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Sommario
Storia della Provincia
Il Carmelo riformato
Erezione della Provincia
Il XVII secolo
Il XVIII secolo
Lenta rinascita
Consolidamento
Nuovi scenari

Consolidamento e Rivoluzioni

Nel corso del XVIII secolo il territorio della provincia Lombarda venne più volte diviso.

Nel 1722 il Capitolo Generale stabilì l’erezione della provincia Romagnola, sotto il titolo di S. Michele, alla quale assegnò i quattro conventi di Bologna, Faenza, Forlì e Ferrara. L’esperimento durò solo tre anni perché «non potendo reggersi [i conventi] per la povertà di elementi», nel 1725 Benedetto XIII li riunì alla provincia Lombarda.

Nel 1743 Benedetto XIV stabilì l’erezione della provincia di Piemonte, sotto il titolo di S. Maurizio, nella quale confluirono conventi e monasteri che sorgevano in quel territorio, che sopravvisse fino alle soppressioni napoleoniche.

La prima metà del XVIII secolo è il periodo di maggior floridezza per la Provincia: i conventi sono sempre 18 e i monasteri 8. Da dati autentici del Capitolo Generale del 1740, poi, sappiamo che i Religiosi a questa data sono ben 550.

Dalla seconda metà del secolo, invece, lentamente si iniziò a profilare all’orizzonte un periodo di lotte dolorose, che sfociarono nelle soppressioni napoleoniche.

Nel 1772 il Duca Ferdinando di Parma espulse dal suo stato i Religiosi ‘stranieri’, che non fossero cioè nativi del ducato, incamerandone i beni.

Nel 1781 l’Imperatore Giuseppe II d’Austria emanò un editto col quale si separavano tutti i conventi della Lombardia (allora sotto l'Austria) dall’ubbidienza ai Superiori che fossero residenti fuori dello Stato, con l’obbligo di creare una provincia i cui confini coincidessero con quelli dello stato per non essere soppressi. Il Provinciale degli Scalzi lombardi aveva allora la sua sede a Bologna e fu costretto a costituire la provincia di S. Carlo (detta anche lombardo-austrica) che raggruppava i conventi di Cremona, Milano, Pavia, Como, Lodi, Mantova, Concesa, Cuasso al Monte e Varese. I religiosi, benché molto ridotti di numero (erano ormai solo 160) riuscirono così a sopravvivere, mentre le monache di Milano, Cremona e Mantova furono disperse in altri monasteri.

Anche il Duca Ercole III di Modena soppresse improvvisamente il monastero di Reggio Emilia e concentrò religiosi e monache nel convento e nel monastero di Modena.

Negli anni napoleonici a Ferrara gli Scalzi vengono cacciati dal loro convento nel 1796 e l’anno dopo sono espulsi da Bologna, quindi da Faenza, Forlì ed Imola. In tal modo in pochi anni tutti i conventi della Romagna furono chiusi e confiscati.

Stessa sorte, la soppressione, toccò ai conventi lombardi: Concesa (1798), Varese ed il Deserto di Cuasso (1798), e pochi anni dopo Cremona, Milano, Pavia, Como, Lodi e Mantova. I religiosi furono dispersi e i loro beni incamerati dallo stato per poi essere rivenduti a privati.