Home La Parola della Domenica Solennità dell'Assunzione della Beata Maria Vergine 2009
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DORMIZIONE E ASSUNZIONE DELLA VERGINE
L’Assunzione della Vergine esprime in modo mirabile l’adagio patristico
diffusosi a partire da Ireneo di Lione, nel II secolo: “Dio si è fatto
uomo perché l’uomo possa diventare Dio”. Diventare Dio: cioè un vivente
la cui vita non ha limiti, una vita liberata dal male e dalla morte.
Per descrivere con maggior chiarezza questa festa, accosterò l’una
all’altra due icone: quella della Vergine con il bambino e quella della
Dormizione-Assunzione (più avanti spiegherò questi due termini).
 
Nella prima icona è la madre a reggere e proteggere il bambino, e a
volte, come nella “Vergine della tenerezza”, essa appoggia il proprio
volto al volto minuto del Figlio. Maria, a nome di tutta l’umanità,
accoglie Dio. Prima assunzione: quella della divinità da parte
dell’umanità.
Nella seconda icona, [v.a lato l’Icona di Novgorod, XIII secolo]
avviene esattamente il contrario: la madre è morta; le sue spoglie,
nera crisalide, sbarrano orizzontalmente la composizione; ma lo spazio
della morte si apre, appare Cristo, vittorioso, verticale di luce che
fa dell’icona una croce di gloria. Egli prende tra le braccia l’anima
non disincarnata di sua madre, rappresentata come una bambina che porta
a compimento la sua nascita nel regno. E in alcune icone, Gesù stringe
al proprio volto il volto di questa donna bambina: germe e
anticipazione della trasfigurazione di tutto il creato. Seconda
assunzione, questa volta dell’umano da parte del divino.
La Chiesa, infatti, maturò presto l’intuizione secondo cui il corpo di
Maria, prodigiosamente “consustanziale” a quello del Risorto, non era
possibile che fosse rimasto prigioniero della morte. Così, al Dio fatto
uomo corrisponde l’uomo deificato, e il primo essere umano presente,
anima e corpo, nella gloria divina è la “Donna vestita di sole” di cui
parla l’Apocalisse. Maria si trova ormai al di là della morte e del
giudizio, in quella luce che le Scritture chiamano “regno di Dio”; e
tuttavia umana, infinitamente materna, ella rimane totalmente rivolta
verso gli uomini, verso le loro sofferenze, verso il pellegrinaggio
compiuto così spesso a tastoni dalla chiesa, e prima ancora dalla
chiesa mistica che ingloba l’intera umanità e tutto quanto il cosmo.
Nella grande spiritualità della chiesa antica, come pure in molte
leggende popolari, Maria è colei che pronuncia sull’inferno – anche sul
nostro inferno interiore – la preghiera per la salvezza universale.
I testi delle omelie orientali associano, a partire dal V secolo, la
Dormizione di Maria – vale a dire una morte pacifica, in cui l’anima
entra nella pace – e la sua Assunzione corporale – l’anima ricongiunta
al corpo nell’unità della persona (come avverrà a ciascuno di noi),
ormai elevata al cielo, letteralmente sollevata dallo slancio
“risurrezionale” del Cristo
Parecchie leggende, ricche peraltro di significato, si sono sedimentate
nelle più antiche liturgie. Mentre Maria viene avvisata della sua morte
da un angelo, gli apostoli, dispersi lontano da lei, le sono
miracolosamente trasportati accanto. Lei li consola, li benedice, prega
per la pace del mondo, e muore. Essi la seppelliscono nel Getsemani.
Dopo tre giorni, Maria appare loro mentre stanno celebrando
l’eucarestia, e gli apostoli trovano la sua tomba vuota. Celebrata
originariamente in ricordo di una “stazione” (così si faceva la
liturgia, di stazione in stazione) ubicata nei pressi di Betlemme e
dove la Vergine si sarebbe riposata, l’Assunzione veniva festeggiata in
Oriente come in Occidente nel mese di gennaio. La festa estesa
all’impero bizantino intorno all’anno 600, giunse in Occidente
quarant’anni più tardi, grazie a papa Teodoro I, il quale proveniva dal
clero di Gerusalemme.
Nel 1950, Pio XII proclamò con tutte le solennità che si addicono ad un
dogma che l’“immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, dopo
aver terminato il corso della sua vita terrena, è stata elevata in
corpo e anima alla gloria celeste”. La chiesa ortodossa, che si prepara
a questa festa con un digiuno di quindici giorni, non ha avvertito la
necessità di un simile dogma; nessun ortodosso, infatti, contesta il
mistero della dormizione-assunzione proclamato dai testi liturgici
dell’ortodossia: “Ella è la Madre della vita, e colui che aveva abitato
il suo seno verginale l’ha trasferita alla vita… Ogni figlio della
terra trasalga nel suo spirito e celebri con gioia la venerabile
assunzione della Madre di Dio”. Si aggiunga che in oriente la
venerazione mariana è al tempo stesso onnipresente e assai discreta,
quasi iniziatica, poiché dipendente non tanto dall’annuncio della
risurrezione di Cristo, quanto dalla ricezione di tale annuncio.
La differenza tra l’oriente e l’occidente è che per il primo Maria
doveva passare, in Cristo, attraverso una morte e resurrezione reali,
mentre per il secondo il dogma dell’Immacolata Concezione rende dubbia
la sua morte: su questo punto il dogma del 1950 non si pronuncia. Si
tratta di una semplice disputa terminologica? Ciò che è in gioco sono
due approcci parzialmente differenti al tema del “peccato originale” e
della sua trasmissione? Oppure il problema è un altro? In realtà, sia
per l’oriente che per l’occidente, l’assunzione è un segno delle cose
ultime. In Maria, “figlia del proprio Figlio”, dice Dante, ci è data
un’anticipazione della glorificazione di tutto l’universo che avverrà
alla fine dei tempi, quando Dio sarà “tutto in tutti”, “tutto in ogni
cosa”. Innalzata al cielo – a differenza di Cristo che si innalza da se
stesso – Maria, dicono certi testi liturgici, è la nostra “Terra
promessa”.
La dormizione-assunzione anticipa la parusìa, e non è affatto un caso
che nei grandi affreschi che impreziosiscono i muri esterni delle
chiese monastiche moldave, il tronco di Iesse divenga un immenso,
cosmico roveto ardente. L’ assunzione anticipa e prepara il nostro
comune destino. Nel corpo della Vergine, sepolto simbolicamente dagli
apostoli (richiamo della pentecoste) nel Getsemani (richiamo della
passione, unica fonte della nostra salvezza), in quel corpo portato
verso la luce originaria e terminale, tutto il creato è assunto
dall’Increato, tutta la carne della terra diventa eucaristia. Come
Giovanni Damasceno, allora, anche noi possiamo dire: “Rallegrati, germe
divino della terra, giardino in cui fu posto l’Albero della vita!”
Da “Le feste cristiane” di Olivier Clément
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