La famiglia MartinIntervento di Loredana T.
Possiamo usare, come esergo per presentare la famiglia Martin e iniziare il nostro incontro, alcune parole di S. Paolo tratte dalla 2a lettera ai Corinti:
"Ma noi portiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè si comprenda che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo tribolati in tutto, ma non ridotti agli estremi, perplessi, ma non disperati, perseguitati, ma non abbandonati, abbattuti, ma non annientati; portiamo sempre e dovunque nel nostro corpo le sofferenze di Gesù morente, affinchè anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Noi che viviamo, infatti, siamo di continuo esposti alla morte per amore di Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale. E così in noi agisce la morte, in voi la vita. (2Cor., 7-12) … Per questo non ci perdiamo d’animo, e sebbene il nostro uomo esteriore deperisca, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Difatti, il momentaneo e leggero peso delle nostre tribolazioni presenti produce per noi una sublime magnificenza eterna di gloria, superiore a ogni confronto. Perché noi non miriamo alle cose visibili, ma a quelle invisibili: le prime passano col tempo, le seconde invece durano in eterno (2Cor, 16-18)."
Già il 5 novembre 2000, nell’assemblea di fondazione ufficiale del Mcs, abbiamo posto il nostro Movimento sotto la protezione dei coniugi Luigi e Zelia Martin, per i quali è in corso una causa di beatificazione.
Voi sapete che la santità è un affare che riguarda tutto il popolo di Dio, tutta la Chiesa, e che quanto più chiederemo al Signore il suo Spirito tanto più Egli ce lo concederà.: intendiamo quindi appoggiare con tutte le nostre forze e con tutti i mezzi a nostra disposizione questa causa e invitiamo ciascuno di voi a fare altrettanto; rivolgetevi quindi con fiducia a questa coppia di Servi di Dio nelle vostre necessità personali e familiari e comunicateci eventuali grazie ricevute per loro intercessione.
I motivi di questo nostro impegno si chiariranno nel corso dell’esposizione.
Prima però di avvicinare l’esperienza di santificazione di questa famiglia, è necessario fare una premessa sul metodo di approccio alla conoscenza di questa esperienza.
Di fronte alla possibilità di conoscenza di ogni esperienza umana noi possiamo scegliere diversi atteggiamenti; vi sono però due atteggiamenti fondamentali che posso decidere di mettere in atto quando inizio a conoscere qualcosa.
Il primo atteggiamento è un atteggiamento di GIUDIZIO: analizzo e confronto i fatti e le esperienze e infine emetto un giudizio, una definizione e una scelta più o meno articolate, ma sempre cariche di una positività o di una negatività.
Il secondo modo di conoscere è L’EMPATIA, che non esclude il giudizio ma lo completa; ce lo ha proposto una grande santa carmelitana: Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, ancor prima della sua conversione.
Secondo la chiara spiegazione che ce ne ha fatta p. Armando Rosso, l’empatia è un atto conoscitivo distinto dal giudizio, un insieme di atti interiori del pensiero, della mente e del cuore, con cui una persona si sforza di comprendere l’altrui esperienza. Essa opera in modo indefinibile, è un atto d’amore per eccellenza con il quale mi metto in rapporto con ogni singola persona. Mediante l’empatia percepisco l’altro nella sua dimensione peculiare, entro nel mondo di valori di cui la persona è costituita; si costruisce così in me un nuovo io, l’altro diventa per me una ricchezza interiore. Gli essere umani percepiti nell’empatia ci chiariscono ciò che noi siamo e attraverso essi ci imbattiamo in campi di valori a noi preclusi; possiamo così far sviluppare in noi ciò che ancora sonnecchia, ciò che in noi non è ancora giunto all’ autocomprensione. L’empatia opera in noi la riscoperta di valori che ancora sono sopiti in noi.
Se noi attuiamo soltanto il primo atteggiamento, l’incontro oggi con i coniugi Martin può non essere sufficientemente fecondo.
Ciò che sappiamo della loro vita è mediato, nelle "Lettere", da un immaginario e da un linguaggio che non sono più familiari agli uomini e donne del terzo millennio: ne accenneremo quando li inquadreremo storicamente.
Inoltre la "positio" e gli scritti per ora in nostre mani sono nella maggior parte redatti da sacerdoti il cui intento, e questo era comune fino al Concilio Vaticano II e oltre, era mettere in luce la famiglia come luogo di formazione di vergini da offrire alla Chiesa: nel nostro tempo, in cui gli sposi hanno necessità di comprendere la propria originaria vocazione di santificazione al di là della singola chiamata dei figli, questa chiave di lettura può lasciare perplessi.
E’ necessario quindi penetrare il mondo di valori che ha guidato queste vite, comprendendo come, nella comune umanità che ci unisce, le loro esistenze rivelano delle possibilità attuabili per noi, nel XXI secolo.
I valori cristiani esemplari contenuti nella testimonianza di questa famiglia sono molteplici, ma oggi ne mettiamo in evidenza tre:
- COMPLEMENTARIETA’ DELLE VOCAZIONI: la vocazione matrimoniale e quella verginale si sostengono a vicenda nel comune intento della santificazione di ciascuno secondo la volontà di Dio.
- SANTIFICAZIONE DELLA QUOTIDIANITA’: si respira dentro le esistenze di questi due coniugi una scelta radicale per Dio nella propria vita di sposi. Le forme che essi hanno attuato sono legate all’epoca, ma la via indicata è sempre praticabile per ciascuno in ogni condizione di vita. Questa scelta conduce al terzo valore individuato:
- IL MATRIMONIO: VOCAZIONE ALLA SANTITA’. La vita normale, borghese, di questa famiglia, raggiunge, nelle diverse prove che le vengono poste davanti e che sono comuni a migliaia di essere umani, le vette dell’eroicità della fede. Abbiamo bisogno di comprendere, come hanno compreso questi sposi, che la fede eroica, la fede dei martiri, ci è necessaria per poter vivere senza tradimenti la fede, la speranza e la carità della Chiesa nei piccoli, banali, faticosi e dolorosi giorni della nostra vita. Questa fede è opera della volontà in comunione con la grazia di Dio, unite incessantemente nei sacramenti e nella preghiera costante.
1. COMPLEMENTARIETA’ DELLE VOCAZIONI:
questo aspetto particolare della vita dei coniugi Martin è presente fin dall’inizio della loro esperienza matrimoniale: essi hanno vissuto i primi dieci mesi della loro vita matrimoniale nello stato verginale, forse con l’idea di un "matrimonio giuseppino", in cui viene preservata la verginità degli sposi. I motivi di questa scelta li stiamo in parte esponendo su "Carmelo oggi"e ne accenneremo più avanti.
Siccome però questa ricerca di complementarietà di vocazioni è espressa nel nostro Statuto in modo forte, vogliamo soffermarci sul senso profondo di questa esperienza.
Prima di tutto è un segno, data la validità giuridica del matrimonio nel diritto canonico anche se non consumato, che l’unione che la Chiesa ratifica è un atto sacro, è un sacramento che ha come fine originario (Vd. Genesi e Libro di Tobia) l’unione con Dio degli sposi e della creazione che viene a loro soggetta.
Significa inoltre che la verginità è primariamente uno stato del cuore, che non viene perduto nel momento in cui il matrimoni viene consumato.
A comprendere questo passaggio ci aiuta la teologia ortodossa di Evdokimov che ci ricorda i Padri della Chiesa e ci dice che san Giovanni Crisostomo afferma: " I coniugi perfetti non sono inferiori ai monaci", "possono dar prova di virtù anche maggiori di quelle monastiche".
A questo proposito vi è nel libro "Sacramento dell’amore", una bella storiella narrata nelle Vitae Patrum: quando san Macario, il grande asceta, viveva nel deserto, un angelo gli apparve, ingiungendogli di seguirlo fino a una lontana città. Giunti a destinazione, lo fece entrare in un casolare dove abitava una povera famiglia. L’angelo gli presentò la sposa e madre di quel focolare, dicendogli che essa aveva raggiunto l santità vivendo in pace e in perfetta armonia fin dall’inizio della vita coniugale, pur fra innumerevoli occupazioni quotidiane, con tutti i suoi familiari, conservando un cuore casto, una grande umiltà e un ardente amore verso Dio. E san Macario implorò da Dio la grazia di vivere nel deserto come quella donna viveva nel mondo (pag.93).
Nel commento al salmo 147, sant’Agostino dice. "La verginità della carne appartiene a un piccolo numero, la verginità del cuore dev’essere una realtà di tutti".
Bukharev, rifacendosi ancora a san Giovanni Crisostomo, applica al matrimonio i voti monastici: "L’essenza dell’obbedienza, della castità e della povertà consiste, propriamente parlando, nella promessa, fatta davanti a Dio e alla Chiesa, di non cercare se non ciò che è dovuto al Signore, la sua volontà, la sua grazia e la sua verità. La povertà non consiste nella nudità completa intesa in maniera sensibile (concezione fisiologica), ma nell’uso interamente spirituale e secondo la grazia di tutti i beni; così la castità esige la dedizione e la fedeltà senza divisioni, al Signore, alla sua grazia, alla sua verità.
Perciò si è sposi per appartenere unicamente, nell’amore coniugale, al Signore (voto di castità), per essere guidati dal Signore (voto di obbedienza) e per fare affidamento solo nel Signore (voto di povertà) (pag. 88).
Credo che i coniugi Martin abbiano effettuato nella loro storia matrimoniale questo percorso interiore, questa integrazione della verginità nella loro vita matrimoniale: le vite sposate, che non tradiscono affatto l’onor insito nel cuore dell’amore sono fontane di verginità (Etudes carmélitaines, 1935, p. 185).
La necessità di entrambe le vocazioni e l’equilibrio reciproco che esse operano, possiamo rilevarlo dai testi a nostra disposizione.
Vedi:
* Lettere pag. 78, nota: Lettera Suor Dositea per morte Maria Elena
* Storia pag. 84: lettera suor Dositea per morte Maria Melania Teresa
* Lettere pag. 121: Reazione a eccessi della santa sorella
* Lettere pag. 247: vocazione di figlia Maria
* Lettere pag. 279: Commissioni per il cielo
* Lettere pag. 300 e 302. Miracolo per Leonia
* Storia pag.353: lettera di Teresa a cugina Maria
1. SANTIFICAZIONE DELLA QUOTIDIANITA’
Vedi:
* Storia pag 128-133, estratti
* Lettere pag. 202: rispetto del giorno del Signore
* Lettere pag. 216: 8 dicembre
1. IL MATRIMONIO: VOCAZIONE ALLA SANTITA’
Vedi:
* Lettere pag 296: inizi matrimonio
* Storia pag 97: nessun rimpianto
* Lettere pag. 148: amore per il marito
* Lettere pag. 105: è bene avere figli in cielo
* Lettere pag. 287: la mia vita non è preziosa
* Lettere pag.324. voglio vivere per Leonia
* Lettere pag 344: son giorni di salvezza
* Storia pag 303: papà Luigi
* Storia pag 309 e 313; offerta come vittima di papà Luigi
Indichiamo ora alcune coordinate culturali che possono aiutarci a comprendere meglio il mondo dei coniugi Martin..
Luigi Martin nacque a Bordeaux, nella Francia sud-occidentale, il 22 agosto 1823, mentre Zelia Guèrin nacque il 23 dicembre 1831 a Gandelain, sobborgo di Saint-Denis-sur Sarthon nell’Orne, Francia nord occidentale.
Finito il Terrore che aveva fatto scorrere fiumi di sangue in tutta la Francia dal 1792 al 1795, terminata l’epopea napoleonica, nel 1814 vi era stata la Restaurazione dei Borbone sul trono di Francia, i quali legittimarono di fatto l’opera rivoluzionaria ed imperiale: l’eguaglianza di fronte alla legge; le libertà individuali, di culto, di lavoro, di commercio furono mantenute, come pure il codice civile e l’amministrazione centralizzata e altre. Tuttavia il governo dei Borboni non riuscì mai a diventare veramente popolare . Il popolo parigino si sollevò il 27-29 luglio 1830 e i Borbone furono costretti a cedere il trono a Luigi Filippo d’Orlèans, candidato della borghesia liberale.
La rivoluzione del 1830 fu il trionfo della borghesia.
Le istituzioni politiche rmasero sostanzialmente le stesse, fu adottata la bandiera tricolore, il cattolicesimo cessò di essere religione di stato, il censo elettorale fu abbassato il che portò il numero degli elettori a più di 200.000 (il popolo rimaneva escluso dalla vita politica).
Sulle masse popolari ridotte ad una vita miserabile dal capitalismo industriale in pieno sviluppo si fondò l’opposizione repubblicana, che organizzò a Parigi una insurrezione sfociata il 24 febbraio 1848 nella proclamazione della Seconda Repubblica e che scatenò una serie di movimenti analoghi in Germania, Austria e Italia. Ma la borghesia restava l’unica forza politica coerente nel paese ed elesse presidente Luigi Napoleone Bonaparte, nipote del famoso Napoleone I, il quale attuò un colpo di stato nel 1851, arrogandosi pieni poteri tra l’indifferenza delle masse operaie. Poco dopo, nel 1852, venne proclamato l’impero.
In breve tempo Napoleone III perdette l’appoggio dei cattolici a causa della sua politica italiana, pericolosa per il papa, e di parte degli industriali minacciati dalla concorrenza inglese. Si succedettero numerosi errori in politica estera, tra cui la dichiarazione di guerra alla Prussia di Bismarck che si concluse con la capitolazione di Sedan, seguita da una rivoluzione pacifica e dalla proclamazione della Terza Repubblica nel 1870.
Gli anni successivi videro il progressivo consolidarsi della Repubblica e un sempre più accentuato processo di laicizzazione e di separazione tra stato e chiesa che sfocò nel luglio 1904 nella rottura di relazioni diplomatiche con la Santa Sede da parte della Francia.
Un’epoca, come abbiamo visto, segnata da avvenimenti che lasciarono un’impronta duratura nella vicenda storica di tutta l’Europa e in cui spesso gli uomini erano chiamati a far delle scelte di campo decise e definite.
I Martin furono fedeli alla patria e al papato; Luigi Martin non temette di subire ingiurie e irrisioni o di offrire il proprio contributo quando questi valori da lui difesi lo richiesero
Dal punto di vista della storia del pensiero, l’orizzonte scientifico sempre più vasto e rassicurante stimola nella letteratura un’esigenza di rigore e di metodo che nei primi decenni del secolo dà luogo alle cosiddette fisiologie, classificazioni dell’umanità in gruppi e tipi, riprese tra l’altro da Balzac; e, più tardi, alla’analisi psicologica e alla narrativa "sperimentale".
Dalla stessa necessità di sistemazione e d’ordine nasce, solo ora, la storia letteraria. L’artista vive sempre più consapevolmente la propria estraneità agli interessi della classe dominante, passando dal disagio aristocratico e dal dandysmo all’impegno politico, dallo sfogo autobiografico alla ricerca di una totale impassibilità. Il "male del secolo" assume progressivamente aspetti diversi, ferme restando le sue componenti di solitudine e di angoscia; nella natura, nelle cose l’uomo trova conforto ma anche conferma al proprio dolore. Il paesaggio, preannunciato dalla poesia descrittiva ed elegiaca di Rousseau e di Saint-Pierre, diventa uno dei temi principali della letteratura ottocentesca, dapprima unito all’esotismo, alla memoria e al sogno, poi alla descrizione realistica minuta; la poesia della città, la pittura della vita moderna (come l’intende Baudelaire 1821-67) danno ora all’arte tutto il suo significato. I profondi cambiamenti sociali che si vanno operando, con l’organizzazione capitalistica e industriale, nei rapporti fra le classi, nella fisionomia stessa delle città e nel costume, si riflettono nella cultura.
Alcuni nomi tra tutti: Balzac, Stendhal, Merimée, George Sand, Lamartine e Victor Hugo, che anche Luigi Martin leggeva con interesse, Flaubert e Zola.
E poi i "poeti maledetti": Baudelaire, Rimbaud, Verlaine.
Un mondo variegato e complesso che, se pur non giunge tutto con i suoi testi i casa Martin, pure ne sostanzia i pensieri e le immagini.
Era inoltre ancora vivo in molti cattolici l’influsso e il fascino delle personalità che si riferirono a Port- Royal, citiamo solo Pascal, e alla dottrina di Giansenio,
Secondo Giansenio la volontà umana ha perduto la sua libertà; dopo la colpa originale essa si trova sotto l’influsso invincibile del piacere (delectatio) per il male. Questo piacere può essere superato solo dal piacere per il bene (Grazia). Il piacere e la grazia sono irresistibili. Tutto ciò che non deriva dall’amore perfetto (delectatio caelestis) è peccato. E l’uomo pencola impotente tra i due piaceri; non esiste una grazia sufficiente per una decisione libera.
"E’ peccato", è infatti la frase che la madre di Elise e Zélie Guérin lancia continuamente addosso alle figlie per ottenere da loro l’assoluta obbedienza. Ma l’eccessiva severità penitenziale e la rigida dottrina sulla grazia ebbero come conseguenza l’estraniamento di vasti ambienti dalla Chiesa.
Nonostante ciò il pensiero della scuola di Port-Royal circolava e nutriva ampi ambienti cattolici, non solo francesi.
Tutto questo fermento economico, politico, ideologico, religioso e artistico indusse papa Pio IX a indire il Concilio Vaticano I, che venne convocato a Roma l’8 dicembre 1869 e che prese posizione nei confronti di alcune tematiche incandsscenti come il rapporto tra fede e scienza, la natura della fede, il primato del papa, i rapporti col potere laico e l’infallibilità del papa.
Queste veloci e sintetiche notizie su un secolo così complesso e variegato hanno lo scopo di farci comprendere meglio la mentalità e il linguaggio che troviamo espressi in modo vivace e immediato soprattutto nelle Lettere familiari di Zèlie Guèrin.
Ancora una nota: qualcuno oggi può provare un senso di fastidio di fronte alla narrazione continua di disgrazie e lutti presente nelle Lettere. Se però pensiamo soltanto a quel mirabile ritratto dell’epoca che è "I miserabili" di Victor Hugo e che la media della vita, che era allora di 28 anni nelle classi ricche, cadeva a 27 mesi nella classe operaia a causa della mortalità infantile, ci rendiamo conto che viene descritta soltanto la realtà, senza alcun compiacimento, ma con l’intento di trovare un senso a tutto questo dolore.
Per un approfondimento sui Beati Luigi e Zelia Martin (genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino), nel catalogo delle pubblicazioni sono disponibili i seguenti volumi:
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