Home La Parola della Domenica V domenica di Quaresima B.
|
|
Pagina 2 di 2
“Gesù è il centro di gravitazione universale!”
… è la scoperta sconvolgente e incredibile dei discepoli: proprio Gesù, l’amico e il maestro
“quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri
occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono (1Gv
1,1)!- Lui l’aveva detto: Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Questo
hanno capito, una volta che l’hanno rivisto risorto e hanno cominciato
a ripensare tutto quanto aveva annunciato e fatto. La liturgia, come
preparazione più ravvicinata alla Pasqua, ci riposta oggi a questo
mistero originario della fede cristiana. Mistero… perché non è una
gravitazione “di necessità”, come una legge fisica o psichica, ma è una
gravitazione di amore. Perché passa attraverso il dramma insondabile
della libertà umana, in una natura ferità, lacerata tra il fascino di
questa attrazione salvatrice e la nostra appartenenza inscindibile ad
una struttura interiore e tribale arcaica, dura come la pietra,
abbarbicata alla propria salvezza, refrattaria al dono rischioso della
propria vita… L’età della pietra e l’età del cuore, sono separate da
quest’abisso insuperabile alle nostre forze. Eppure le due contrastanti
dinamiche di vita sono compresenti nell’intimo di ogni uomo. La grazia
del passaggio da una dinamica di vita all’ altra, .è, appunto, la
“pasqua” a cui ci prepariamo… per rinnovare in noi quello che è
avvenuto in Cristo. Un passaggio, fatto tante volte, rimesso
altrettante volte in discussione e oscurato (o regredito o tradito)
ogni volta che l’istinto di sopravvivenza ad ogni costo, si tramuta in
paura – e, in fin dei conti, in rifiuto di rinnegare il proprio io…per
lasciarci strappare “dolcemente” un pezzetto della nostra vita – e
donarlo a chi ne ha fame.
La prima alleanza non è finita, ma si trasforma nella seconda!
Ha raggiunto il suo compito, ma non è sparita storicamente, nel senso
che non sia più presente nel cuore dell’umanità. Anzi è
fenomenologicamente dominante, con tutte le sue tragedie sanguinanti
senza fine. Il cammino del popolo d’Israele, simbolo dell’umanità
tutta, prosegue anche dopo il dono della Legge sul Sinai, tra serpenti
velenosi. Fino ad oggi, ancora la storia è un deserto disseminato di
poche oasi e tanta sabbia. Perché la Legge, pur segno irrinunciabile di
civiltà, è impotente a cambiare il cuore dell’uomo, e non può che
difendersi con la sanzione, la punizione, la forza coattiva
(violenta!), per far osservare ciò che gli uomini altrimenti
violerebbero metodicamente. Non solo la legge e le istituzioni civili
hanno bisogno della violenza coattiva, ma la legge religiosa e la
Chiesa stessa sono impotenti, radicalmente inadeguate al loro stesso
scopo fondamentale, che è la salvezza “per amore”, ricevuta e donata in
Cristo! Per cui sono purtroppo ancora necessarie le sanzioni, le
minacce, le scomuniche… L’età dell’Alleanza di amore, profetizzata da
Geremia e dai suoi amici, profeti dell’esilio, è ancora di là da
venire. O meglio, è già definitivamente stipulata ed efficace in Gesù,
nostro salvatore. Il quale però, ha soltanto aperto le iscrizioni,
perché l’adesione è e rimane libera e mai automatica, come fosse data
una volta per sempre!. La seconda Alleanza, infatti, è preceduta da una
condizione sempre messa ben in chiaro da Gesù stesso: “se vuoi”!...
L’aver dimenticato o messo in ombra questa premessa fondamentale
dell’esser cristiano provoca le incomprensioni, i fraintendimenti, le
pretese… e le delusioni, che spesso feriscono il singolo discepolo di
Gesù e la chiesa! La quale non può fare a meno di usare dei mezzi
ambigui di questo mondo in cui vive, ma dovrebbe essere conscia della
radicale inidoneità di ogni mezzo “umano” alla logica evangelica, che
può fiorire solo nell’adesione di una coscienza libera! Pagando sempre
salato i costi di questa libertà… fino ai nostri giorni, quando ci
tocca leggere l’amaro e patetico ritorno del lamento di Paolo: “Ma
se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi
del tutto gli uni gli altri!" Sono stato sempre incline a considerare
questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si
trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così. Ma
purtroppo questo "mordere e divorare" esiste anche oggi nella Chiesa
come espressione di una libertà mal interpretata. È forse motivo di
sorpresa che anche noi non siamo migliori dei Galati? Che almeno siamo
minacciati dalle stesse tentazioni? Che dobbiamo imparare sempre di
nuovo l’uso giusto della libertà? E che sempre di nuovo dobbiamo
imparare la priorità suprema: l’amore?” [Benedetto XVI, Lett. ai Vescovi,
10.03.’09]. Non è ancora, dunque, come sperava Geremia, il tempo in cui
non ci saranno più leggi e sanzioni , emarginazioni e scomuniche, il
tempo in cui i credenti “non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore»”… Ma appunto “sempre di nuovo dobbiamo imparare la priorità suprema: l’amore!”: Ma questo non avviene senza riappropriarsi ancora una volta della Pasqua!
Il passaggio… “la Pasqua”, è avvenuta in Gesù!
La condizione storica dell’uomo è vivere sul crinale tra la legge
scritta sulla pietra, e la legge iscritta nel cuore (noi diremmo nella
coscienza che ama…). Il passaggio dall’una all’altra è il dramma
appassionato descritto dalla lettera agli Ebrei: Cristo,
nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con
forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo
pieno abbandono a lui, venne esaudito. La sua “carne terrena” era
dello stesso impasto della nostra, rifiutava istintivamente, con grida
e lacrime, lo stritolamento del meccanismo perverso del potere che lo
voleva eliminare. Anche lui, come ogni uomo schiacciato dalla
prepotenza del male (proprio e altrui!), si rivolge al Dio può
liberarlo… Ma il Dio dell’onnipotenza è un idolo costruito dal “bisogno
dell’uomo”, è la personalizzazione del gemito della creatura oppressa!
La quale, invece, - l’abbiamo visto troppe volte! - si sente proprio
abbandonata … alla sua sorte sulla terra! Anche Gesù, “pur essendo figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì”!
Ha dovuto sperimentare l’abbandono del Padre, che non l’ha ascoltato
nella sua implorazione di evitargli la morte. Pur pregando e sperando,
con disperata speranza, come noi, ha dovuto “passare attraverso” il non
senso della totale solitudine, del rifiuto, del dolore e della morte,
senza che nessuno intervenisse, ad alleviarlo e curarsi di lui! Se non
ci fosse passato dentro (cioè senza la passione della pasqua!) non
l’avrebbe imparato – osa dire la lettera agli Ebrei! Perché l’adesione
umana alla volontà del Padre è storica non virtuale, cioè si avvera e
si rinnova nelle drammatiche vicende della vita! Il nuovo testo che
dice: fu esaudito “per il pieno abbandono” al Padre, spiega bene, rispetto alla traduzione precedente cui eravamo abituati: per la sua pietà! Ma letteralmente si potrebbe dire: per aver “preso bene” (dolcemente) la sua dolorosa vicenda –
come volontà del Padre! Ovviamente non era la volontà del Padre che
Gesù fosse ucciso dalla malvagità, vigliaccheria e gelosia dei
rappresentanti del potere del tempo! Anche se da questi mali non l’ha
liberato. Dio non ha mai avuto bisogno di questi sacrifici di
sofferenza per soddisfare o compensare l’offesa della malvagità degli
uomini. Sarebbe bestemmia pensarlo! Ma Gesù “fu esaudito”, per
il fatto che, perseguitato dalla coalizione del male contro di lui,
innocente e inerme, rimase fermo nella sua totale dedizione all’amore,
alla verità, alla fedeltà… su cui si fonda la nuova Alleanza (il legame
di amore indistruttibile con Dio e con gli uomini, anche suoi
uccisori). A questo suo amore totale va il “compiacimento” di cui il
Padre ha detto al battesimo e alla trasfigurazione e che qui rinnova.
Per questo l’ha mandato nel mondo, a portare a compimento, con il suo
sangue, l’antica Alleanza!
Se il chicco di grano…
L’aveva detto e ripetuto ai discepoli, ma adesso è venuta l’ora di
proclamarlo a tutte le genti, rappresentate da questo gruppetto di
“greci” che vogliono vedere Gesù. Sta per iniziare il racconto
dell’ultima cena e della successiva passione e morte, perché ormai è
giunta l’ora di svelare “la sua gloria”:
che letteralmente si potrebbe tradurre “il suo peso” – di baricentro
gravitazionale dell’universo. Loro chiedevano di poterlo vedere! Ecco,
guardate e ascoltate: questa è la sua identità più intima. È lui il
seme che deve marcire sotterra per poter dare frutto… È lui che è
costretto dalla morsa entro la quale lo schiacciano, a odiare la
propria vita, cioè preferire d’esser torturato e ucciso, piuttosto che
tradire o rinnegare l’amore, come invece faranno i suoi deboli
discepoli, terrorizzati dalla paura di finire allo stesso modo! Questa
totale fedeltà all’amore e alla verità (al Padre suo e ai suoi
fratelli!) è l’alleanza nuova. Non è un nuovo patto con nuovi
comandamenti: è il principio che da sempre muove la sua vita, la
dinamica interiore o la forza propulsiva e pervasiva di tutto il suo
cuore, di tutta la sua anima, di tutte le sue forze… Un mistero
interiore così scarnificante (l’anima mia è angosciata), ma pure così determinato (per questo sono giunto a quest’ora!) che l’esito non può essere che l’implorazione e la consegna al Padre, “perché sia glorificato il suo nome”,
come ha insegnato anche a noi, a pregare! E infatti scoppia –
incompressibile a chi non crede! – la risposta dall’alto della vera
gloria di Gesù, che è l’unione indissolubile tra la croce insanguinata
e la resurrezione gloriosa che essa contiene. Oramai per il principe di
questo mondo (il promotore della competizione e dell’odio tra gli
uomini) la fine è segnata!
|
|
|
|