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Compiamo gli otto giorni da che è nato al mondo il bimbo che segnerà i
destini della storia. Un bimbo che è nello stesso tempo prodotto e
causa (modello creativo propulsore) di tutto l’universo. Un paradosso
così sconcertante è il nodo della nostra fede: nato da donna, nato
sotto la Legge - Ma tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui
nulla è stato fatto di ciò che esiste. Una settimana di vita, nella
quale ha fatto appena in tempo ad inserirsi ufficialmente nel contesto
tribale, culturale e religioso, del minuscolo e intenso nido umano che
l’ha generato e plasmato, fornendogli materia viva e umanizzata,
definita nei suoi simboli identificativi irreversibili: il nome e la
circoncisione. Il Vangelo è infatti il continuo di quello di Natale. E
ancora per un poco madre e figlio sono inseparabili, in un rapporto
segnato già dalla tacita e sconvolgente duplice identità di questo
bimbo preannunciato: figlio suo e dell’Altissimo. La madre è all’ombra
del figlio, e cerca di giorno in giorno, ad ogni nuova manifestazione,
di macerarne in cuore il mistero insondabile, per cercare di capire
(accogliere e comprendere). E non lasciarsi accecare dall’eccesso di
incomprensione e di sofferenza che le trapassa l’anima. Perché nessun
ombra è fitta e luminosa come questa. Tutti si stupirono delle cose
dette dai pastori. Ma cosa dicevano? quello che avevano sentito e
visto: … una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella
città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.
Come segno di garanzia: un bimbo in braccio a sua madre, deposto in un
mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo! Ancora
più paradossale: come luogo della salvezza potente e definitiva di
Cristo Signore, il segno di identificazione indica una realtà
poverissima! Dio ha guardato (ancora) alla piccolezza della condizione
umana e l’ha invasa della sua gloria. E tutti si stupirono… ma solo la
madre sembra cogliere e custodire in cuore, senza parole,
l’inesprimibile che sta avvenendo: Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Figlio suo unigenito… perché il mondo sia salvo per mezzo di lui.
Dio,
da questo momento, non è più lo stesso. E perciò neanche l’uomo! da
questo momento per definire Dio bisogna dire anche uomo, e viceversa!
Della nuova identità dei due interlocutori fa parte una parentela
reciproca che è il nodo della fede cristiana! È questo che Maria
accoglie nell’ombra che l’ha avvolta di luce, come già l’aveva inondata
di grazia (che è la tenerezza dell’amore!). Orami, nella pienezza dei
tempi, è manifesta, è detta, è incarnata … la verità più incredibile e
sconvolgente della storia umana, come le era stato annunciato: rallégrati,
piena di grazia: il Signore è con te … hai trovato grazia presso Dio …
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Dio materializzato nel suo seno di carne. Frutto dell’incontenibile amore trinitario: lo Spirito Santo scenderà dentro di te.
Il briciolo di carne divinizzata che germoglia nel suo grembo non
riesce più a tenere sé stessa, se non perché la potenza dell’Altissimo
ti coprirà con la sua ombra! L’ombra dovrà per sempre accompagnare il
figlio e la madre! per rendere vivibile nella storia questa luce
divina d’altra origine. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo, trasmettendo ad ogni uomo una nuova qualità di umanità e di grazia: dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Dio è amore e si è rivelato nella storia venendo a noi come grazia,
cioè amore che si dona e assorbe in sé, impregna di sé ogni cosa.
Ormai cercare Dio ha una modalità privilegiata che non ne
storpia il volto: scoprire che ci ama, che il suo amore fa parte della
nostra carne, comunque sia la nostra storia, la nostra fatica, la
nostra distanza da lui, la nostra pesantezza fisica… Qualunque esse
siano, noi siamo sempre il frutto di un amore infinito, che è l’amore
di Dio. C’è un pudore (o un residuo opaco di incredulità) che ci frena
dall’affidarci a cuore pieno a questo annuncio natalizio, a questo
inizio d’anno, a questo ricominciamento continuo della fede … Ma solo
quando ricominciamo ad accogliere e lasciar fermentare nel profondo del
cuore questa verità, che noi siamo amati da Dio, allora il nostro modo
di essere e di comportarci con gli altri si trasforma dal di dentro.
Perché se io mi lascio amare da Dio e so che ogni uomo che viene al
mondo e ogni creatura che appare all’esistenza è il frutto di un amore
infinito, il senso della nostra vita e della nostra storia cambia e
noi, con Dio, venuto nella storia, ne diventiamo responsabili. Ogni
diversità e conflitto, ogni sopraffazione e violenza trova la sua
origine e spesso la sua giustificazione nel presupposto che qualcuno
non è dentro l’amore di Dio, che ormai è affidato alle nostre cure.
Maria è Madre di Dio perché mette al mondo e accudisce il dio umano che
si è affidato al suo cuore e alle sue mani. È Madre nostra perché la
sua fede che ha accolto lo Parola e l’ha mescolata con il suo sangue è
divenuta il modulo della nostra salvezza.
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