Home La Parola della Domenica Solennità dell'Epifania 2010
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Epifania vuol dire manifestazione… del Signore, naturalmente.
Nell’immediato era evidente – per gli amici di Gesù - la luce dei
diversi incontri, la sorpresa, l’accecamento per paura o
incomprensione, i dubbi… e finalmente l’adesione, prima affettiva e
debole, poi esistenziale e totalizzante. La vita dei suoi amici né
stata totalmente coinvolta e trasformata… e sono andati a dirlo fino ai
confini della terra. E così hanno cominciato a credere anche quelli che
non avevano visto epifanie direttamente, ma solo racconti di testimoni
oculari… fino a noi. E hanno cominciato a porsi il problema di come si
manifesta “adesso” nella storia dei giorni e dei secoli, il Signore.
Perché si tratta di epifanie un po’ speciali, per i nostri occhi e per
le nostre orecchie, e soprattutto per il nostro cuore.
C’era la storia delle antiche epifanie, per fortuna, raccontata
nelle Scritture per ritrovare modalità, segni e indizi del
comportamento di Dio. Le letture di oggi sono illuminanti: Isaia vede
nelle tenebre fitte della storia (erano in esilio a Babilonia, senza
più tempio, né sacerdoti, né re, né terra…) proprio in questo buio,
vedono splendere la luce per tutti i popoli… Una condizione di
schiavitù germinerà una tale novità e passione di vita, che tutti i
popoli verranno a vedere e imparare, e contribuire con i loro beni! Paolo,
in un momento in cui tutto è distrutto, compresa Gerusalemme e il suo
tempio e orami tutta la storia della salvezza (che doveva venire
attraverso i Giudei) è troncata, vede che così si è rivelato il vero
mistero del mondo. Che è questo: tutti i popoli della terra (le genti –
o i “gentili”!), proprio per questo apparente fallimento, sono chiamati
in Gesù Cristo alla stessa eredità promessa a pochi… Non di esaurimento
della salvezza si trattava, dunque, ma di dilatazione immensa, nella
geografia e nella storia, dell’eredità di salvezza a tutti i popoli.
Anche la storia di Gesù sembrava stroncata, ai suoi primi passi
di manifestazione pubblica… ma poi il crocifisso risorto, di nuovo
“vivente” spiega ai discepoli delusi la sua vita e la sua nuova
presenza… e questi capiscono finalmente ciò che aveva fatto e detto
nella sua vita… ma non l’avevano capito… E confrontano, in lettura
comparata, alcuni fatti significativi, dove c’era una caratteristica
comune molto importante, o esplosiva addirittura - e non se ne erano
accorti. E (come nelle antiche liturgie dell’Epifania) ricordano il suo battesimo nel Giordano,
dove il Padre ne aveva garantito l’identità. E non solo il Battista e i
pochi discepoli, ma perfino “l’acqua” aveva capito… e da allora aveva
assorbito questa curiosa “capacità” di segnare i figli di Dio… E poi si
sono ricordati della festa del matrimonio a Cana. Qui, infatti,
grazie alla discreta indicazione della madre di Gesù,(un’esperta di
epifanie, avendone dovuto accogliere ed esaminare tante nella sua
difficile storia) Gesù trasforma l’elemento più semplice preparato per
dissetare la nostra sete, l’acqua in vino. Cioè, la nostra normale vita
umana, è capace di divenire luogo dove soddisfare la nostra
inestinguibile sete di comunione e di gioia…
Adesso hanno capito abbastanza per … raccontarci nel minuscolo filmato dei magi,
intessuto di figure, riferimenti e immagini bibliche, la sintesi del
vangelo stesso, nella storia dei magi venuti dall’oriente a contemplare
la manifestazione del Signore. E’ un testo poetico e profetico, e,
anche per questo sua capacità di penetrare i nodi della storia e far
vibrare i nostri sentimenti, ha segnato tanto la tradizione cristiana
popolare fino a divenire la parte finale, conclusiva del significato
del presepio. E ci ha insegnato a vedere quello che non si riesce a
percepire con le scienze empiriche, con l’esegesi dei testi, con le
preoccupazioni politiche e religiose… Allora i magi, invece che
sapienti astrologi sono profeti di qualcosa che ancora non si vede,
poeti utopisti, che si mettono in cammino, perché hanno percepito che
qualcosa deve succedere, di fronte al mistero del buio e della
sofferenza in cui vive la gente. E partono, come Abramo, “sempre
andando… senza sapere fino a dove e quando” (Eb 11,8).
“Il loro cammino di ricerca è orientato soltanto dalla misteriosa “luce e guida” della stella, quella del Messia: “Abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. L’Apocalissi chiama il Cristo “stella splendente del mattino” (2,28; 22,16). La stella è una specie di rivelazione intima e cosmica, insieme, come la colonna di nube e di fuoco
che guidavano giorno e notte l’Israele dell’Esodo (13,21-22), che
spinge all’ignoto. Poiché, Dio è colui che si conosce come sconosciuto
per tanto si arrivi a conoscerlo” (Ros Garcia). Ma chi non è in questo
atteggiamento di ricerca sincera di sintonia con la Sconosciuto che si
manifesta, va in crisi di fronte ad ogni possibile epifania e la vuole
manipolare a suo uso. I magi si sentono giustamente strumentalizzati,
perdono di vista la loro stella ispiratrice … e ripartono. Allora
riscoprono, “pieni di immensa gioia”, che “la stella che avevano visto in Oriente andava davanti a loro” e li conduce in un luogo solitario, “dove stava il bambino”. Proprio lì, “videro il bambino con Maria, sua madre”.Era
impossibile, senza una guida dall’alto, individuare la manifestazione
di Dio in quell’umile quadretto famigliare, del normale inizio di una
vita, sotto il segno della piccolezza, insignificanza, inermità
paradossale…
Non si trattava dunque di una favola, ma di una lettura della vita di
Gesù, come profezia eterna, cioè valida anche per noi e per sempre, dei
metodi di manifestazione di Dio:
* Non c’è più nessuna città santa, particolarmente privilegiata
come luogo di manifestazione del Signore, perché tutta la terra è
santa, dall’Oriente all’occidente, a Nord e Sud… E non c’ più nessun
incunabolo o papiro da scrutare per sapere qual è la verità dell’uomo:
è la ricerca della pace da parte di tutti e per tutti.
* Soltanto tutti insieme possiamo salvarci (Oriente e occidente,
nord e sud, credenti di ogni religione o ideologia o agnosticismo).
L’umanità, dalla generazione di S.Paolo, ma ancor più dalla nostra, è
costretta a prenderne atto. Oppure il veleno dell’odio e della
discriminazione ci distruggerà tutti.
* Gli Erodi di turno propongono l’espediente vecchissimo e
perverso di riservarsi il potere o il segreto delle tecnologie di
sterminio per sé. Ma lo sterminio dell’altro (e anche il proprio) è già
programmato nel fatto di averne costruito accuratamente i mezzi – e
accettata la possibilità. Questa è la vera eresia antiumana dei nostri
Erodi. : sono loro le leve della politica e ancora più della finanza,
che decidono la vita e la morte dei popoli, le guerre e le occupazioni,
i cattivi ribelli i buoni sottomessi, cercando sempre nei codici e
nelle ideologie la giustificazione dei loro interessi omicidi… Ma noi
non possiamo accondiscendere a fin di bene! Dobbiamo trovare un’ altra
strada…
* I magi di oggi cercano ancora la regalità diversa, annunciata
in Gesù di Nazareth e sua madre, guidati da una luce e da segni non
percepibili nelle banche nei consigli di amministrazione… ma neanche,
nelle grandi religioni o chiese, sempre divise e discriminanti in
funzione della “loro verità o interesse”
Eppure mai abbiamo avuto nella nostra storia di uomini, mezzi così
penetranti e potenti per riconoscere e accudire il segno di pace e vita
dell’umanità nella storia, che questa favola ci mostra, oggi: una donna e il suo bambino, ovunque siano!
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