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La Vocazione Matrimoniale


Intervento Caterina C.

Libere interpretazioni da Padre Giovanni Marini

Il cammino dell'amore come via di santità

Quella del matrimonio è una delle fondamentali esperienze umane. Per questo essa può e deve crescere anche come esperienza cristiana, poiché nulla di ciò che è autenticamente umano è estraneo al cuore di coloro che vogliono vivere la parola del Vangelo.

Ciò che cercheremo di scoprire sarà quindi:
cosa pensa Dio dell'amore umano.

Poiché la sua è l'unica parola che può dare la chiave per riuscire in un campo tanto delicato e fondamentale per ogni persona.

Ci chiediamo:
ma davvero l'amore è l'ambito fondamentale per la persona?

L'amore è l'asse portante della vita di ciascuno, poiché riuscire nella vita è riuscire nell'amore.

Quella dell'amore è una realtà che inevitabilmente e giustamente esplode in ciascuno; molto più difficile è vivere in modo maturo l'esperienza dell'amore sponsale, che è l'amore più alto, tanto che Dio lo usa come simbolo per indicare il suo amore.

In questo campo è molto più facile fare e farsi del male, anziché crescere nella gioia.

Ci chiediamo allora:
Cosa possiamo fare dunque?

Dobbiamo rinunciare alle improvvisazioni e compiere un viaggio che ci faccia aprire gli occhi sulle nostre false certezze e ci aiuti ad uscire dalle schiavitù nelle quali a volte siamo costretti, a causa della nostra fragile affettività.

Un viaggio che avrà un punto di riferimento serio e fondato come solo la parola di Dio può esserlo.

Ci accompagneranno in questo cammino: i vecchioni del racconto di Susanna, riportato nel libro di Daniele al capitolo 13 e Giuseppe che affronta la moglie di Potifar, al Capitolo 39 del libro della Genesi. Cominciamo dalla prima icona:
chi sono questi vecchioni?

E' necessario leggere il brano biblico per una comprensione più piena; per adesso possiamo dire che Susanna era una giovane sposa casta e pura che un giorno viene insidiata da due vecchi che vogliono unirsi a lei minacciandola, se non si fosse concessa loro, di accusarla di adulterio. Lei ben sapendo che la pena dell'adulterio era la morte e che la parola dei due anziani sarebbe stata creduta contro la sua, accetta di andare incontro alla morte pur di non macchiarsi di un peccato contro Dio.

I due anziani riescono ad accusarla e quasi farla uccidere, ma il Signore suscita un giovinetto, Daniele, che svela la verità e la salva, mentre manda a morte i due vecchioni.

La passione ha sedotto il cuore di questi due anziani e, poiché l'affettività irradia tutta la vita, arrivano fino alla menzogna e alla morte. Questa è la nostra condizione: schiavi di passione, cioè di una affettività disordinata che ci spinge anche fino alla morte, se non fisica, sicuramente del cuore.

Basta guardare i potenti della terra che normalmente, portano nel cuore tanti scheletri di questo tipo, al contrario di Giuseppe che diviene una benedizione per chiunque entri in contatto con lui.



Siamo passati alla seconda icona.

Questa seconda icona è la meta di arrivo del nostro cammino.

Giuseppe venduto come schiavo dai fratelli, finisce nella casa di Potifar comandante delle guardie del faraone e li si fa ben volere, poiché il Signore ricambia la sua fedeltà benedicendo ogni cosa che fa o che tocca. Potifar, allora, lo mette a capo della sua casa.

Ma la moglie di lui lo insidia e, poiché egli non si concede, gli strappa la veste accusandolo davanti al marito di averle fatto violenza. Giuseppe finisce in carcere dove sarà ancora più ben voluto e da dove finirà addirittura al comando dell'Egitto.

Quella donna gli aveva strappato tutto, ma non aveva potuto prendergli la sua anima e il suo corpo.

Risulta evidente come siano l'affettività e la sessualità a determinare l'andamento delle relazioni con le persone.

La corruzione della prima icona è indicativa per esaminare la situazione del mondo contemporaneo.

Quando la mente è corrotta tutto si può corrompere.

Se un matrimonio viene fondato sul sentimento, sul "finché me la sento gli atteggiamenti sono tipici dell'adolescenza: dunque fragili e per questo difficilmente capaci di reggersi in piedi all'arrivo delle prime inevitabili difficoltà.



Su cosa vanno fondati allora il matrimonio e l'affettività in genere?

Il cammino che vogliamo seguire vuole rispondere alla domanda:
dove si costruisce la casa?

Da questo dipende se la casa starà in piedi.

Vogliamo costruire sulle sabbie mobili dei vecchioni o sulla roccia di Giuseppe che diventa sapiente e reca benedizione ovunque? Molte persone crescono in tanti ambiti, ma non in questo. Anche i cristiani si scordano di essere tali e si comportano da non credenti. Occorre far giungere il Vangelo anche in questo ambito, per attingere forza dallo Spirito Santo, fonte di ogni amore.



Il "trucco" e quindi attingere allo Spirito Santo.

Egli è l'amore invisibile e ci mostra dove nasce l'amore, dove cercarlo e che cosa e.

Ci conduce fino all'amore sponsale ed aperto a tuffi.

Ogni uomo è chiamato a diventare un uomo vivo, un uomo libero, capace di fare scelte mature- poiché libero è solo chi fa una scelta- e di incontrare l'amore di un'altra persona. Affascinando così un'altra libertà.

In questo senso il matrimonio è via privilegiata - nel nome del Signore -per realizzare il cammino di integrazione con l'altro.

Ogni persona è infatti capacità sponsale e materna, talenti che Dio dà e che ci rendono simili a Lui.

L'unica alternativa sensata a questo percorso, rimane solo la possibilità di incontrare l'amore per eccellenza, sposando Dio stesso.



Ma come fare per affascinare un'altra libertà'?

Nella Bibbia esistono alcune icone, alcune figure che ci offrono le coordinate per imparare ad affascinare la libertà dell'altro, per comprendere il dinamismo vivo dell'amore fra un uomo ed una donna. Nel capitolo 24 del libro della Genesi incontriamo Abramo che sa di essere benedetto da Dio, cioè di essere al centro di un grande amore da parte dell'Onnipotente.

Anche noi dobbiamo maturare la consapevolezza di essere preziosi agli occhi di Dio: io esisto e vivo per questa avventura d'amore e la sua benedizione mi accompagna.

Radicato in questa esperienza, Abramo sa che il Signore disporrà ogni cosa per dare una moglie a suo figlio Isacco.

Attenzione: una moglie della sua famiglia, del suo stesso clan, non una straniera, una cananea lontana dalla fede nell'unico Dio d'Israele. Così Abramo invia il proprio servo nel paese dove dimora il resto della sua famiglia e lo rassicura che l'angelo del Signore lo precederà.

Dobbiamo notare che questo servo inviato a trovare una sposa per Isacco, decide di mettersi in viaggio in piena libertà: c'è dunque un atto dell'intelligenza e della volontà; non rimane bloccato in un'attesa passiva degli eventi.

A nulla serve sedersi e dormire: occorre ricercare, mettersi in cammino. Giunti nella terra della famiglia di Abramo, il servo si dirige al pozzo, dove ha la possibilità di incontrare le ragazze che andavano ad attingere l'acqua.

Prima di andare al pozzo il servo prega.

Una preghiera che dovrebbe essere imparata a memoria e pronunciata tutte le volte che si ha l'occasione di incontrare qualcuno:



Signore concedimi oggi un felice incontro, usami benevolenza

Quest'uomo vive l'incontro con idee ben chiare.

Portava, dentro di sé, una verità: colei che avrebbe abbeverato i suoi cammelli sarebbe stata la ragazza giusta per il suo padrone. Cerca una ragazza con i tratti della maturità, espressi dal segno della gratuità.

Abbeverare i cammelli è infatti un lavoro faticoso!

Al centro della maturità si trova dunque la realizzazione di un gesto gratuito.



Tutto questo ci aiuta a comprendere che non si può vivere una storia d'amore da sprovveduti, ma è necessario possedere alcuni criteri di fondo con i quali si affronta l'incontro e lo si verifica, proprio come fa il servo di Abramo con Rebecca.

Nell'incontro quest'uomo riconosce anche la benevolenza di Dio da cui sgorga la lode e il ringraziamento.

Nella nostra icona il cammino giunge a buon fine e il Signore premia il servo.

Lo premia perché equipaggiato dei doni di Dio, che usa bene e sa mettere a frutto.

Rebecca giunge da Isacco e quando lo incontra essa si vela. Quando avviciniamo qualcuno, ciò che risalta di più è l'aspetto fisico, l'esteriorità, ma non si può amare una persona solo per questo; occorre svelare il suo mistero, la sua bellezza più profonda.

Il corpo è soltanto la punta di un iceberg di tutta la persona.



Ora ci occuperemo del capitolo 4 del Vangelo di Giovanni.

Qui si narra dell'incontro tra Gesù e una donna samaritana. Questo brano ci aiuta rispondere alla domanda:



Come dobbiamo incontrare l'altro?

Noi dobbiamo diventare come Gesù.

Avvicinando l'altro dobbiamo imparare a possedere la cortesia, il fascino, la sensibilità di Cristo.

Dobbiamo assumere i tratti incarnati di Dio, questo è l'impegno che ci proviene dal nostro Battesimo.

Fermiamoci su Gesù che "deve" passare per un villaggio di samaritani. La Samaria era una terra inospitale per i giudei: da secoli erano radicate forti rivalità, perché il popolo d'Israele li aveva sempre disprezzati.

Gesù decide di passare per questa via invece di aggirare l'ostacolo:

l'amore sceglie spesso le vie più ardue!

Il figlio di Dio si ferma al pozzo, luogo di appuntamento con l'amore, e si siede.

Egli rompe ogni barriera mettendosi a parlare con questa donna, un rabbì non parlava mai con le donne per strada e soprattutto un giudeo non

parlava mai con una samaritana.

Eppure l'amore va oltre ogni convenzione.

Il genio di Gesù con questa donna è però un altro: egli chiede (acqua del pozzo) per poterle dare (acqua viva).

Ci troviamo di fronte ad una legge bellissima: farsi bisogno per dare.

Un modo efficacissimo per affascinare una libertà è metterla in condizione di dare, di fare del bene.

Questa è la più grande forma di carità e uno dei tratti di Cristo che dobbiamo assumere.

Ora la Samaritana può aprirsi al dono dicendo:

"Dammi di quest'acqua!"

e Gesù può fare con gradualità verità nella sua vita.

E' l'amore che si fa carico del passato ferito dell'altro.

La conquista dell'altro è evidentemente un paziente lavoro di delicatezza, un'arte.

Egli agli occhi di lei diventa speciale, unico, insostituibile: unico.

Ora ci accosteremo alla Magna Charta del matrimonio cristiano.

Fra i libri della Bibbia quello di Tobia è il più indicato per parlare dell'amore sponsale.

La scena si apre con Tobi, un pio israelita che vive in esilio dopo la

deportazione subita dagli ebrei ad opera del re babilonese Nabucodonosor. Quest'uomo non vuole amalgamarsi ai pagani, ma mantiene intatta la

propria fede e la propria condotta di vita, è un uomo che prega molto, generoso con i poveri e soprattutto rischia la propria vita per andare a seppellire gli ebrei che erano uccisi e abbandonati per sfregio in mezzo alla strada.

Rischiava la vita perché era proibito, pena appunto la morte, dare onorevole sepoltura a questi corpi.

A quest'uomo retto capita una sventura.

Mentre riposava all'aperto, dello sterco di uccello gli cade sugli occhi e lo acceca.

A questo punto inizia il suo calvario, perché non potendo più lavorare è costretto a mandare la moglie a servizio e, come se ciò non bastasse, viene anche rimproverato da questa per la sua fede che lo ha condotto in rovina. Per risolvere almeno il problema dell'estrema povertà in cui questa famiglia è caduta, c'è ancora la possibilità di recuperare un tesoro appartenente a Tobi e nascosto in Media presso un parente.

La scena si sposta a questo punto proprio in casa di questo parente e si incontra un'altra sventura.

La figlia di questo tale, Sara, ha sposato sette uomini e tutti sono morti ad opera di un demone maligno prima ancora di unirsi con lei, la stessa notte delle nozze.

Questa povera donna viene offesa, per questo, persino dalla schiava e si sarebbe subito uccisa se non fosse stato per il timore di dare un dolore tanto grande a suo padre.

Allo stesso tempo, Tobi decide di mandare suo figlio a recuperare il tesoro, cercandogli un aiuto.

Per questo compito viene scelto un giovane, che in realtà è l'angelo Raffaele mandato a custodire queste due famiglie.

Tobia intraprende il suo pericoloso viaggio e giunge a destinazione dove sposerà Sarà vincendo il demone maligno con l'aiuto di Raffaele il quale, di ritorno dal viaggio, guarirà anche il vecchio Tobi.

Questa è la storia di ogni matrimonio: ogni uomo e ogni donna hanno accanto un angelo, ma lo scopriranno solo alla fine del cammino.



Cerchiamo di capire cosa rappresenti il demone di Sara.

Potrebbe simboleggiare il piacere: soprattutto i giovani, ma non solo, rischiano di lasciarsi scivolare sul piano inclinato del piacere, ma questo a lungo andare uccide.

Non è possibile escludere la dimensione della sessualità, ma bisogna conoscere le forze che possono condurci lontano dalla vita e dalla felicità, inseguendo l'utopia del piacere.

Solamente Cristo può insegnarci a convivere con la nostra sessualità! L'uomo può essere paragonato ad un insieme di energie da incanalare.

5. Paolo espresse questo fatto dicendo:

"Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio". Occorre compiere dentro di sé un viaggio per comprendere come si è strutturati e tenere presente sempre che anche nell'altro agiscono queste forze.

Si cresce in maturità nella misura in cui si limitano i piaceri istintivi. Si cresce man mano che si dedica più tempo a costruire la propria umanità. La felicità si ottiene proprio passando gli istinti al vaglio della fede. Tuffi viviamo il dramma di sapere cosa è bene e di fare il male, dominati dalla parte più nascosta di noi.

Solo Cristo però può ricomporre questo mondo interiore: le nostre parole infatti parlano all'intelligenza, ma le sue sanno andare direttamente al cuore e guarirlo.

La consapevolezza che esistano delle forze tanto incontenibili, ci porta ad una saggezza nuova che consiste essenzialmente nel non emettere mai giudizi.

Non ci si deve mai meravigliare del peccato, ma della fedeltà e dell'amore gratuito.

Dio è capace di guarire il nostro inconscio, di portare armonia dove c'è disordine e di creare qualcosa di nuovo.

Qui nasce la bellezza delle persone: si è belli quando si ha un inconscio pulito, una profondità pura.

Se l'inconscio è pieno di Dio ogni parola è splendida e infuocata. Godere di questa bellezza che sgorga dalla messa in pratica della parola di Dio è stupendo!

Il demone che uccide, di cui parla il libro di Tobia è simbolo della sessualità abbandonata sè stessa.

Per amare e dominare la concupiscenza, senza guardare l'altro come un oggetto di piacere, ma volendo solo il suo bene è necessario intraprendere un cammino di preghiera.

Pregare prima del rapporto coniugale aiuta a vincere il demone degli istinti e apre alla pienezza di una donazione totale.



Ritorniamo al libro di Tobia all'inizio del suo viaggio, dopo un giorno di cammino, stanco di tanta strada, si avvicina al fiume e dall'acqua salta fuori un pesce che lo vuole divorare.

Così accade nella nostra vita, mentre vivi la tua realtà quotidiana e fai il tuo dovere, sbuca fuori un pesce, un pericolo che ti vuole divorare. A questo punto interviene l'angelo che istruisce il giovane su come divorare lui il pesce e utilizzarlo per guarire, dall'animale estraggono infatti dei medicamenti.

Tutto ciò anticipa quello che Cristo farà in pienezza, afferrare il male che vuole divorare l'uomo e farne uno strumento di salvezza per tutti.



Ma cosa c'entra tutto questo con il matrimonio?

Bisogna tenere presente che il matrimonio è una realtà soggetta al male e quindi va guarita.

Se i primi capitoli della Genesi ci dicono che nel matrimonio l'uomo e la donna trovano un aiuto simile e divengono una carne sola, il libro di Tobia ci fa vedere come sono necessari i medicamenti che guariscono dal male, dal momento che il peccato ha intaccato il rapporto tra marito e moglie. Solo Dio può guarire da questo male ed è assolutamente necessario esserne coscienti.

Vivere il matrimonio senza la chiara consapevolezza della ferita del peccato e che sposarsi significa anzitutto rivestire l'altro di misericordia, significa fare come i sette mariti di Sara.

L'angelo Raffaele incoraggia su questo punto il povero Tobia che temeva di fare la loro stessa fine: tu non sarai come quegli sprovveduti, perché tu hai con te la guarigione di Dio, la sua medicina ( Raffaele significa proprio "medicina di Dio")

Tobia infatti non muore perché va equipaggiato della salvezza di Dio.



Questo ci insegna che al matrimonio si va equipaggiati di Cristo e della

sua vittoria sulla morte, sul male che sbuca dall'ordinarietà per divorare e finisce per essere divorato.

La morte è ormai solo un'occasione per partecipare alla vittoria stessa di Cristo.

Tale vittoria è la buona notizia e ciò che già è accaduto in lui deve accadere anche a noi.

Chi assume i tratti di Cristo entra poi nella fornace della Trinità, perché il Padre non riconosce altri figli che quelli che hanno assunto i tratti del suo Figlio unigenito.

Credo sia importante prendere coscienza del fatto che non esistono zone franche dove Dio non ha dominio o dove meglio di lui possono arrivare altri.

Dice un salmo:

"Il cuore dell'uomo è un abisso, chi lo potrà conoscere?": solo il Signore, che l'ha creato e scruta ogni cosa, può penetrare fin nell'intimo della nostra storia e, a Colui che ha creato ogni cosa è possibile fare nuovo ciò che umanamente appare perduto.

E' solo Dio che ha la possibilità e il compito di ridefinire la nostra realtà, rendendo nuove tutte le cose, anche quelle del nostro passato. Noi non possiamo decidere cosa è bene e cosa è male.

Questa è una tentazione perenne per noi: è il peccato.

Infatti proprio questo significa mangiare dell'albero del bene e del male:

mettersi al posto di Dio. E decidere della nostra vita.



La buona notizia è che il male di cui non possiamo liberarci in alcun modo, ci viene tolto da Dio.

Ripensiamo alla parabola del figliol prodigo.

Un figlio se ne va a sperperare la sua eredità e fa esperienza della povertà estrema, fino ad essere costretto a rubare il cibo ai porci per sopravvivere. Questa è l'esperienza del peccato. L'allontanamento dal Padre fino a sperimentare la morte.

In molti casi è necessario toccare il fondo per rientrare in se stessi Ciò significa che quando si tocca il fondo si desidera ritrovare un po' di pace, di felicità, di senso, ma non si cerca ancora Dio.

Si vogliono i doni, ma non ci si preoccupa del Donatore. Invece ciò che attende il figlio è un Padre che con ansia scruta l'orizzonte, con la speranza che il ragazzo ritorni.

E quando ciò accade, gli restituisce la dignità di figlio e imbandisce una festa.

Tutto bene fin tanto che non appare il figlio maggiore, specchio di ciò che è dentro di noi, che non desidera altro se non di ripresentarci il passato, fino alla disperazione.

Dio viene invece a cancellare il peccato, per donare vita nuova. Questo è il compito della confessione: è permettere che Dio porti per noi ciò che ci schiaccia e ci doni la sua vita sempre nuova.

Da parte nostra dobbiamo imparare a vivere il perdono.

La superbia potrebbe portarci a rifiutare questa dimensione, ma non ci sono altre vie.



Umiltà spazio d'amore

Ogni esperienza umana e in particolar modo quelle più alte, come l'amore sponsale, vengono illuminate dalla Parola di Dio in un modo inimmaginabile per chi è lontano dalla fede.

Quando ci viene annunciato come una buona notizia il progetto di Dio sull'amore, la reazione normale che ci invade il cuore è lo stupore. Si rimane incantati di fronte alla bellezza senza fine delle opere di Dio e il cuore si colma di gratitudine per essere chiamati a vivere queste meraviglie che possono scaturire solo dal genio dell'Onnipotente.

Nel capitolo V della sua lettera agli Efesini, 5. Paolo indaga il mistero l'amore del matrimonio, modellandolo su quello di Cristo per la Chiesa. Una luce nuova entra in questa esperienza e tutto si trasforma, tanto che l'apostolo alla fine si ferma stupito:

"Questo mistero è grande!"

Gli sposi sono chiamati a riattualizzare il mistero della Trinità: un amore interpersonale che unisce, che è fedele, fecondo, eterno...



La prima cosa da fare per costruire un autentico rapporto d'amore è dunque chiedere la grazia al Signore Gesù; L'Onnipotente ha il potere di curare il nostro cuore se lo vogliamo!

Occorre innanzitutto un rifiuto di qualsiasi mentalità egocentrica e tesa a considerare la propria esistenza come l'unica valida.

L'adulto è colui che, come una madre, sa amare chi non 10 ricambia, sempre pronto all'iniziativa, al rischio, alla sofferenza, nell'attesa che l'altro impari ad amare.

Quest'amore disinteressato è capace di suscitare amore anche nell'altro. Ogni coppia di sposi deve rendersi conto di avere bisogno di questo amore. Solo questo dono disinteressato di sé, pronto anche a soffrire nell'attesa che la libertà dell'altro impari le esigenze dell'amore, può sostenere un matrimonio.

Ma questo è un dono.



Ogni coppia si trova nella situazione degli sposi di Cana, raccontata dal Vangelo di Giovanni.

C'è un primo vino, l'amore teso alla soddisfazione del proprio bisogno di bene e sostenuto dai sentimenti, che prima o poi finisce, minacciando il fallimento della festa di nozze.

Poi c'è un secondo vino, donato dall'alto, da Cristo Signore: un vino migliore del primo perché è l'amore crocefisso, l'amore maturo, teso al dono di sé, fondato su una libertà decisa a donarsi, senza vivere in balia dei sentimenti.

Questa è la logica di Cristo ed è per questo che scende dall'alto ad illuminare la vita di ogni uomo.

Non si possiede questo segreto, capace di sostenere per sempre l'unione di due sposi, se non si possiede Cristo Signore.

Al termine di ogni cammino c'è un fianco squarciato, piedi e mani trafitte; c'è l'imprevisto che ti scomoda, la sofferenza che azzera i tuoi piani e distrugge le tue attese.

Un uomo maturo sa cogliere una sconfitta, un dolore, con una geniale creatività, con un atto d'amore.

Il poco amore che portiamo nel cuore va investito tutto in un gesto gratuito perché il Signore doni poi la grazia di vivere del suo stesso amore.