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II domenica di Quaresima B.
commento
approfondimento

Non c’è “al di là” della fede!
[… variazioni della parabola abramitica]


    Dio tentò Abramo e gli disse: Prendi Isacco, il tuo unico figlio che tu ami, e va alla terra di Moria e sacrificalo ivi in olocausto sul monte che io ti mostrerò! (Gn 22,1ss).

Era di prima mattina, Abramo si alzò per tempo, fece sellare gli asini, lasciò la sua tenda e prese Isacco con sé; dalla finestra Sara li seguì con lo sguardo, che si inoltravano nella valle, finché non li perdette di vista. Camminarono tre giorni senz’aprire bocca , la mattina del quarto giorno Abramo non disse parola, ma alzando gli occhi vide in lontananza il monte Moira. Rimandò indietro i servi, e solo, tenendo Isacco per mano, salì il monte: Ma Abramo diceva a se stesso: “Non posso nascondere a Isacco dove porta questo cammino”. Si fermò, pose la sua mano sul capo di Isacco in segno di benedizione e Isacco si inchinò per riceverla. Il volto di Abramo era soffuso di paternità, il suo viso mite, il suo discorso incoraggiante. Ma Isacco non riuscì a capirlo. La sua anima non poteva elevarsi; egli abbracciò le ginocchia di Abramo, si gettò ai suoi piedi, supplicò per la sua giovane vita, per le sue belle speranze, ricordò la gioia della casa di Abramo, ricordò la tristezza e la solitudine. Allora Abramo rialzò il ragazzo, e prendendolo per mano si rimise in cammino, le sue parole riboccavano di consolazione e di esortazione. Abramo salì il Moria, ma Isacco non lo comprese. Abramo voltò da lui per un momento lo sguardo, ma quando Isacco rivide il volto di Abramo, esso era mutato: il suo sguardo era selvaggio, la sua figura un orrore. Prese Isacco per lo stomaco, lo gettò a terra dicendogli: “Schiocchino, credi tu che io sia tuo Padre? Io sono un idolatra: Credi tu che questo sia un ordine di Dio? No, è un mio capriccio”. Isacco trasalì e gridava nella sua angoscia: “Dio del cielo, abbi pietà di me; ma se io non ho un padre sulla terra, sii tu mio padre!”. E Abramo diceva, parlottando con se stesso: “Signore del cielo, è meglio che egli mi creda un mostro, piuttosto che perda la fede in te”.

Quando il bambino deve essere svezzato, la madre tinge di nero il seno, perché sarebbe riprovevole che esso apparisse ancora delizioso quando il bambino non lo deve avere. Così il bambino crede che il seno è mutato, ma la madre è la medesima, e il suo sguardo è amoroso e tenero come sempre: beata colei che non ha bisogno di mezzi più terribili per svezzare il bambino.

(…) tutto l’orrore della lotta si era concentrato in un momento: E Dio tentò Abramo dicendogli: Prendi Isacco il tuo unico figlio che tu ami, va nella terra di Moira… e offrilo…. Ecco che così tutto è perduto, in un modo più orribile che se Abramo non avesse avuto il figlio. Così il Signore non faceva che prendersi gioco di Abramo: Con un miracolo aveva realizzato l’assurdo; e ora voleva vederlo annientato. Era una pazzia. (…) eppure Abramo era l’eletto di Dio ed era il Signore che disponeva la prova. Tutto ora stava per essere perduto! Il ricordo magnifico della posterità, la promessa nel seme di Abramo, tutto questo non era stato che un capriccio, un pensiero fuggevole che Iddio aveva avuto e che ora Abramo doveva cancellare…
No! Nessuno che sia stato grande nel mondo sarà dimenticato; ma ognuno è stato grande a suo modo, ed Egli amò ciascuno secondo la sua grandezza. . Poiché colui che ha amato se stesso, è divenuto grande con sé stesso. E colui che ha amato gli altri uomini è diventato grande con la sua dedizione: Ma colui che ha amato Dio è diventato più grande di tutti. Ognuno deve essere ricordato, ma ciascuno è diventato grande in rapporto alla sua attesa. Uno è diventato grande con l’attendere il possibile; un altro con l’attendere l’eterno; ma colui che attese l’impossibile divenne più grande di tutti (…). Così si è combattuto sulla terra: c’era chi ha vinto tutti con la sua forza e c’era chi ha vinto Dio con la sua impotenza: c’era chi faceva affidamento su se stesso e ottenne tutto e c’era chi, sicuro della sua forza, ha sacrificato tutto. Ma chi ha creduto in Dio, è stato il più grande di tutti. C’è stato chi era grande con la sua forza, e chi era grande con la sua sapienza, e chi era grande con la sua speranza e chi era grande con il suo amore, ma Abramo era il più grande di tutti, grande con la sua forza, la cui potenza è impotenza (1Cor 3,19), grande per la sua saggezza, il cui segreto è stoltezza; grande per la sua speranza, la cui forma è la pazzia; grande per il suo amore che è odio di se stesso.

(…) Abramo tuttavia credette e credette per questa vita. Certo, se la sua fede fosse stata soltanto per una realtà futura, allora sarebbe stato facile per lui sbarazzarsi di tutto, per affrettarsi a uscire da questo mondo al quale non apparteneva: Ma tale non era la fede di Abramo, se mai esiste una fede simile; poiché in fondo ciò non è fede, ma la possibilità più remota della fede che presentisce il suo oggetto agli estremi confini dell’orizzonte, separata però da una profondità abissale dentro la quale la disperazione fa il suo gioco. Ma Abramo credette proprio per questa vita, che sarebbe invecchiato in quella terra, onorato dal popolo, benedetto nella sua posterità, indimenticabile in Isacco, la cosa più cara della sua vita…– Abramo credette e non dubitò, egli credette l’assurdo: Se Abramo avesse dubitato - allora avrebbe fatto qualcosa d’altro, qualcosa di grande e di splendido…
    Venerabile padre Abramo! secondo Padre dell’umano genere! Tu che per primo conoscesti quella sublime passione, la sacra pura e umile passione per la follia divina, che fosti ammirato dai pagani – perdona colui che ha voluto parlare in tua lode, anche se non l’ha fatto come conveniva… ma egli non dimenticherà mai che per te dovettero passare cent’anni prima di ottenere un figlio di vecchiaia, contro ogni aspettativa, che tu dovesti estrarre il tuo coltello prima che tu conservassi Isacco. Non dimenticherà mai che in 130 anni di vita non sei andato oltre la fede!

KIERKEGAARD SÖREN, Timore e tremore. Opere, Sansoni ed, p.43ss