Home La Parola della Domenica XIV domenica del Tempo Ordinario B.
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I maestri raccontati dai discepoli:
Giovanni VANNUCCI, testimone della luce
… Quando parlava della sua scelta, diceva: “Il monaco cerca una
dimensione differente da quella nella quale l’uomo vive abitualmente.
Non per evadere, ma per ricaricare, per ridare alla vita quotidiana
tutto il suo valore e tutta la sua forza”. E concludeva: “Il monaco è l’essere sensibile alla novità divina profonda e la vive come preannuncio e indicazione di cammino”.
Quindi è sempre rivolto agli altri che devono percorrere il cammino e
che sono in ricerca. Ecco, in questa funzione, è stato un apripista e
quindi potremmo dire un profeta. Ma il profeta necessariamente si
scontra con il presente. Non perché il profeta viva nel futuro: il
profeta vive nel presente, solo che coglie nel presente quelle tensioni
interiori che esigono l’ulteriore, l’oltre. Quindi, vivendo all’interno
di questa tensione che egli coglie nel presente, perché è in sintonia
con la Parola/Azione di Dio che opera qui ora, necessariamente si
scontra con coloro che il qui e ora lo vivono in modo definitivo, lo
considerano assoluto.
Tutte le strutture tendono a considerare il loro progetto, il loro modo
di vedere le cose, l’esistente come definitivo. Soprattutto quelli che
ne traggono beneficio, che hanno interesse nel prolungare il presente.
Quindi è comprensibile che ci sia questo scontro, questo dissidio,
vissuto a volte con sofferenza, certamente. Anche Giovanni Vannucci
parla di questa sofferenza vissuta. Però è una sofferenza che diventa
benefica, è una sofferenza che, se vissuta nell’orizzonte della fede,
cioè come espressione dell’azione di Dio accolta, diventa feconda.
Il problema che si pone è: fino a che punto questa tensione deve essere
portata avanti, in modo che sia feconda. Perché ci potrebbe essere la
tentazione di rompere tutto per consentire al nuovo di emergere, come
ci può essere la tentazione di rinunciare alla funzione profetica –
come anche i profeti biblici, Geremia, lo stesso Isaia, hanno avvertito
– per non dover soffrire, per non dover affrontare difficoltà. E’ lo
stesso problema che Gesù ha affrontato, lo stesso problema della
preghiera dell’orto di Gesù e delle sue scelte precedenti, dal momento
della crisi fino alla decisione di salire a Gerusalemme. Si è posto
certamente il problema: fino a che punto portare avanti la tensione,
che conduce a una rottura col presente, in modo che l’azione resti
feconda e non diventi distruttrice? Non c’è una risposta assoluta, non
è che uno possa rispondere, ragionando, a questa domanda, restando cioè
al di fuori delle situazioni concrete. Occorre avere, nella situazione
concreta, quella capacità di preghiera, quella sintonia con la
Parola/Azione di Dio – questo è il segreto – in modo da cogliere a che
cosa questa conduce, in modo da poter compiere quella Parola, che
certamente allora è feconda, cioè fa nascere il nuovo in modo positivo,
senza distruggere la possibilità appunto dei cammini nuovi. Lui stesso
lo dice: “Ogni periodo di smarrimento è segno di un avanzarsi della definitiva apparizione del Regno”.
Ma deve apparire il nuovo. Ora, ci sono delle scelte fatte in nome del
nuovo, cioè fatte in atteggiamento profetico, che in realtà poi
impediscono al nuovo di fiorire. Quindi si tratta di avere questa
sensibilità, di avere questa percezione di dove conduce la Parola, in
modo da non distruggere l’embrione che sta preparandosi, il nuovo che
sta emergendo.
C’era un’altra espressione che aveva utilizzato, quando diceva: “Occorre essere attenti alle vibrazioni, alla melodia del reale”:
l’attenzione appassionata al mistero divino delle cose, delle
situazioni che portano, sono gravide di questa Presenza, che però
dev’essere curata attentamente, per evitare che diventi un aborto (per
portare l’analogia a cui prima vi siete richiamati), cioè per evitare
che il nuovo fallisca. Perché è possibile: non tutti i tentativi di Dio
riescono nella storia, anzi, molti falliscono. Falliscono per
precipitazione nostra, per resistenza… Ci sono le diverse tentazioni,
ma dobbiamo riconoscere questa possibilità del fallimento.
Credo che quindi la risposta che tu cerchi non possa essere assoluta e
generale, ma nei singoli casi deve tener presente questa possibilità di
soffocare il nuovo che emerge con la fretta di volerlo fare nascere.
Voglio aggiungere un’ultima piccola cosa: Era una persona solare e
trasparente: quello che egli viveva lo trasmetteva con la sua presenza.
Per questo è un testimone. E di questi testimoni noi oggi abbiamo
bisogno, cioè di persone che vivano così in sintonia con l’azione di
Dio, con la Parola di Dio nella storia, da farla risuonare lì dove sono.
Carlo Molari. passi scelti tratti da: http://www.cipax-roma.it/TestiIncontri/A.62%20Vannucci.doc
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