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Pagina 1 di 2 LA RISURREZIONE DEI MORTI:
CREDIBILE O IN-CREDIBILE?
Dal secondo libro dei Maccabei (2Mac 7,1-14)
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla
loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a
cibarsi di carni suine proibite. Uno di loro, facendosi interprete di
tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a
morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri». Allora il re
irritato comandò di mettere al fuoco teglie e caldaie. Appena queste
divennero roventi, il re comandò di tagliare la lingua a quello che si
era fatto loro portavoce, di scorticarlo e tagliargli le estremità,
sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. Dopo averlo
mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di
arrostirlo quando ancora respirava. Mentre il fumo si spandeva
largamente tutto intorno alla teglia, gli altri si esortavano a vicenda
con la loro madre a morire da forti, dicendo: «Il Signore Dio ci vede
dall’alto e certamente avrà pietà di noi, come dichiarò Mosè nel canto
che protesta apertamente: “E dei suoi servi avrà compassione”». Venuto
meno il primo, allo stesso modo esponevano allo scherno il secondo e,
strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei
disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo
membro?». Egli, rispondendo nella lingua dei padri, protestava: «No».
Perciò anch’egli subì gli stessi tormenti del primo. Giunto all’ultimo
respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma
il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci
risusciterà a vita nuova ed eterna». Dopo costui fu torturato il terzo,
che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con
coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra
e, per le sue leggi, le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di
nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza
di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture. Fatto
morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi
tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «E` preferibile morire
per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui
di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la
vita”.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (2Ts 2,16-3,5)
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che
ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una
buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e
parola di bene. Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la
parola del Signore corra e sia glorificata come lo è anche tra voi e
veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è
di tutti. Ma il Signore è fedele; egli vi confermerà e vi custodirà dal
Maligno. Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto
noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore
guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.
Da vangelo secondo Luca (Lc 20,27-38)
In quel tempo, gli si avvicinarono alcuni sadducei – i quali dicono che
non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci
ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è
senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al
proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver
preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il
terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo
morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà
moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose
loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma
quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione
dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più
morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della
risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha
indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è
il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti,
ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
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