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Sommario
V domenica di Quaresima C.
commento

una pagina sconcertante
La novità dell’atteggiamento di Gesù riguardo al male e al perdono, la sua tenerezza misericordiosa verso i peccatori e i più disprezzati dalla società, la sua capacità di ricoinvolgerli nella speranza e nella gioia di vivere, ha scandalizzato non solo gli oppositori ma perfino i discepoli credenti in lui, al punto che questa pagina del vangelo … non sapevano dove metterla, così che in taluni codici antichi era inserita nel vangelo di Luca, in altri in quello di Giovanni, in altri non c’era proprio - mentre era nota e accolta dai Padri latini come Ambrogio, Girolamo, Agostino (che pensava fosse stata censurata perché ritenuta troppo indulgente con le donne). Ne hanno discusso perfino al Concilio di Trento che ne difese la canonicità – cioè il fatto che, ovunque fosse collocata, era un pezzo del vangelo! Come domenica scorsa il tema di oggi è ancora, dunque, il perdono, troppo fondamentale nella Bibbia. Ma quale perdono? Noi siamo invincibilmente convinti che il Signore ci perdona quando siamo pentiti. Al contrario, lui ci perdona perché soltanto così ci provoca davvero a capire il male e pentirci. Perché il suo atteggiamento di fondo verso di noi (per così dire!) è sempre quello di un Padre /Creatore, per amore, che ha mandato il figlio tra noi proprio per rivelarci e regalarci di nuovo la Sua infinita misericordia e disinnescare incessantemente la nostra debolezza (peccaminosità!) autodistruttiva. Non è anzitutto il nostro pentimento che genera il perdono… È lui, piuttosto, che “si pente” e non resiste al dolore per il nostro male e ci avvolge nella sua sofferenza. Gesù aveva letto e meditato le Scritture: In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore. Ora è per me come ai giorni di Noè, quando giurai che non avrei più riversato le acque di Noè sulla terra; così ora giuro di non più adirarmi con te e di non farti più minacce (Is 54,8s) .

il futuro… “in regalo”!
Gesù qui si trova di fronte non soltanto alla rigidità nell’interpretazione della legge, ma al moralismo rigido e aggressivo che da sempre deturpa il volto dell’uomo in nome della giustizia divina. La trappola che i crociati dello sradicamento rigoroso e violento del male nella società, gli preparano, è di metterlo di fronte addirittura ad una condanna a morte, con esecuzione collettiva, ed esigere che si dichiari subito – o per la legge di Mosè o contro! Ma Gesù non entra in discussione verbale con loro. Con pochi gesti e poche essenziali parole, indica l’uscita “impossibile” alla loro teologia. Una cosa nuova e misteriosa, come una strada nel mare, un sentiero sulle grandi acque! Un germoglio inaspettato nel deserto, ma potente come un fiume inarrestabile nella steppa. Aveva spiegato, nella parabola del Padre misericordioso, che questa è la caratteristica fondamentale di Dio nella nostra storia: non semplicemente ‘perdonare’, ma reintegrare il peccatore nella propria dignità. Dio non lascia sull’uomo pentito il marchio delle cose passate, ma fa germogliare possibilità nuove, sorprendenti – e si meraviglia che non ce ne accorgiamo – e non scoppiamo di gioia e di voglia di far festa! Mosè ed ogni legittimo tentativo di arginare “umanamente” il male, taglia i pezzi di carne ammalata e li butta via … perché non sono suoi! Ma se la carne è tua?! Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,15). Per la durezza del nostro cuore e delle nostre istituzioni siamo ridotti a curare il male con altrettanto male… In principio non era così. L’amore originario del Padre, che ci coinvolge oggi nell’azione e nelle parole, nei gesti e nei sentimenti di Gesù non è così! Bisogna imparare a “riscrivere” per terra, nella nostra umanità ammalata, le indicazioni scritte sulle tavole di roccia della legge … e scopriremo la verità censurata. Senza perdono, siamo lapidati insieme, sotto il peso di una legge scritta sulle pietre, noi e il peccatore che giudichiamo e vogliamo punire. Perché si blocca il flusso dell’amore anche dentro di noi, precludendo ogni possibile relazione rigenerante. Uccidiamo l’amore e il suo futuro – ogni possibilità di donare e ricevere l’essenziale della vita – che è la speranza di diventare sé stessi! Il perdono è circolare! Isterilisce e muore se non diventa questo flusso che avvolge perdonante e perdonato. Il padre, il fratello, la sorella, l’amico… non sono più tali, ma diventano estranei, se non perdonano di questo perdono “cristiano”.

Perdonare è la strada per imparare ad amare…
… sé stessi, gli altri - e Dio! - proprio perché lui è fatto così. Perdonare è dunque aprire all’altro (e a noi sterssdi) un futuro nuovo, costruttivo, ove il “peccatore” possa reintegrarsi e ritrovare vita e speranza… e nello stesso tempo liberarci noi! dal veleno della ritorsione e della vendetta che ci soffoca. In ogni perdono ci è offerta la grazia di mettere a nudo le connivenze malefiche (che covano dentro di noi) con il male personale e strutturale dell’altro. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Allora, con questa consapevolezza, le accuse spietate e l’inconscia voglia omicida di chiudere l’altro nella tomba del suo peccato, si scioglie – la sua tomba è anche la mia! – e la misericordia che vorrei imparare da Gesù, avvolge anzitutto me – e riconverte ogni relazione con gli altri!
Il perdono è fare delle colpe bellezza. In questo senso scompare il senso morboso della colpa, non guardiamo a essa come a un peso che grava su di noi; possiamo, invece, riconciliarci con noi stessi. Non dobbiamo, dunque, rimuovere le colpe, ma dire con Agostino: «Signore, che cose belle hai fatto con le mie esperienze sbagliate». Ogni avventura può avere il suo punto di trasfigurazione. È necessario non fuggire, ma affrontare la nostra coscienza, trovando il coraggio di arrivare in fondo, alla verità ultima di noi stessi: senza verità, infatti, non c’è perdono e non c’è assoluzione. È necessaria, dunque, la coscienza, ma di sola coscienza si può anche morire. Dopo aver destato la coscienza, abbiamo bisogno della tenerezza di Dio che ci avvolge. A volte, infatti, noi siamo i torturatori di noi stessi: non sappiamo perdonarci. Se noi non ci perdoniamo, saremo sempre intossicati dal male … La colpa investe le radici del nostro essere: neppure Dio può cancellarla. Non possiamo cancellare la colpa, ma se ci mettiamo di fronte ad essa, se l’affrontiamo consapevolmente, questa diventa sofferenza; e senza sofferenza non c’è perdono. Lo Spirito del Signore Gesù, attraverso la sua presenza amica, mi aiuta nella mia fragilità, nella mia debolezza, a riprendere in mano la mia vita. Il perdono ci rende, infatti, capaci di utilizzare in positivo tutte le nostre esperienze di male e di farne le cose più belle e più alte. Arati dalla sofferenza, cresceremo in consapevolezza e il nostro cuore diventerà più umano e più fecondo (don Do).

… il perdono è affidamento al suo giudizio!
La fede, nel perdono, è sapere che c’è un momento, uno sguardo, un brivido di attesa e di angoscia … nel quale sei solo di fronte a te stesso… e lui non ti rimprovera (come tutti fanno, anche fossero così gentili da stare zitti... e andarsene, senza condannarti!). Perché in quel momento sono io che condanno me stesso, senza rimedio – ed è il giudizio più “desolante” – che lascia più soli! Ma lui è lì, e non ti condanna: donna, nessuno ti ha condannato?Neanch’io ti condanno! Ma ancor più non vuole che lei si condanni, ma che invece si apra al futuro. E la rimanda alla vita (vai, e non peccare più!). Adesso sai che puoi umilmente osare di ricominciare, perché viene con te, non ti abbandona più – anzi, con un tale perdono di incessante riaccoglienza personale, sei tu che non puoi abbandonarlo più!
L’amore che salva dice: «Ti amo non perché sei buono, ma perché sei un amico, e ti amo tanto che alla fine sarai buono. Io, per quanto sta in me, voglio aiutarti a far emergere la parte luminosa di te». Perdonare è l’atto più grande di tutta la creazione: rifare una novità di vita a partire dalle esperienze sbagliate, far rifiorire una creatura spenta. Solo chi è abitato dallo Spirito di Dio, è capace di questo gesto divino: aprire le realtà più chiuse, quali sono la morte e il peccato. Occorre arrivare a vedere la sofferenza più che la colpa. Il peccatore non è un gaudente: è un sofferente. Là dove facciamo fatica ad amare, dobbiamo imparare a vedere, oltre la colpa, la sofferenza. Dove c’è sofferenza deve esserci, infatti, pietà. Con la fantasia del cuore dobbiamo essere un angelo amico che faccia sentire a chi soffre la nostra pietà e il nostro amore. Perdonare è dare (e ricevere!) la possibilità di ricominciare la vita. (Michele Do - da registrazione - 16 agosto1990)