Home La Parola della Domenica Solennità di Pentecoste B.
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Il Vangelo chiarisce l’obiettivo, anzi, il “compimento” essenziale per cui Gesù innalzato al Padre ci manda lo Spirito: vi condurrà sulla via di ogni verità – perché lui stesso è lo Spirito di verità. “La
Verità che qui si dice è la verità di Dio come si è rivelata
definitivamente e inesauribilmente in Gesù Cristo: essa consiste nel
fatto che Dio è l’amore e che Dio, il Padre, ha amato il mondo fino a
mandare il Figlio suo. Questo nessuno dei discepoli, e neppure noi,
l’avremmo compreso, se non ci fosse stato donato lo Spirito stesso di
Dio, per introdurci nell’intenzione e nell’azione salvifica di Dio
stesso. Essendo, lo Spirito, il frutto di questo amore reciproco in
Dio, non rivela ciò che gli è proprio, ma spiega soltanto, sempre di
nuovo, attraverso tutti i secoli, quanto insondabile e inconcepibile è
questo eterno amore” (von Balthasar). Egli introduce il
discepolo in ciò “che è mio”, dice Gesù, il Figlio - ma questo è nello
stesso tempo “ciò che è del Padre”. Non si tratta di una conoscenza
noetica o intellettuale. Lo Spirito ci introduce in questa dinamica
interna all’amore di Dio insegnandoci con infinita pazienza quotidiana
ad amare con l’amore che Dio ha manifestato in Cristo, amore di
benevolenza che tutto abbraccia, assume e redime! La laboriosa e
travagliata trasformazione “dei desideri e passioni della carne” nel
“frutto dello Spirito”, come ci spiega Paolo, è il segno di questa
presenza animatrice e consolatrice…
E come mai ciascuno di noi li sente parlare nella propria lingua nativa?
…Così si domanda la gente proveniente da ogni lingua e nazione che è
sotto il cielo, in piazza, nel giorno di Pentecoste! Noi facciamo
dunque memoria ancor oggi (e dovrebbe rinnovarsi tra noi), del dono
proprio più immediato e percepibile dello Spirito: la comunione e
l’intercomprensione dei linguaggi e delle culture. Una unione ardente
con/divisa, o una divisione in lingue infuocate dallo stesso braciere…
Mai, forse, lo Spirito ha avuto una piazza globalizzata come il nostro
il mondo, oggi. Mai è stata così forte la dispersione babelica, e nello
stesso tempo tanto condensata e strettamente interconnessa e
interdipendente, che l’evento che capita in ogni angolo del cosmo
coinvolge inarrestabilmente tutta l’umanità. Mai come oggi… tutti erano radunati in un unico luogo…
come si dice dei discepoli, in attesa dello Spirito. È il nostro
villaggio globale! C’è un’attesa evidente, anche se confusa e
angosciata, nel nostro mondo e nella nostra chiesa, che sembra
provenire proprio da questa evidente urgenza inarrestabile di
integrazione e di comunione, proprio in una condizione sociale,
economica, religiosa e ideologica mondiale quanto mai sperequata e
conflittuale. Il senso di paura e di impotenza, di bisogno e di
inadeguatezza fa ricercare soluzioni sbilanciate sulla “sicurezza”
(propria! … con censura più o meno spietata sui problemi altrui); sulla
difesa armata aggressiva della propria identità di nazione o di
religione e di livello economico; sui “respingimenti” di chiunque
cerchi una via di uscita da condizioni talmente invivibili da non aver
tempo e mezzi per percorrere le impossibili vie burocratiche
prestabilite.
La profezia cristiana si arrende?
Forme impazzite di reazioni aggressive violente e terroristiche (la cui
origine non è solo ideologica o religiosa,ma anche e sempre economica!)
sembrano giustificare contromisure adeguate oltre le soglie che si
pensavano insuperabili della tortura e della sospensione dei diritti
della persona (… e quindi i “reati” diventano “doveri”, pure in paesi
cosiddetti democratici!). Eppure la Pentecoste è presentata ai
discepoli di Gesù come la realizzazione, iniziale almeno, della “verità tutta intera” prevista dall’antica profezia antibabelica. “Il
Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto…per tutti
i popoli…. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia
di tutti i popoli” (Is. 25,6ss). Il prodromo di quanto succede a
Gerusalemme il giorno di Pentecoste! Dunque, è possibile un benessere
globalizzato, quando ogni diseguaglianza vergognosa verrà cancellata!
Perché questo è il contenuto, ma anche il grande mezzo di fascino e
convinzione, il propulsore! Di cosa, insomma, parlavano i discepoli,
mentre accade il prodigio della comprensione reciproca nella lingua
nativa? Delle grandi opere di Dio! Le cose che stavano avvenendo,
dunque, quelle che erano sotto gli occhi di tutti! Che gli uomini si
capivano, che ognuno riconosceva e accoglieva la dignità dell’altro, la
reciproca comprensione e accoglienza della diversità, e (proseguendo il
cammino di animazione dello Spirito e della Parola) che erano insomma
un cuor solo e un’anima sola…e che non c’era tra loro nessun bisognoso,
perché tutto era in comune.
… non siamo ancora capaci di portarne il peso?
Gesù afferma che non può dire subito tutta la sua verità ai discepoli, perché non erano ancora capaci di portarla: Quando
verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità,
perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi
annuncerà le cose future. Questa immaturità dei discepoli si
prolunga fino a noi. Lo Spirito di certo è già stato mandato e talora
ne abbiamo visto le tracce, ma la nostra capacità di accogliere,
analizzare e progettare “le cose future” rimane molto scarsa. E questa
insufficienza genera insicurezza, e quindi contrapposizioni e
aggressività, e porta acqua non al mulino della profezia, ma al vortice
della difesa arroccata e selvaggia dei privilegi acquisiti (spesso con
le dilapidazioni coloniali dei secoli passati). Non che non sia stata
detta una parola profetica, per esempio sul disastro economico mondiale
provocato in questi ultimi tempi per incontrollabile ingordigia
finanziaria, ma è caduta nel vuoto. Diceva infatti Giovanni Paolo II: Di
per sé un mercato mondiale organizzato con equilibrio e una buona
regolamentazione, possono portare, oltre che al benessere, allo
sviluppo della cultura e della democrazia… Ci si deve però aspettare
effetti diversi da un mercato selvaggio che con il pretesto della
competitività, prospera sfruttando a oltranza l’uomo e l’ambiente.
Questo tipo di mercato eticamente inaccettabile non può che avere
conseguenze disastrose per lo meno a lungo termine (25.04.1997). Le
dinamiche nuove dello Spirito non sono regole economiche, ma se non
ispirano l’atteggiamento degli uomini sia nell’affrontare i
macrofenomeni socioeconomici che i rapporti interpersonali diventano
ovviamente irreali e alla fine sterili.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge
Noi preferiamo la legge, la sicurezza del “da farsi” prestabilito,
anche se denuncerà infine la nostra inattitudine a risolvere i problemi
nostri e del mondo. Piuttosto però di sbilanciarci verso lo Spirito,
che essendo amore, non ha confini tra il tuo e il mio, tra la tua
responsabilità e la mia e ci spinge su orizzonti, “realtà future” senza
sentieri e confini precisi, noi preferiamo rintanarci nella zona sicura
dei diritti e dei doveri! Il Vangelo, invece è disarmante quanto
inapplicabile, secondo i nostri criteri e le nostre paure: Egli, lo Spirito, mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio ve lo annuncerà.
Dunque, man mano che i giorni e le faccende e le contraddizioni ci
vengono incontro, lo Spirito ci suggerisce cosa ha fatto Gesù e come
noi dobbiamo rinnovarlo nella nostra storia. A noi la scelta. Se non lo
facciamo contraddiciamo il senso fondamentale del mistero di oggi, che
S. Paolo così efficacemente analizza: La carne infatti ha desideri
contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne;
queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che
vorreste. Non si tratta soltanto delle pulsioni sessuali o
sensuali, ma soprattutto della prepotenza dell’io, la causa più
scatenante delle sofferenze che l’uomo procura a sé stesso e ai suoi
simili. O il cristiano “tuttofare” si butta dalla parte della
razionalità e quindi della scientificità, della polemica… e allora
qualche risultato (amaro!) a modo suo l’avrà, ma sarà lo Spirito a
ritirarsi. O altrimenti “si lascia fare dallo Spirito”, non per
impigrire nell’irresponsabilità, ma per buttarsi con molta più libertà
dalla parte dello Spirito, di cui dice Gesù, Egli vi darà testimonianza di me -
cioè riporterà sempre il discepolo, nell’avvicendarsi delle vicende e
delle stagioni, alla verità della sua Parola e all’amore del Padre. Il
risultato (implorato gratuitamente) a lungo andare, almeno, dovrebbe
vedersi: il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace,
magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
contro queste cose non c’è Legge, perché sono le varie
sfaccettature dell’amore senza riserve, senza regole, che non l’amore
stesso. Che in fondo è lo specifico del cristiano, secondo Gesù: da questo capiranno che siete miei discepoli, da come vi amate gli uni gli altri.
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