Home La Parola della Domenica XXVII domenica del Tempo Ordinario B.
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La Bibbia ha un modo strano, semplice e insieme sconvolgente, di
raccontare i problemi fondamentali dell’uomo d’oggi. L’uomo – dice –
prima che iniziasse la storia, era un “solitario” abbastanza capace di
sbrigarsela con tutti gli esseri viventi, di dargli il nome o
addomesticarli, volonteroso studioso e manipolatore della terra e di
tutte le cose… ma del tutto sprovveduto con la donna. In questo
rapporto fondamentale della sua vita, proprio non c’era! Perché?
Perché, qui, soprattutto, proprio in questo frangente determinante
della mia vita e della mia avventura umana, cioè della mia identità,
come direbbe s. Agostino “quaestio mihi factus sum”, divento un
problema per me stesso! Non ci sono, devo ancora diventare me stesso!
La sessualità (la separazione di genere) è una ferita insanabile, ma
bisogna assolutamente guarirla: non è bene che l’adamo sia solo! Quindi
proprio per questo è costitutiva dell’uomo. Quest’avventura che
determina l’uomo in modo indelebile, data la cultura in qualche modo
maschiocentrica del tempo, è raccontata dalla Bibbia, come se il
problema fosse dell’uomo, ma ben consapevoli, invece, che l’uomo senza
la donna,( e viceversa), non è lui (non è bene!). Dunque è una
questione interna all’uomo (uomo / donna): fa parte del suo mistero
“umano”. La finalità procreativa di conservazione della specie ne è
solo la piattaforma propulsiva. Il mistero è il percorso dinamico di
“identità uni-duale” (Papa Raztinger) che si apre per chi vuol
diventare “umano!” - davvero compiuto - in questo percorso vitale, che
l’uomo/donna deve fare, per costruire se stesso. A partire, dunque,
dalle prime cellule già determinate nel loro struttura dialogica
maschile / femminile, fino alla compiutezza mai saziata, questo scambio
fecondo di alterità e dono, di assenza e di possesso, di finitezza e di
eternità... rimanda invincibilmente al divino: a immagine di Dio lo
creò[l’uomo], maschio e femmina li creò (Gn 2,27). Per cui la
separazione di genere diventa appunto nell’uomo la premessa basilare
della mistica, un percorso di vera compiutezza umana. Come può
diventare anche il tormento di un cammino doloroso, colmo di ferite e
delusioni.
È ovvio che ogni piccolo d’uomo (donna compresa!) nasce dalla donna e dalla cultura (nato da donna - nato sotto la legge
– dice S. Paolo di Gesù stesso, per dire che era un vero uomo). Meno
ovvio l’altro dato biblico altrettanto fondamentale che ogni donna
nasce dalla ferita del cuore dell’uomo. E se l’uomo non la genera in
lungo e difficile travaglio, ambedue non crescono, si bloccano nel
proprio egocentrismo narcisistico infantile, non imparano che la
crescita vuol dire uscire da sé per donarsi all’ “altro”- fare carne
dell’altro, come misteriosamente suggerisce il racconto biblico! Senza
questo scambio, infatti, lui stesso non esce dalla immatura solitudine
adamitica. Non ha mai il sussulto di gioia del “compimento” - non
personifica l’uscita da sé, dando un volto alla separazione sessuale –
che rischia così di rimanere immaginaria, desiderata magari allo
spasimo, ma senza trovarne il motore dinamico di conversione nella “sua
storia”. E lei, la donna, non trova a sua volta “l’aiuto simile a sé”,
dal quale, come lui, deve rinascere (biblicamente: “è nata!”). L’uomo,
infatti, con una differenza abissale rispetto a qualsiasi relazione con
un’altra cosa o valore del mondo, la “definisce” come un pezzo di sé,
finalmente “parlato” e amato. E così la umanizza e ne viene umanizzato
– perché solo insieme si parla, si ama, si costruisce l’uomo umano.
Amare è far crescere l’altro con il proprio “bene” – senza il quale
l’altro non può divenire umanamente compiuto! Il sussulto di gioia è la
scintilla del successo, magari solo un piccolo passo, ma è si è
avverato! E, come nel parto di cui parla Gesù, si dimentica ogni
dolore, perché è nato (abbiamo messo al mondo) qualcosa di
assolutamente nuovo.
Allora diventa possibile l’avventura umana del compimento
- in un dialogo di infinite modulazioni reciproche: fisiche - psichiche
- affettive – spirituali – secondo le diverse storie e condizioni di
ognuno. Dove il rapporto uomo /donna è chiamato a entrare nel mistero
del progetto divino, che è la dinamica dell’amore trinitario o il
codice del dono - che attutisce, poi purifica e trasforma le pulsioni
egocentriche e aggressive (gli istinti di paura della morte: che
generano la reazione di “vergogna” della nudità inerme – e di violenza
per l’imprendibilità radicale del partner). Biblicamente la ferita
“costituzionale / strutturale” (originaria) dell’uomo ha intaccato
l’armonia della creazione, innestata nell’uomo di terra dal briciolo di
codice genetico “divino”, che è l’alito in/spirato nell’uomo.
Storicamente (evolutivamente) è l’inverso. Il progetto paradisiaco di
Dio si compirà alla fine (primus in intentione, ultimus in executione,
dicevano gli scolastici – per dire che il progetto lo si vede solo alla
fine del lavoro – della storia umana!). La nostra storia, infatti,
(personale e comunitaria) è il Regno del difficile travaglio, il luogo
della “durezza di cuore” dell’uomo. E i legislatori (Mosè compreso)…
hanno cercato di razionalizzare progressivamente questa durezza, con
costi incalcolabili ed irreversibili sulla pelle della donna e dei
piccoli. Fino a scordare il progetto d’inizio.
Il Vangelo è la proposta di inversione di tendenza più esplosiva …
e propulsiva verso il progetto originario del Padre, che è mai stata
proposta alla libertà dell’uomo (all’amore maschile femminile): una
fedeltà assoluta, seminata come lievito o germoglio nella pasta
dell’umanità. Ma è un progetto profetico, sempre preceduto
dall’evangelico “se vuoi”, che segna lo spartiacque tra
“l’impossibile” agli uomini, e ciò che diventa “possibile”, se affidato
ad un cammino di fede, di compagnia fraterna e di collaborazione divina
che noi chiamiamo sacramento. Non si entrerà mai nella dinamica del
dono per legge o contratto, che saranno sempre soltanto necessari
sussidi o rimedi ai pasticci e alle tragedie che l’uomo provoca nel suo
cammino. La “prova” è facile! Non soltanto i farisei, o i discepoli,
che sono “uomini di mondo”, ma qualunque uomo/donna “sperimentato”
(ognuno di noi!) mette “alla prova negativa” questa “profezia impossibile” di Gesù sull’amara e tormentata sorte storica dell’amore umano. Ma Gesù ribadisce, con convinzione imperterrita: “Chiunque non rimane fedele al suo amore (costi quel che costi) lo adultera”
- lo corrompe e inceppa la possibilità di accesso all’amore maturo,
fino a deperire di emorragia d’amore (sfigura un volto / un progetto –
di sé e dell’altro). Dal conflitto sessuale si esce, infatti, solo per
fedeltà… (o, comunque, per faticosa riconquista della perduta fedeltà),
non certo per costrizione o ipoteche legislative, che sono solo i
presidi del fallimento. E’, infatti, anzitutto un problema di amore,
cioè di apprendimento e avviamento alla consegna di sé – avvio di esodo
o di estasi… da sé.
S. Paolo scoprirà che c’è un legame indissolubile quanto tacito, tra l’avventura Cristo /Chiesa e Uomo/Donna:
un coinvolgimento reciproco misterioso che fa parte della salvezza
della storia. La circolarità dell’amore è la caratteristica cristiana
trinitaria: il codice del dono, la consegna totale assoluta, “oltre e
dentro tutto”, vita e morte comprese: Cristo ha dato tutto se stesso- la sua carne e il suo sangue - per la Chiesa! Perché?
Perché i due “soggetti dimidiati” (Cristo nuovo adamo solitario,
senza... uomini - uomini persi... senza Cristo) stanno costruendo
attraverso un travaglio storico di gioia e sofferenza, di attrazione e
di renitenza, un solo soggetto plurimo: chi ama la propria moglie ama se stesso,… nutre e cura la propria carne, come fa Cristo con la Chiesa.(Ef
5,29). C’è dunque nel mistero dell’incarnazione, cioè nel profondo
della dinamica della salvezza, una sacramentalità reciproca (radicale e
insostituibile, perché eucaristica!) nel rapporto uomo-donna /
Cristo-umanità. È questo il mistero grande, ove i due “amanti” sono
sacerdoti solo insieme, in base all’iniziale loro identità costitutiva:“questa è carne della mia carne” – ribadita da Gesù: l’uomo non separi ciò che Dio ha unito.
Questo è lo slogan che l’adamo inventa e suggerisce a Dio, che lo farà
suo in Cristo, partendo dal consenso di Maria. Lo ripeteranno i
sacerdoti e tutti cristiani in sua memoria (questo è il mio corpo!) lo ripeteranno tutte le donne che fanno un bambino (questo è il mio corpo); ma anche tutti gli uomini che fanno una donna (questo è il mio corpo – carne della mia carne)...
come il nuovo unico culto spirituale : ecco un corpo – il piccolo pezzo
di terra che ho a disposizione. É mio, diventa tuo e ti fa crescere con
me! Per costruire l’“umanità gloriosa, senza macchia né ruga, o alcunché di simile, ma santa e immacolata…”
Dunque, è sul modulo dialogico esistenziale del rapporto uomo / donna
che Gesù ha innestato il suo rapporto di dedizione totale all’umanità: i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.
Nella dinamica della salvezza diventa centrale la potenza salvifica
della passività, il non potersi compiere da sé, perchè la crescita
dell’uomo, passa attraverso la consegna di sé, che si lascia modellare
con affidamento totale all’altro da sé . Ecco perché – forse – una
pagina così profonda e impegnativa del vangelo finisce ... nei bambini!
Chissà cosa avranno pensato i discepoli, già infastiditi dal loro
chiasso di mocciosi attorno al Maestro, a vedere non soltanto la
tenerezza affettuosa di Gesù verso di loro, ma a sentirsi rimbeccare
con la dichiarazione sconvolgente sui diritti d’entrata nel Regno: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso! Siamo
noi grandi, semmai, che disturbiamo il Regno, che siamo incapaci di
un’accoglienza così spontanea ed affidata di Gesù, delle sue parole,
dei suoi sentimenti e dei suoi gesti. E vogliamo introdurre i bimbi nel
nostro ordine serioso e cultuale, sterilizzando i germogli della
diversità, della spensieratezza fiduciosa e della spontaneità. Dopo
tanti sforzi per acquisire una maturità “cristiana”, ci tocca
riprendere le misure del Regno sull’affidamento e la fiducia smisurata
di un bambino!… Gesù (che ha vissuto come nessun altro la condizione
filiale : il piccolo del Padre, che ha fatto tutto ciò che il Padre
desiderava da lui) – dopo i poveri, le prostitute, i peccatori, i
malati, le donne… si trova in sintonia con i bambini – più che con i
discepoli! I bimbi accolgono l’abbraccio del Signore e, anche se
sporchi e non bene in ordine, sono “benedetti” da lui. Alla fine di
tutto il laborioso e contraddittorio nostro percorso umano, è in quelle
braccia che ci sta la salvezza!
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