buono. O meglio: in Antonella batteva già il cuore per qualcosa di grande, che le nostre follie, grazie al cielo (è il caso di dirlo), non hanno potuto oscurare.
Cara amica, questa volta non posso viaggiare con te, proporti pazzie e giochi, tenerti per mano, farti girare in qualche danza o ridere comparendo di botto travestito da mago o da mostro o da animale o da non so che, o ispirarti con un gesto o una parola.
O forse sì. Viaggiare nel silenzio, dedicare tempo, sono follie fragili delle quali tutti noi abbiamo ancora un gran desiderio.
Fai buon viaggio, amica Antonella. Noi viaggeremo con te.

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