Home La Parola della Domenica Nostro Signore Gesł Cristo Re dell'Universo - XXXIV domenica del Tempo Ordinario B.
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Alla fine dell’anno liturgico siamo invitati a raccogliere tutto quanto
è esprimibile del sogno di Gesù sulla storia, che abbiamo meditato e
celebrato nel mistero della parola, dell’eucaristia e della vita
quotidiana nelle 52 domeniche che sono passate! Ma le parole poco
possono raccontare di questo mistero. C’è il mondo della realtà fisica,
chimica, biologica, psichica … affettiva, economica, politica, che noi
viviamo dentro l’immenso cantiere cosmico, terrestre, umano. A questo
nostro mondo s’interseca “il mondo della storia divina”, anzi ormai ne
è la forza propulsiva, fermento di altra vitalità, il germoglio dei
cieli nuovi e delle terre nuove, che tacitamente e irreversibilmente
espande la sua operosa verità nella coscienza umana, scelta come sua
dimora privilegiata … Un mondo “altro”, (insieme? parallelo? dentro … a
questo?.) Un mondo spirituale (perché è lo Spirito che lo gestisce), evangelico (perché è il vangelo di Gesù che lo ha inaugurato, spiegato e lanciato nella storia), cristiano (perché
è la chiesa, corpo di Cristo, che deve esserne il fragile segno levato
tra i popoli). Ma sono tutte indicazioni insufficienti e inadeguate,
magari anche fuorvianti, se pensate e rinchiuse in etichette. Forse è
meglio tornare a chiamarlo “regno di Dio”, come diceva Gesù, e
continuamente sondarne e purificarne il senso e accoglierne la proposta
nella vita concreta, sulla testimonianza della sua Parola. Per cui,
affinati e confortati dal suo insegnamento, non stona neanche tanto
alle nostre orecchie poco monarchiche, chiamare Gesù “re
dell’universo”, se è per dirne la centralità in questo misterioso alveo
vitale che tutto coinvolge – il regno non mondano di Cristo! - … a
partire dal suo dimorare nel nostro cuore, come direbbe la Bibbia, o
nell’intimo della nostra coscienza, come diremmo noi moderni – e da lì
coinvolgere tutta la creazione. “Mi
sembra di un’importanza unica la sollecitazione che ci viene dalla
Liturgia a pensare alla natura e all’affascinante nobiltà del Regno non
mondano di Cristo, a sognare il suo grande sogno. Tornando poi nella
dura terra, qualcosa rimarrà in noi del sogno, e sarà germe di vita
meno banale e dispersiva. Noi crediamo che Cristo sia l’Alfa, la
lettera iniziale, e l’Omega, la lettera che chiude la vicenda
dell’universo creato; il primo Adamo, l’Uomo protologico, e l’ultimo
Adamo, l’Uomo escatologico che in sé attua e compie l’Immagine divina
dell’uomo” (Vannucci).
Cristo si dichiara re solo nella sua passione
Quando volevano farlo “re” per il suoi poteri prodigiosi, si era
rifiutato. Sarebbe stato solo un grave malinteso. Gesù se ne fuggi
solo, a pregare. Adesso, arrivato alla soglia della sua passione e
crocifissione, abbandonato da tutti, non c’è più pericolo di
quell’equivoco. Pilato, che più si fa domande, non comprende l’essenza
della sua ‘signoria’, e nessun altro lo capisce, a parte i soldati,
espressione spesso inconscia e brutale delle voglie perverse dei loro
capi, che ci giocano attorno un teatro tragico, deridendo la sua
pretesa regalità. Ma in questo momento di massima umiliazione, egli
insiste: tu lo dici, io sono re! perché sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità.
La verità è l’amore del Padre per il mondo, amore che il figlio
rappresenta e ci rivela nel suo vivere, nel suo morire, nel suo
risorgere. La croce è l’apice del dramma insondabile di sofferenza e
consenso, di lontananza e di amore, di rifiuto e di perdono, che lega
indissolubilmente il Padre alla sua creazione. Proprio lì, sul legno
maledetto, Gesù, umiliato fino alla morte, con la sua risurrezione,
viene instaurato in una gloria che possedeva da sempre, come re – che
vuol dire centro di vita, di salvezza, di gloria – per tutto il mondo.
Tanto che la stessa creazione del mondo non avrebbe avuto luogo senza
la previsione della sua croce: un re crocifisso: Voi
sapete … che foste liberati … con il sangue prezioso di Cristo, agnello
senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della
fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi … (1 Pt 1,19s).
lui, che ci ama, ci ha liberati dai nostri peccati …
Nato e cresciuto nella storia empirica dei regni fascinosi di questo
mondo, l’uomo di oggi, meno che mai può avere una visione approfondita
della sua esistenza e del compito che è chiamato a svolgere. Tutto gli
è presentato come così urgente che a malapena riesce a percepire, in
taluni momenti privilegiati, che dentro di lui c’è qualcosa di più
grande di lui. Ma del “vero regno” e del “re” della sua vita, cosa sa?
E chi glielo annuncia? Eppure era il primo mandato di Gesù ai discepoli
(Lc 9,2)! I più si riferiscono ad un ipotetico misterioso «dopo morte»,
senza peraltro sapere che dirne. Una corsa dalla nascita alla morte … è
la vita, per la maggior parte degli uomini, anche cristiani! Ma le
grandi domande sull’inizio, sulla morte, su un dio (ed un destino)
personale ed eterno, sono in genere domande cui non si osa dare
risposta. Eppure ogni desiderio o frustrazione, ogni gioia o male, ogni
amore o paura, non può che domandare di Lui. Chi è stato battezzato da
bambino, se non ha mai avuto la grazia di una conversione, di uno
scossone interiore, per qualche evento della sua storia personale,
forse coglie meno cosa significa “entrare in questo regno”, come in
un’esperienza trasformatrice, un coinvolgimento personale, che gli fa
scoprire in sé il germe della vita eterna, la vita vera già di qua, la
propria personale partecipazione all’essere divino, che non viene dalla
carne e dal sangue, ma da Dio (solo l’amore umano, nei suoi momenti più
gratuiti, è qualcosa di simile!). Allora, al di là delle diverse, non
sempre felici, esperienze ecclesiali, l’uomo comprenderà di non essere
‘solo’ nella sua storia, ma che la vera storia è in lui, perché, come
dice Pietro nel suo primo discorso (alle folle ed a ognuno di noi): Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso (At 2,36). In lui, attraverso la sua avventura umana che gli diviene contemporanea, a ognuno è misteriosamente “proposta
la storia del suo esodo dal mondo divino a quello terreno e la storia
del suo ritorno al principio incandescente dal quale promana (cfr Gv
17,1ss). Il ritorno è certo, ma lento e faticoso; l’uomo, come il seme
del loto, deve radicarsi nel fango oscuro della materia se vuol
risalire e germogliare nella luce. Pur essendo nel mondo, deve
continuamente ricordarsi di possedere una perla preziosa che gli è
stata affidata dal Re del mondo, della Verità e della Vita” (id).
ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre …
L’avventura carnale è determinante, perché questo è “essere umani”.
Perciò anche Gesù ci è passato, sprofondandosi con tale consegna di sé
da divenire il cuore pulsante del “ Regno” del Padre. E ne è stato
temprato come nuovo modello antropologico, il nostro alfa e il nostro
omega, con dentro tutto l’alfabeto umano: Nei
giorni della sua vita di carne egli offrì preghiere e suppliche, con
forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo
pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò
l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di
salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato
proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek (Eb
5,7ss). In lui si è fatta la prova suprema dell’essere uomo, del
compimento cioè del desiderio infinito che abita paradossalmente la
debolezza della carne umana. E nonostante l’insuperabile lontananza (Dio mio, perché mi hai abbandonato!?),
Dio ha dato ascolto totale a questa voce collettiva della carne umana.
In essa si è decisa la vita e la morte di ognuno. La Verità che è in
Dio, si è fatta carne, ma i suoi non raccolsero. Molti non ascoltano,
occupati in altre faccende. Altri domandano: cosa è la Verità? Lo
stesso Pilato la mostrò alla gente dichiarando: ecco l’uomo!
Generazioni innumerevoli hanno preceduto l’Incarnazione, altre la
seguiranno. E nel frattempo la nostra avventura nella carne e nel
sangue sarà decisiva. In essa è l’incrocio della nostra storia
quotidiana e della presenza divina nella storia - impercettibile, ma
vera, punto d’incontro della carne e dello Spirito, del regno umano con
la sua dinamica senza futuro, e del regno di cui Cristo è la via, la
verità e la vita. “Se la nostra
personale carne riuscirà a mangiare la Parola che diviene carne,
diverrà il supporto della immanenza divina nella materia stessa, e sarà
un centro che irradia la vita, come lui ha predetto: Avevo fame e mi
hai dato da mangiare, ero malato e mi hai curato” (id).
Parteciperemo da protagonisti al suo regno, diverremo con lui sacerdoti
di una nuova offerta. Anche se la nostra storia, la nostra carne opaca
si lascia troppo faticosamente assorbire nella logica del regno, questa
resistenza della carne non va giustificata, ma va sostenuta con
misericordia. Tutto infatti può essere sop/portato nella tensione del
sentire in grande di Dio (macrotimia 2 Pt 3,9) – entro la quale siamo
introdotti nel “tempo di Dio”, che è il respiro del regno, nel quale i
cristiani debbono vivere. Non si tratta di un tempo diverso
cronologicamente o fisicamente dal tempo della storia. Il tempo di Dio
è piuttosto il modo stesso con cui Dio sostiene il tempo degli uomini,
cioè la sua grazia. Infatti, il contenuto ultimo del tempo di Dio è
l’accoglimento sovrano dell’uomo peccatore, nella croce di Gesù Cristo.
Egli ci ha amato mentre eravamo ancora peccatori. Nella croce Dio
abbraccia ciò che è ancora lontano e distante da lui: in questo
abbraccio affettuoso del nostro tempo, resistente all’abbraccio e
tuttavia sostenuto mentre cerca di liberarsene, sta la segreta potenza
salvatrice del regno di Dio (G. Ruggeri). Il carattere escatologico del
regno non è dato dal fatto che Dio mette fine alla storia degli uomini,
ma dal fatto che questa storia, sostenuta dall’amore di Dio così come
si è rivelato in Gesù il Cristo, verrà condotta alla sua fine – quando,
il Padre solo lo sa - ma è già accolta e amata adesso nella sua
diversità reale, nella sua dolorosa distanza … da Dio!
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