Home La Parola della Domenica XXII domenica del Tempo Ordinario B.
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“... la schiavitù del popolo sotto il giogo delle tradizioni umane,
che scendevano fino ai dettagli del comportamento domestico e
arrivavano a coprire tutto il cielo della vita, era totale. Gesù è
venuto a spezzare questa coltre di schiavitù, che per essere
prevalentemente della coscienza, non è meno schiavitù, anzi lo è di più
delle schiavitù che riguardano l’esistenza fisica, i rapporti economici
e politici: è la schiavitù radicale. Gesù è stato un salvatore perché
ha messo l’accetta alla radice, ha scoperchiato questo rapporto
radicale fra coscienza e tradizioni e ha messo per sempre in primo
piano quello che in questo brano è chiamato “il cuore” e che noi
chiamiamo, con parola moderna e più razionalmente filtrata, la
coscienza” (Balducci). Anche Giacomo legge così questo intervento del
Padre, Creatore della luce, da cui viene e discende a noi ogni dono di
compiutezza: egli ci ha come rigenerati per mezzo della Parola della
verità che è stata piantata in noi, per farci diventare primizia di
tutto il creato e portarci alla salvezza, se evitando il rischio di
essere solo ascoltatori, la mettiamo in pratica...
... la creazione contiene due leggi o strutture: quella di necessità
(una legge di determinazione che governa il livello fisico chimico
biologico e perfino le strutture psichiche)... e l’eccezione, la
creatività, la fertilità. La prima è la tendenza profonda a rendere
permanente la novità raggiunta nelle forme precedenti. La seconda è il
seme in noi del movimento vitale, creativo, originario e inarrestabile.
Dal contrasto tra le due leggi nasce l’ascesa a spirale di tutto il
creato. Il mistero della vita è proprio questo pellegrinaggio di
trasformazione. Anche la coscienza umana risponde a questo dinamismo
intrinseco, ma essa ha in più la forza della consapevolezza, la quale
può favorire e orientare il processo con la sua partecipazione più o
meno completa al disegno divino... “L’uomo essendo diviso fra
esteriore-forma-formulazione e interiore-informale-potenziale, è
chiamato a trascendere se stesso. La sua tendenza è di fermarsi ogni
volta che è riuscito a raggiungere una forma; in tal maniera torna ad
essere schiavo delle sue realizzazioni. E con questa sua volontaria
incarnazione si blocca ed esce dal piano vivente della fede. Il vero
desiderio/pensiero profondo umano (il cuore!) non è adatto e adattabile
all’universo fisso delle forme” (Vannucci).
il cuore è lontano da me!
... riprendiamo l’ascolto domenicale del Vangelo di Mc dal cap. 7°, nel
quale Gesù parla ai vari interlocutori (gli scribi e farisei, la folla,
i discepoli stessi) del dramma che coglie ogni credente, sempre in
bilico tra l’adagiarsi nelle formalità religiose imparate dalla
tradizione e l’anelito della insaziata ricerca del Dio vivente! Gesù
denuncia nel comportamento dei farisei un rischio drammatico nella
dinamica della cultura umana, che ritorna incessantemente nella storia.
Detto con parole moderne è il conflitto tra coscienza e legge. Le
ragioni della persona (le ragioni del cuore) sembrano scontrarsi
irrimediabilmente (si sentono incomprese e violate) dalla legge che
rappresenta la ragion di necessità istituzionale, che non ha cuore, non
può cedere di fronte al diritto della persona singola indifesa. Nel
testo liturgico è omesso l’esempio drammatico citato da Gesù del
cinismo sacro con cui si abbandonavano i genitori anziani e bisognosi
per riservare al culto il denaro necessario al loro sostentamento, “annullando la Parola di Dio con la vostra tradizione che vi siete tramandata - e di cose simili ne fate molte!” Di fatto Marco ha di mira la comunità cristiana, nella suo cammino di fede, sempre a rischio di sguardo corto e frastornato: siete anche voi così privi di intelletto?
Infatti, con la venuta di Gesù, improvvisamente, tutto era cambiato! I
primi suoi discepoli avevano sperimentato che era possibile ottenere la
purezza vera, cioè sentirsi bene davanti a Dio, senza che fosse
necessario osservare tutte quelle leggi e norme della "tradizione degli
antichi". Fu una vera e propria liberazione! La Buona Novella
annunciata da Gesù fece uscire il popolo dall’oppressione, gli restituì
la voglia di vivere,di stare insieme liberamente, condividendo gioie e
sofferenze, nella certezza di essere amati e salvati dal Padre come
figli ricostituiti tali dalla parola e dalla vita di Gesù, senza paura
di essere felici... Come si può vedere dai racconti dei primi capitoli
degli Atti degli apostoli!
Trascurate il comandamento di Dio!
Ma ben presto, applicando giustamente ai vari casi della vita
l’ispirazione della fede, anche i discepoli del Signore hanno formulato
precetti e consigli, riti e comportamenti, preghiere e devozioni...
C’erano inoltre coloro che ancora erano attaccati alla mentalità
religiosa delle infinite prescrizioni e discriminazioni nella quale
erano cresciuti ... fino ad oscurare la novità assoluta della libertà
portata dal Signore. La comunità dei discepoli di Gesù rischia di
chiudersi nelle formule vecchi e nuove ... e tornano i problemi
“religiosi” di sempre! Le norme di purezza erano certamente escogitate
e insegnate in modo che le persone, osservandole, potessero aprirsi un
cammino verso Dio, fonte di pace. In realtà, invece di essere una fonte
di comunione, erano una prigione e un motivo di divisione. Per i
poveri, era praticamente impossibile osservarle. Si trattava di
prescrizioni rituali o normative complesse e inapplicabili nella vita
concreta! Per questo, i poveri erano disprezzati come persone ignoranti
e maledette che non conoscevano la legge (Gv 7,49). E viene così
oscurato il loro stesso scopo: di metterci sempre di fronte al
misterioso “interlocutore” essenziale alla nostra vita... Allora le
formule non parlano più al cuore, non lo tengono più sveglio e attento
... ma esprimono il tentativo maldestro di anestetizzare la paura della
morte e l’insoddisfazione per la mancanza di senso – o tacitare il
rimorso di abbandonare gli altri alla loro sorte, mentre la “religione
pura” comporta come conseguenza intrinseca la centralità dell’altro: visitare gli orfani e le vedove nella loro sofferenza....
«Dichiarava mondi tutti gli elementi»
I farisei solevano purificarsi prima della preghiera, evitavano pagani
e peccatori, si lavavano scrupolosamente le mani prima dei pasti,
compivano abluzioni al ritorno dal mercato, distinguevano fra cibi puri
ed impuri. Gesù non condanna i riti in sé, li riporta al loro
significato. Anch’egli parla di purificazione, ma in un altro senso,
fondato sulla verità e trasparenza interiori. Le molte osservanze
esteriori possono far dimenticare ciò che più conta: la rettitudine, la
giustizia e l’amore, e provocare così una forma di palese ipocrisia: si
cura l’esterno e si dimentica l’interno. É questa, una conseguenza
letale di una certa impostazione religiosa , che sempre avvelena una
pur giusta ricerca di identità religiosa, ed è la conseguente
discriminazione che l’eccessiva importanza data alle forme religiose
comporta inevitabilmente. Si combatte il male dove non c’è (fuori di
noi, nelle cose del creato)... per evitare di cercarlo là dove
veramente esso si annida (dentro di noi, nelle caverne dell’io). Mentre
"Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo!".
Gesù sembra invertire la morale corrente (che stabilisce gli oggetti
del male e del bene) per sbilanciarla verso la persona e le sue
intenzioni: ciò che è impuro non viene da fuori a dentro, ma va da
dentro a fuori. Non è questo cibo o quella bevanda o questo gesto che
sono puri o meno. Ma è invece decisiva la relazione che ogni atto umano
contiene, cioè anzitutto l’intenzione del cuore - ad ogni livello di
comportamento economico, politico, affettivo. È a questo livello di
flusso di desideri, aspirazioni, progetti, sentimenti... che vengono
dal cuore dell’uomo, che si decide il cammino per giungere fino a
Dio...
Chi ha orecchie per udire, intenda!
Chi ha sperimentato un minimo nella sua vita la sterilità delle forme
religiose, e qualche barlume di gratitudine per la libertà ricevuta dal
vangelo, capisce bene cosa voglia dire il Signore. Purché non si perda
per strada.... ma trovi la porta, come dice di sé Gesù, per sorpassare
la soglia che separa la vecchia coscienza dalla nuova, per capire il
significato di tutte le iniziazioni che altro non sono se non riti,
cerimonie, costruzioni, dita puntate verso la novità, segni di un
significato da scoprire. Gesù invece è il significante e il
significato, la forma e il contenuto, la materia e lo spirito. Le
antiche porte sono tarlate, «quelli che sono venuti prima di me ormai
sono ladri e briganti, la loro voce non risveglia le coscienze mature
per la novità». Cristo è la porta e l’ovile; l’iniziazione e la nuova
vita che essa trasmette; è il pane che dona la vita, non il cesto che
lo contiene; è il pane ed è la vita; è la via che conduce alla verità
ed è insieme la verità consegnata agli iniziati; è la luce del Santo
dei Santi, che ha dilacerato ogni velame. Luce offerta senza
interruzione, Luce che accoglie chiunque ne senta il richiamo e
deliberatamente lo segua.
Questo rapporto diretto tra la singola coscienza e il Pastore è
necessario venga vissuto con intensa generosità da ogni credente, se
vogliamo che tutta la Chiesa ritrovi la vita, la Chiesa interiore e
quella esteriore, se vogliamo che le porte iniziatiche, le parole di
passo, i riti che introducono nella novità perdano la loro pesantezza e
siano trasfigurati nella luce del vero e unico iniziatore (Vannucci).
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