Home La Parola della Domenica Santissimo Corpo e Sangue di Cristo B.
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alla fine… una cena “pasquale” tra amici - per il mondo intero!
Siamo arrivati al periodo che chiamiamo “ordinario”, nel cammino
liturgico vitale della Chiesa, dopo un lungo percorso di PAROLE antiche
e nostre – di GESTI simbolici ed efficaci – di FATTI storici che
trasformano la vita…: Pasqua di passione e resurrezione, Ascensione,
Pentecoste, Trinità. Oggi - ed è il culmine - è la festa del “corpo e sangue del Signore”.
Non è stato semplicemente un cammino liturgico e cultuale, ma è la
risposta esistenziale dei primi amici e discepoli di Gesù, al problema
che li ha sconvolti, riguardante la sua messianicità. Ecco la domanda
centrale: Gesù è davvero il Messia, salvatore del mondo e di ciascuno
di noi? o ci riserviamo varie altre àncore di salvezza? O… non c’è
nessuna salvezza? Anche il discepolo di oggi gioca la sua fede sulla
risposta a queste domande. Il nuovo Testamento, dai Vangeli agli Atti
fino all’Apocalisse, è il racconto della risposta consapevole e
sperimentata della chiesa nascente alla grande domanda: ognuno è in
grado di raggiungere e rivivere, per la forza dello Spirito, ciò che
Gesù ha vissuto e insegnato - come spiega Pietro in una splendida
sintesi, fin dal suo primo discorso alla gente:
Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo
accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e
segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene
… voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio
lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era
possibile che questa lo tenesse in suo potere. … Questo Gesù, Dio lo ha
risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla
destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso,
lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire… All’udire queste
cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri
apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».E Pietro disse loro:
«Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù
Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello
Spirito Santo. … Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e
nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere (At 2,22s).
Già la sintesi prima della fede cristiana era arrivata, dunque, al gesto fondante dello “spezzare il pane”…
Il senso dell’eucaristia
Dopo 2000 anni, pur attraverso innumerevoli crisi e vicende
sconvolgenti, l’eredità di Gesù, sgorgata dall’esperienza della chiesa
nascente, rappresenta una delle “religioni” più diffuse a livello
mondiale, una compagine socio religiosa di enorme influsso,
caratterizzata da una dottrina etico-teologica molto complessa ed
elevata, che il cristianesimo ha ormai diffusa in tutto il mondo.
Umanamente, una realtà importante, ma che rischia di appiattirsi su una
dimensione socioculturale che è molto meno di quanto essa nasconde nel
cuore del suo “mistero”. E che oltretutto la tradirà, di fronte alla
potenza della proposta tecnologica di benessere infinito, molto più
affascinante per l’uomo del nostro tempo. Ecco perché, alla fine del
ciclo liturgico, ci scontriamo inevitabilmente con l’eucaristia, il
discorso duro del “corpo e sangue di Gesù”,
cibo essenziale del cristiano, che ha scandalizzato fin dall’inizio i
discepoli… ma costituisce, con la Parola testimoniata dagli Apostoli,
la comunione e la preghiera, l’asse portante della fede cristiana –
promessa e garanzia del cammino umano verso la nuova ed eterna
Alleanza. Il ‘pane benedetto spezzato distribuito’… da mangiare, il calice di ringraziamento ‘distribuito e bevuto da tutti’
… sono la suprema rivelazione della vita. I discorsi sulle Scritture e
l’insegnamento degli apostoli possono commuovere il cuore, riscaldare
la mente, ma il gesto della frazione del pane sconvolge l’essere
totalmente, la struttura di fondo dell’uomo, perché reimpasta e
rimodella un nuovo Adamo!. È il gesto del Figlio di Dio e del Figlio
dell’Uomo, è il gesto di ogni io umano chiamato all’ultimo passo,
l’ultimo gradino dell’ascesa antropologica (e perciò cosmica) verso lo
stato di uomo compiuto, profetizzato da tutto l’antico peregrinare
biblico. Cristo è sempre dietro e dentro questo gesto vivente e pieno
d’amore. Nessun tradimento, nessuna delusione, nessuno ostacolo lo
fanno desistere. Non rifiuta il suo corpo a chi lo vuole consumare,
anche quando l’uomo non vuol più saperne di lui. Il suo gesto rimarrà
fino alla consumazione del tempo, essendo la legge nuova, la dinamica
profonda e stimolante della vita in ascesa, il Patto irrevocabile con
il Padre creatore. (Vannucci).
La drammatica “fatale” appartenenza reciproca (di vita e di morte)
I discepoli di Gesù, ammaestrati da lui stesso, sono andati a cercare
nei riti e nei gesti ancestrali della loro tradizione religiosa le
chiavi di comprensione del misero che li travolgeva. L’oscuro rapporto
con il Dio della morte e della vita, la necessità tragica di
propiziarselo con il sangue perché la vita è sua, la storia dei
patriarchi, di Davide, del fallimento della monarchia e dell’esilio,
s’illuminano lungo i secoli, nella scoperta sempre più consapevole che
il Dio della morte non può non essere anche il Dio della vita, che
vuole Isacco salvo e non sacrificato. Il Dio della sottomissione totale
fino all’olocausto è anche il Dio dell’alleanza d’amore, che vuole un
popolo libero dalla schiavitù, dall’idolatria, dall’esilio… e trasforma
il “bagno di sangue purificatore” in ricominciamento progettuale
dell’uomo e della storia, già fin da Mosè: Mosè
prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra
metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e … dissero: «Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!».
Il nuovo Mosè assume e disinnesca il meccanismo di violenza che questi
riti celebrano e si portano dentro - e semina fermenti divini di
benevolenza nel terreno inospitale del cuore dell’uomo. La consegna del
‘proprio’ corpo donato nel pane spezzato, del proprio sangue offerto
nel vino distribuito a tutti … cos’altro può essere se non la
trasformazione radicale in dono di dedizione, sino alla fine, del
proprio istinto di affermazione difensiva e aggressiva di sé, che
vorrebbe preservare illusoriamente dalla morte il nostro piccolo
pezzetto di carne? Coinvolgendo dunque anche noi a vivere la nostra
personale vita, amando, servendo, consumandoci, affrontando tutti i
rischi - e la morte che vi è inclusa. Perché questo è il grande dono
che Cristo ha vissuto e ci ha dato, di ripetere con lui, per la forza
dello stesso Spirito, che abita e geme in noi, questa trasformazione
eucaristica progressiva. In virtù di questo dono, anche noi possiamo
imparare un nuovo “dare”. Legge severa e tragica della vita è il
“dare”: restituire tutto alla terra, che si riprenda la materia che ci
ha prestato per autocostruirci nel nostro piccolo segmento di vita,
nella storia dell’universo immenso. Nella natura il dare è necessità,
nell’uomo è frutto di libera adesione di amore, è “consegnarsi”! La
minuscola possibilità di scelta che ha l’uomo è questa proposta
eucaristica, che non si fa coinvolgere nel vortice letale di chi
opprime, umilia, sfrutta e divora… gli altri. Ma mette, invece, la
propria vita allo sbaraglio, nei barlumi di scintille d’amore che lo
chiamano ogni giorno, talora dolorose, talora luminose. L’invito
interiore persuasivo dello Spirito a dare la vita, a riprendere
ostinatamente la voglia di vivere e di amare nella monotonia del
quotidiano, rinnova il miracolo di Gesù. “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue!”
… tutti ci tocca dirlo! Questo cibo ce ne “comunica” la forza! E
lasciarci spezzare e distribuire perché tutti ne mangino e ne bevano…
nella cena della vita (tacita o manifesta, frugale o solenne… dolorosa
o gioiosa, fallita o stimata…). La fede è il dono di poterla un poco
preparare, la nostra diuturna cena della vita, anche se ha già
preparato tutto lui, sapendo che è “pasquale”, cioè che passa
attraversa l’amara esperienza della morte per condurre alla vita.
… ci ha procurato così una redenzione eterna
È infatti una situazione che si compierà dopo morte, ma è già adesso la
vita. Eterna vuol dire la sua definitivà e la sua qualità di non avere
più dentro di sé germi di corruzione, proprio perché il nostro unico
sommo sacerdote
con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio …
purificando la nostra coscienza dalla opere morte, per servire il Dio
vivente. È nato un nuovo modello umano, un nuovo modo di essere
umani… Non ci esenta dalle fatiche, delusioni, fallimenti e tradimenti,
nel nostro zoppicante cammino di credenti e di chiesa… Ma ha affidato
questo compito interamente a noi, nel suo Spirito, adesso lui digiuna
in attesa di sederci alla mensa di conclusione delle nostre fatiche. In
questo tempo, contrassegnato dalla fame e dalla saturazione, dalla
sicurezza sociale dei troppo ricchi e dai ‘respingimenti’ dei troppo
poveri, la Chiesa è chiamata a rivivere con semplicità e radicalismo il
significato del Pane e del Vino… Forse noi cristiani, in un tempo così
condizionato, dovremmo ritrovare semplicemente la vita, la gioia, le
speranze più folli, mettere da parte le dotte elucubrazioni sul mistero
e divenire pane che ha una sola ragione di essere: nutrire; vino per
dissetare… E trasmettere a tutti i cuori, minacciati da un mostruoso
appiattimento umano, che organizza il lavoro, i piaceri, i giochi la
fame e l’abbandono per altri… divenire anche noi “i sacerdoti dei beni
futuri…” che attecchiscono nella vita di oggi, ma non muoiono mai!
cfr GIOVANNI VANNUCCI, «Il pane spezzato», 3° domenica di Pasqua, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecum,. Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984, Pag. 69-71. Verso la luce; Il Corpus Domini Pag. 101-104 Anno B.
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