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V domenica del Tempo Ordinario C
commento

… e lo seguirono!
Anche se lo chiamiamo “cercare Dio”, ogni nostro movimento “oltre” noi stessi, ogni nuova consapevolezza di un’ulteriorità, nel percorso biblico è intesa come “la chiamata”,” l’elezione” – da parte di Uno che ti chiama, che ti parla! Anche se non è così facile accorgersene. E tanti equivoci e tanti fraintendimenti, con i loro strascichi e le loro ferite nella storia della gente e nelle biografie personali, sono frutti sanguinanti di interventi maldestri dell’uomo nel dibattito misterioso, talora manifesto e consapevole, talora condizionato e solo vagamente avvertito, dove ognuno gioca la sua fede e la sua vita … “Seguirlo” (per chi coscientemente si dibatte da una vita in questa ‘sequela’) conduce al paradossale capovolgimento dell’anelito costituivo della persona, che è l’affermazione di sé! Già nelle sue piccole ma importanti esperienze di amore, ognuno ha percepito o intuito questo nucleo di fuoco della vita (fuoco bruciante o lucignolo fumigante) che non ha uguali:
Innamorarsi è l’affermazione di sé capovolta, in un dialogo vitale (o forse balbettio impacciato) che dice all’altro: preferisco che esista tu! Ammaliati dall’attrazione di un godimento in perdita… di solidarietà totale, ove niente di umano sarà perduto. Può avvenire, allora (dovrebbe avvenire) – in una fede che s’incontri con questa dinamica ardente - che la fede, come visione cristiana del mondo e sua proiezione nell’eterno, perda di senso. La sfida, infatti, è prima dentro di te e nella storia quotidiana. Ove Dio, come tale, non è possibile - e, a stringerlo, ti trovi in mano, come Isaia, come Pietro, come Paolo, i cocci della tua umanità svuotata. Dio infatti, come l’intendevamo noi, non è possibile nella storia vera. Veste misure troppo larghe e grandi, e non ci sta. Come s’è visto in Gesù … che aveva fatto solo del bene “divino” attorno a sé, ma non poteva che essere spinto fuori dall’accampamento … fallire e morire. Solo man mano che la fede diventa “gratuito insensato seguire” uno che ha messo a nudo la tua incapacità di amore (seguire … per niente! perché lui è capace di amare!) diventa irrefutabile (non la puoi più scacciare da te!), resiste ad ogni corrosione. Allora l’uomo si trova seduto alla mensa di tutti, giusti e ingiusti, peccatori ed atei, come fratelli e sorelle. Connivente con ogni fragilità e peccato… S’accorge che proprio con loro credeva!
Ecco la differenza che corre tra “pensare” o credere la propria fede – e trovarsi a piantar lì tutto per “seguire” uno che misteriosamente si è intromesso nella tua vita - e ti ha immerso irrimediabilmente in un mistero di debolezza e lontananza – grazia e peccato – solidarietà e coinvolgimento nel male dell’uomo.


Nelle letture proposte ci sono, evidenti e manifestamente ricorrenti, tre dinamiche nella chiamata di Dio:
1) “… abbi pietà di me peccatore”: la scoperta della propria distanza – inadeguatezza – peccato, come tutti!
Isaia: io sono perduto… perché uomo dalle labbra impure io sono… in mezzo a un popolo dalle labbra impure…
s.Paolo: ultimo fra tutti apparve anche a me, come a un aborto – l’infimo degli apostoli, non degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio.
Vangelo: gran timore aveva preso lui e tutti quelli che erano sulla barca… Signore allontanati da me, che sono un peccatore
2) la parola chiama, comunque … salvando e risanando gratis
Isaia: Ecco, (il carbone ardente) ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa ogni tua iniquità e il tuo peccato è espiato…
s.Paolo: Per grazia di Dio però, sono quello che sono, anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia
Vangelo: sulla tua parola getterò le reti… e, avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci
3) L’incontro con Dio… rimanda sempre agli altri
Isaia: udii la voce del Signore: ‘Chi manderò? E chi andrà per noi?’ E io risposi: ‘Eccomi, manda pure me!’
s.Paolo: il Vangelo che vi ho annunziato… vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto… sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto!
Vangelo: Gesù disse a Simone: ‘Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini!’

In ogni caso, i racconti biblici parlano di una chiamata
, che suscita nell’uomo anzitutto un sentimento variamente espresso di timore, indegnità, di precarietà inaffidabile. Non si tratta del sentimento religioso, che pure può esserne il terreno di cultura, ma di una chiamata personale e coinvolgente… che suscita un profondo persistente senso di una strana “lontananza” che misteriosamente ci lega a Lui. “Davanti a lui…Io sono perduto!” Non è una preghiera, un rito o l’osservanza della legge o la penitenza che ci chiama… I riti religiosi, da soli, ci rinchiudono nello sterile corto circuito tra i nostri sensi di colpa e il bisogno di autogiustificazione. Nel vangelo, questo è il modello farisaico, invincibilmente discriminante e aggressivo. Gli eletti di Dio dei racconti biblici, invece (peccatori o santi, o semplici persone del popolo che siano…) si scoprono sempre piccoli, indegni e inadeguati di fronte a lui, e diventano quindi solidali con gli altri uomini…

L’unica presenza di Dio nella storia, che non distrugge l’uomo, ma lo fa crescere è la sua misericordia!
Quella, appunto, che più sconcerta e spiazza l’uomo, soprattutto se “religioso”, giusto e osservante! Ma è soltanto questa che trasforma l’uomo, se ne accetta il dono. Proprio per la dinamica interna del dono stesso, che fa assaggiare all’uomo l’amore gratuito, e dunque lo rende capace… di Dio. È questo il carbone ardente, il fermento della pasta, il vino di Cana, il battesimo nello Spirito e nel fuoco, che brucia il cuore di pietra rendendolo di carne… Tutto il resto è strumento od ornamento religioso, culturale, pedagogico, per arrivare a capire, accogliere e vivere nella storia questo dono. Che, per questo, è fonte di verità e di libertà. Il criterio discriminante nella proposta biblica è dunque la Grazia: cioè l’amore di Lui che ci ha amati per primo, quando eravamo (mentre siamo!) ancora peccatori. Soltanto perché… ci vuol bene! E gioisce di poter comunicarci il suo amore!

La dinamica interna dell’incontro con Dio è espansiva di sé, se è vera.
Perché è un pezzettino di Dio interiorizzato. Anzi, in Cristo, un “grande” pezzo di Dio è venuto tra noi: si è fatto storico, “incarnato”! Messo a disposizione degli uomini, alla nostra portata : di ascolto (della Parola), di incontro (con il fratello), di comunione in fede speranza ed amore (nella chiesa) … Chiunque è toccato davvero dalla grazia misericordiosa di Dio, è spinto dalla dinamica interna… “divina” a cercare attorno a sé su chi riversare il dono ricevuto, che ci è stato regalato, e di cui dovremmo essere impregnati. Ecco i missionari: Isaia, Paolo, Pietro… (così anzitutto Maria, nel Vangelo di Luca… e il “contagio di grazia” nella sua visita a Elisabetta!)

A Pietro è chiesta l’obbedienza ad una Parola (getta le reti!), in contrasto con la sua esperienza umana di pescatore… Sconvolge la sua esperienza quotidiana. Aveva tutte le ragioni per non credergli. Ma si affida, percependo che Gesù propone un totale affidamento di altro ordine rispetto alla logica umana o all’esperienza professionale. alla razionalità ragionata che guida la nostra vita. La fede cristiana nella sua struttura permanente è ricevere e trasmettere questa esperienza degli Apostoli : “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto…” dice Paolo. Trasmissione di questa esperienza che ci ha coinvolti… e ci fa ripetere anche noi piccole esperienze di incontro fraterno, di perdono, di riconoscenza …
È un’esperienza, in genere, di cui diventiamo consapevoli piano piano, a passi quasi impercettibili, tra momenti di crisi e momenti di riconoscenza.
Il tracciato evangelico suggerisce criteri (o le domande), che guidano en illuminano il rovesciamento della nostra logica mondana… per guidarci, confortarci e consolarci nel cammino.
·    C’è un’esperienza di lontananza da Dio che ci avvicina a lui e a tutti gli uomini. La nostra personale esperienza di indegnità “permanente e irrisolvibile” non è di ostacolo a seguirlo, cioè ad amarlo, come siamo capaci, con le nostre mani maldestre, e il nostro cuore possessivo e inquinato. che non rinuncia però a lui!
·     “…lasciare tutto” vuol dire che questa esperienza di Dio come amore gratuito, che ancora ti chiama, è più importante per la storia del mondo e per la mia che qualsiasi altra scoperta o fascinazione … Non è il risultato di una rinuncia ascetica (cui quei pescatori erano certo estranei!) ma un regalo ricevuto senza merito – da far rientrare nel ricircolo dell’amore e del servizio.
·    non c’è, infatti, riferimento al Dio manifestato in Gesù Cristo che non si riversi … nel fratello che hai vicino, che non leghi la tua salvezza alla tormentata storia dei più poveri di questo mondo, che non ti coinvolga nella sorte drammatica dell’umanità.