Movimento Carmelitano dello Scapolare

I 25 anni del Movimento Carmelitano dello Scapolare

VIVERE IL CARMELO

La catechista: “Dove è nato Gesù?”. 8 anni: “In Egitto”. L’altra, anche lei 8 anni: “Ma no, a Roma”. La replica di un amico: “Siete proprio ignoranti. Gesù è nato a Gerusalemme”. Ci siamo avvicinati. Almeno geograficamente. Alla fine ci mettiamo d’accordo su dove è nato Gesù. Ma alla catechista viene un dubbio. Quindi la volta dopo chiede: “Dove è morto Gesù?”. Location disparate. Ci mettiamo d’accordo di nuovo e la Storia ritrova la sua verità.
Qualche tempo dopo alla catechista viene in mente di chiedere che cosa è la Chiesa. Alla risposta “è un condominio” la catechista si rassegna allo scenario, smette di indagare e decide di raccontare di prima mano. Però si domanda dove stiano la famiglia e la scuola. Domande senza risposte o con risposte deludenti e inquietanti.

Le cose vanno meglio quando si parla di amore. Occhi sgranati davanti ai miracoli, a Gesù che chiede di avere i bambini vicini, a Gesù fratello e amico, a Gesù che soffre e che risorge. A Gesù dentro l’Eucarestia. Silenzio e concentrazione nel recitare una preghiera per chi è ammalato o si trova in scenari di guerra. Insomma quando si sollecitano sentimenti profondi. Di amore, appunto.

Questo sentimento, l’amore, è quello che si vive nel Carmelo. Non ci vuole tanto tempo per capirlo. Le persone si incontrano e sono poche, un piccolo gregge. Quello, per esempio, che si è riunito a Monza il 25 gennaio 2020 per celebrare il 25esimo anniversario del Movimento Carmelitano dello Scapolare. Cremona, Sondrio e la Valtellina, Novara, Concesa, Erba … Problemi tanti, energia di più. Risorse minime, sorrisi coinvolgenti. Rapporti magari problematici, entusiasmo incontenibile nel raccontare iniziative passate e future. Ognuno si rivolge all’altro senza reticenze.

Un piccolo gregge che sembra incarnare la Fede, la Speranza e la Carità.
Perché? Da dove arrivano quell’energia, i sorrisi e l’entusiasmo così contagiosi?
Il senso di Dio. Dominante nella spiritualità carmelitana.
La preghiera. ”Affettuoso intrattenersi con Colui dal quale sappiamo di essere amati”, come ha detto Santa Teresa d’Avila.
L’itinerario ascetico. Da seguire sulle orme di San Giovanni della Croce.
L’insegnamento e l’esempio di Maria Vergine. Regina, Madre, Sorella.

E poi, e insieme, l’impegno di trasformare la propria esperienza interiore in testimonianza concreta. Che è sempre difficile. Ancora di più dovendolo fare in un mondo indifferente e immemore, distratto, rancoroso, deluso.
Occorrono quindi riferimenti adatti. Interfacce e guide per camminare fra ostacoli di diversa natura, laddove la buona volontà viene messa a dura prova, quando le certezze si scontrano con segnali confusi e contradditori. Occorre un modus operandi che garantisca risultati certi. Non importa quando, ma certi. Dunque un modus operandi che sia potente e vincente.

In questo accidentato cammino il Carmelo diventa per così dire strategico nell’indicare il modus operandi. Perché Teresa ha percorso le strade del mondo, lei che è andata in estasi tante volte. Perché Giovanni è stato apostolo tra la gente, lui che è stato definito maestro e Dottore.
L’una e l’altro grandi santi, grandi mistici. Grandi comunicatori, tanto per usare un’espressione dei nostri giorni. Davvero i riferimenti, le interfacce e le guide che ci servono. Sì perché le loro parole servono all’azione, e l’azione riporta alle parole per rigenerare il cuore e la mente.
Ovvio che nel Movimento ci sia un senso straordinario della Chiesa, dell’incontro, della condivisione. E’ così logico. Non può essere diverso.
Piccolo gregge con grandi alleanze. Avanti.

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