MONCALIERI

CARMELITANI SCALZI

PROVINCIA DI SAN CARLO BORROMEO

MONCALIERI

   TITOLO: Monastero San Giuseppe della Madre di Dio

   INDIRIZZO: Piazza Beata Maria degli Angeli 1 (già vicolo Savonarola)

   TELEFONO DELLA COMUNITÀ: 011 64 18 88

   E-MAIL DELLA COMUNITÀ: carmelo.beata@gmail.com

   ANNO DI FONDAZIONE: 1703

   SITO WEB DELLA COMUNITÀ: www.carmelitanemoncalieri.org

   ATTIVITÀ: Accoglienza gruppi di preghiera, attività culturali, ospitalità per giornate di ritiro, piccoli lavori di artigianato (ricamo, cucito, lavori di stampa, ecc.)

BREVE STORIA: Dal 16 settembre 1703 il suono argentino della campanella del monastero delle Carmelitane Scalze del Carmelo San Giuseppe della Madre di Dio, in Vicolo Savonarola, 1, ritmando la loro giornata di preghiera, ricorda agli abitanti di Moncalieri una realtà di silenzio, di preghiera, di sacrificio, di vite interamente donate a Dio e ai fratelli. Fondatrice fu la Beata Maria degli Angeli (Marianna Fontanella), nata nel 1661 a Torino da una delle famiglie più illustri della nobiltà, che entrò quindicenne nel Carmelo di S. Cristina a Torino. Le tre monache fondatrici, designate dalla Beata, giunsero a Moncalieri in pompa magna, accompagnate da carrozze e dame della Corte Sabauda e accolte con grande solennità da autorità civili e religiose, nonché da una popolazione festante e gioiosa…L’inaugurazione ebbe però un epilogo a sorpresa: le carmelitane dovettero andare a letto senza cena perché nessuno aveva pensato a provvedere la dispensa! Ben presto il primitivo monastero, sorto su una casa donata per testamento dalla vedova Sapino si rivelò troppo piuttosto angusto e con grandi sacrifici le monache a poco a poco acquistarono tutte le case contigue, compresa una strada che le separava, e costruirono l’attuale monastero, con l’annessa chiesa, un piccolo gioiello di arte barocca, inaugurata nel 1731 e completata dagli affreschi del Milocco intorno al 1738. La vita del Carmelo San Giuseppe si intreccia con la storia della città e con le ingarbugliate vicende della vita piemontese e italiana. Nel 1802 il monastero subì la prima soppressione a causa delle leggi napoleoniche, ma qualche monaca riuscì a restarvi come laica, sotto la direzione di suor Teresa Pautasso che aveva ottenuto dal comune il permesso di aprire un conservatorio per fanciulle, pagando regolare affitto dei locali. Riacquistato al momento della restaurazione dal re Vittorio Emanuele I, fu ridonato alle monache che poterono riprendere la vita regolare il 20 marzo 1820. Un altro solenne scossone lo ricevettero dalle Leggi Rattazzi (1855) che le espropriarono del convento e di tutti i loro beni. Questa volta però, grazie alla vigile protezione della Principessa Maria Clotilde di Savoia, non dovettero abbandonare il monastero, ma vi condussero una vita quasi clandestina. Quando si prospettò il pericolo di vedersi occupare i locali da un’allegra scolaresca, la Principessa, il 24 agosto 1895, acquistò a titolo personale il monastero e lo lasciò poi per testamento alle monache che poterono riaverne ufficialmente la proprietà solo nel 1938!

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