beato Padre Alfonso Maria Mazurek
Memoria liturgica: non ancora fissata
Il 26 marzo 1999, alla presenza di Giovanni Paolo II, si tenne presso il Palazzo Apostolico Vaticano la lettura del Decreto sul martirio dei 108 Martiri Polacchi della seconda guerra mondiale, vittime della persecuzione nazista. Nel gruppo - cui appartengono 3 vescovi, 51 preti diocesani, 26 sacerdoti regolari, 8 fratelli religiosi, 3 seminaristi, 8 suore e 9 laici - vi è anche un nostro confratello religioso carmelitano scalzo, il P. Alfonso Maria dello Spirito Santo (Mazurek), priore del convento di Czerna presso Cracovia.
La beatificazione di questi Martiri è avvenuta il 12 giugno ??? a Varsavia, durante il viaggio apostolico del Papa in Polonia, la sua patria.
Józef Mazurek nacque il 1 marzo 1891 a Baranówka, diocesi di Lublin nella Polonia orientale. Nel 1908 ricevette l'abito carmelitano a Wadowice, con il nome di Alfonso Maria dello Spirito Santo, dopo esser stato alunno del Seminario Minore dei Carmelitani Scalzi in quella città, dove poté conoscere San Raffaele Kalinowski. Compiuti a Wadowice, e poi a Vienna gli studi filosofico-teologici, ricevette nella capitale austriaca l'ordinazione sacerdotale il 16 luglio 1916. Conosciuto per le sue doti organizzative e stimato educatore della gioventù, fu fino al 1930 prefetto e professore presso il Seminario Minore di Wadowice, riuscendo ad ottenerne i diritti di scuola privata, e poi anche statale, con l'esame di maturità civilmente riconosciuto. È ritenuto come uno dei più meritevoli educatori nella storia del seminario.
Eletto, nel 1930, priore del convento di Czerna, compì quest'ufficio fino al termine della vita, ad eccezione del triennio 1936-1939, durante il quale fu economo dello stesso convento. Dedicò alla comunità tutte le sue forze fisiche e spirituali. Riuscì a ravvivare l'attività apostolico-pastorale nella chiesa conventuale, sita in un bosco notevolmente distante dal paese. Organizzò particolari devozioni conformi al carisma del Carmelo e si dedicò alla direzione del coro dell'Ordine Secolare, di cui fu uno stimato assistente sia a Czerna, sia nella vicina Slesia.
Avvicinandosi la fine della seconda guerra mondiale, nell'agosto del 1944, fu notevolmente potenziata l'ostilità dei nazisti verso i carmelitani scalzi di Czerna. Il 24 agosto di quell'anno fu fucilato, durante la passeggiata comunitaria, il novizio Fra Francesco Powiertowski. Quattro giorni dopo al convento entrò il comando militare nazista, costringendo i religiosi a recarsi al villaggio Rudawa, distante oltre dieci chilometri, per scavare delle trincee. Il priore, P. Alfonso Maria, fu con forza separato dalla comunità. Costretto a salire su un'auto dei militari, fu da loro brutalmente maltrattato e torturato, e quindi gettato a terra e fucilato nel villaggio di Nawojowa Góra presso Rudawa. Era il 28 agosto del 1944, vigilia della memoria liturgica del martirio di San Giovanni Battista, cui fu tanto devoto. Già agonizzante, il Padre fu ancora torturato dagli aguzzini. Per tutto il tempo aveva tenuto in mano il santo rosario, che stringeva anche dopo la morte, come testimoniarono coloro che ritrovarono il cadavere.
L'eroica fine del P. Alfonso fu l'ultima testimonianza della sua fedeltà alla grazia della vocazione e della sua filiale fiducia verso la Regina e Madre del Carmelo: fedeltà e fiducia, che egli inculcava ai suoi confratelli, insegnando loro soprattutto con l'esempio.
Alcune frasi dei suoi scritti rivelano la sua marianità:
"Nelle afflizioni, nelle tribolazioni, nelle angustie e nelle tentazioni, sempre mi rifugerò vicino all'amatissima Madre mia, Maria. Ad Ella offro me stesso e tutte le mie cose. Fedelmente, insieme con la Santissima Madre mia Maria, voglio stare presso la croce di Gesù".
Il nostro confratello Alfonso Maria basò tutta la sua vita spirituale su una fede profonda, espressa nel compimento fedele dei suoi doveri religiosi e del servizio sacerdotale, soprattutto nella celebrazione cosciente e degna dell'Eucarestia, nella cura per la bellezza del culto divino e nella fedeltà alla vita di orazione contemplativa. Frequentemente si raccoglieva in orazione davanti al Santissimo Sacramento per cercare lì luce e forza. Un testimone oculare afferma che il P. Alfonso "era un uomo di profonda fede e di una fede pratica, quando lo conobbi. Vedeva il suo Ordine con spirito di Fede e anche i suoi doveri e il ministero sacramentale. Celebrava sempre devotamente la S. Messa; però la sua devozione non era artificiale".
La stessa fede lo faceva intrepido per continuare la sua missione pastorale durante l'occupazione nazista, senza lasciarsi intimidire dalle minacce di rappresaglie. Uno di questi gesti intrepidi fu quello di accogliere giovani aspiranti all'Ordine. Durante la guerra, esponendosi agli occupanti, aiutò gli espulsi di Slesia. Affrontava queste situazioni con pace e serenità, fissando lo sguardo, come egli diceva, su Gesù povero e disprezzato. "Niente - affermava - dovrebbe turbare la pace e la tranquillità del cuore, perché questo cuore dovrebbe attaccarsi solo a Dio, e non alle sue consolazioni, alle sue grazie o ai suoi doni".
(P. Szczepan T. Praskiewicz O.C.D)
Nel catalogo delle pubblicazioni è disponibili il seguente volume sulla sua vita:
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