Il 25 marzo 1999, alla presenza di Giovanni Paolo II si è tenuta in Vaticano la lettura del Decreto sull'eroicità delle virtù di un nostro confratello religioso, il Padre Aureliano del Santissimo Sacramento (1887-1963), spagnolo, Missionario in India. Da quel giorno al Servo di Dio spetta il titolo di Venerabile.
Pedro Landeta nacque a San Miguel de Basauri (Vizcaya) il 27 giugno 1887 da una famiglia profondamente cristiana: era il secondo di otto figli. Aspirante a Villafranca di Navarra nel 1901, fece la sua opzione durante le celebrazioni per la beatificazione dei martiri Dionisio e Redento. "In questo momento decisi di essere missionario", confessò più tardi ad alcuni giovani aspiranti indiani, e (per quanto mi consta) rimase fedele alla sua vocazione "fino alla morte". Novizio a Larrea (1902) riceve il nome di Aureliano del Ss.mo Sacramento. Dopo gli studi di filosofia e teologia a Burgos, Vitoria e Bilbao, viene ordinato sacerdote nel 1910 a Pamplona, dove ricopre l'ufficio di insegnante.
Il 5 ottobre 1912 arriva in India. Per 51 anni consecutivi, senza ritmare in patria neppure una volta, si dedicherà in primo luogo alla formazione del clero indigeno nel seminario apostolico di Puthenppaly e quindi di Alwaye. Accompagnò più di 2300 giovani nel loro cammino verso il sacerdozio, come professore, come direttore spirituale e come rettore. La sua benefica azione si estese con molto frutto a tutti i sacerdoti dell'India e dell'Estremo Oriente anche attraverso le associazioni eucaristiche, da lui presiedute, i congressi eucaristici e mariani che lui stesso organizzava, e attraverso i suoi scritti spirituali solidi nella dottrina e pieni di unzione spirituale Il Carmelo Teresiano lo ricorda anche per aver promosso la nascita delle province di Manjumel e Malabar.
I testimoni ai processi e quanti hanno convissuto con lui concordano nell'affermare che il venerabile Aureliano è stato un dono di Dio per la Chiesa, per il Carmelo e per l'India. Si potranno dimenticare le opere esteriori da lui realizzate, gli uffici che gli furono assegnati, i congressi che lui stesso organizzò. Quello che mai si potrà dimenticare è la sua persona e la sua vita umile, accogliente, instancabile nel servizio fraterno, pieno di gioia per il successo degli altri, disposto e disponibile ad ogni opera buona, gli occhi sempre rivolti a Maria e al Tabernacolo.
Vedere P. Aureliano in preghiera, in adorazione del Santissimo, che intercedeva, che ricercava la volontà di Dio, ispirava ed invitava alla preghiera. Vederlo accorrere con semplicità e con generosità per soddisfare le varie necessità, grandi o piccole, dei membri della sua comunità, dei seminaristi, dei domestici, degli ammalati e dei poveri che venivano a chiedere la sua benedizione, ispirava amore e stimolava all'amore e al servizio evangelico. Tutto compiva con amore, con la gioia di poter servire, con la naturalezza di chi compie semplicemente il proprio dovere. Senza mai richiedere nulla in cambio.
Tutto come il buon samaritano. Come il servo inutile del vangelo. Mentre moriva il 16 novembre 1963, tutti avevano la certezza che avesse udito la voce del Padre: "Entra, servo fedele, nell'intimità e nella gloria del Regno". Ora il Papa, dichiarandolo Venerabile per tutta la Chiesa, lo ha fatto entrare con tutti i suoi meriti in quel gruppo insigne di cristiani, seguaci fedeli di Cristo, che ci ispirano con l'eroismo della loro vita di fede, speranza, amore. La sua vita continuerà a darci frutto!
Nutriamo una viva speranza che, presto, potremo vedere il Padre Aureliano, assieme ad altri due missionari della stessa generazione in India, i Padri Juan Vicente dell'Eucaristia e Zacarias di Santa Teresa, nella "Gloria del Bernini".
(P. Szczepan T. Praskiewicz O.C.D)
Nel catalogo delle pubblicazioni è disponibili il seguente volume sulla sua vita: