Home La Parola della Domenica II domenica di Pasqua B. - Domenica della Divina Misericordia
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… pace a voi!
La mattina presto del ‘primo giorno della settimana’, come tutti gli
evangelisti ricordano, il Signore è apparso prima alle donne, a
cominciare da Maria Maddalena, che è mandata ad “evangelizzare gli
apostoli”, ma “quelli, avendo sentito che lui viveva ed era stato visto da lei, non credettero…”
(Mc 16,11). Ecco allora la prima apparizione ai discepoli “insieme”,
estremamente importante, perché da qui inizia la manifestazione
ufficiale della missione salvifica di Gesù risorto. Qui si racconta
come fluisce la chiesa nascente, allo stato germinale, dalla passione
umana e divina del cuore di Gesù. Il quale arriva adesso alla vita
dalla tomba della morte, tornato alla luce del nostro sole dagli
inferi, dove “andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1Pt
3,19). E cosa ci porta? La pace! Quella che è esplosa ormai e ha preso
pieno possesso di lui, attraverso tutte le vicissitudini della sua vita
terrena, finita atrocemente, ma consegnata infine alle braccia
invisibili del Padre. Una pace totale e vera, “non come la dà il mondo”.
Proprio l’abbandono, la tortura e la morte che il mondo gli ha dato,
sono state il luogo dove questa pace si è consolidata e ha provato se
stessa, perché nell’infuriare dell’odio contro di lui, il suo amore ha
avuto il respiro più lungo (Balthasar). Questo è il suo regalo
“personale”, perché adesso, del tutto pacificato nella sua carne
gloriosa, “egli è la nostra pace”! (Ef 2,14). E si rende
credibile ai discepoli mostrando loro le sue ferite e invitandoli… ad
entrarci! È delicatissimo! non c’è nessuna scena di riconciliazione con
loro, che l’hanno ignominiosamente rinnegato e abbandonato. Offre loro
di sprofondare gioiosamente, ormai, nella pace del suo cuore trafitto e
svuotato, ma tornato a pulsare la sua passione di amore! Come uno,
appunto, che ha rischiato la vita fino alla morte per noi, ci ha amato ‘fino alla fine - e adesso è vivo e vuole comunicarci, anzi contagiarci con la sua pace!
… come il Padre ha mandato me, io mando voi
La “missione” che costituisce il Figlio nel mondo come nostro
salvatore, diventa “trasmissione”, perché è proprio dell’amore
diffondersi per contagio. Perciò egli alita su di loro e dona ad essi
lo spirito della sua propria missione, nella quale anche loro vengono
costituiti capaci e autorizzati a trasmettere a loro volta agli uomini
la pace ricevuta. Il dono che Gesù dona non è statico, è una forza
dinamica. Pace e capacità di pacificare. Davvero un germe divino vitale
in noi, che cresce e riproduce il perdono ricevuto, perché lo
distribuiamo attorno a noi. Nella verità di uomini liberi e
responsabili, certamente, e non nell’incoscienza! Quindi questo
“perdono” comprende anche “la negazione del perdono”, come “giudizio”
sull’eventuale incapacità momentanea di accoglierlo. Non come condanna,
ma come dilazione che ha per scopo la preparazione più matura a
riceverlo!
Non c’era Tommaso con loro…
Questa dinamica nuova, preziosa e delicata, trasmessa ai discepoli, non
è una magìa riservata, un potere esoterico, ma il passo fondante della
fede… Perciò, per metterlo in luce, ecco il racconto dell’episodio di
Tommaso. Questa “pace dello Spirito”, questo “dono” che d’ora in avanti
è il nucleo dinamico dell’essere cristiani, non ha come presupposto
l’esperienza fisica visiva del Crocifisso risorto, dal quale proviene,
ma la dedizione della fede, che è l’affidamento totale di sé a Lui. La
condizione dell’accoglienza del dono divino non è infatti il vedere o
il toccare. Anche di fronte al Cristo risorto, è necesssario comunque
rinunciare ai “ragionamenti che salgono nel cuore” (Lc 24,38) e che vorrebbero che ogni decisione fosse la conclusione della propria esperienza ragionata:: “se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi… se non metto il mio dito…”.
Questo è un vicolo cieco, almeno nel senso che lascia l’uomo dov’è, in
balia delle sole sue forze, che sono impotenti al passo della fede! Si
tratta invece di rispondere ad un saluto (pace a voi!) che
nessun altro può dare, perché contiene la partecipazione alla “sua”
missione, l’effusione dello Spirito e il perdono dei peccati: realtà
(rapporti personali!) che vengono proposti e donati da fuori dell’uomo,
che ne è assolutamente incapace! Perché Tommaso crolla? Questa
“presenza” di fronte a lui è così piena, totale, talmente inerme e
avvincente… che i suoi ragionamenti si sbriciolano. Il dito e la mano
non lo toccano neanche, ma è il suo cuore che è toccato… e capisce!
Capisce in un istante chi ha davanti e l’insensatezza della sua
pretesa, di fronte a tanto amore! Capisce quello che noi dovremmo
maturare nel corso della nostra peregrinazione di fede: questa pace
coinvolgente solo il Signore la può dare – anzi, è lui! In lui è la
riconciliazione universale delle cose che sono in cielo e in terra e
negli inferi, da cui la nostra piccola pace dipende. In lui è la
“riconciliazione” interna a noi e tra gli uomini di ogni popolo, stirpe
e lingua, la riconciliazione con Dio e con il cosmo… Vera perché
totale! È lì, davanti a lui, implosa in quel corpo torturato e
glorificato, che dunque … è Dio stesso – che lo chiama personalmente. E
risponde con totale riconoscenza e appartenenza: mio Signore e mio Dio!
… beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Anche quelli che “hanno visto” infatti, hanno per poco goduto di quelle
scintille di apparizioni e di incontri con il loro amico e maestro
crocifisso e risorto (oltretutto colmi di ansietà, trepidazioni e
dubbi). Scintille, a loro date per poter essere poi testimoni convinti
della sua resurrezione, fino agli estremi confini del mondo. Ma dopo,
Lui se ne è andato, e non lo hanno più visto… e l’essenziale è rimasto
lo stesso “dono” fatto a noi, il processo interiore che la resurrezione
di Gesù accolta in loro ha provocato: Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.
Dunque una visione nuova globale della vita e del suo senso, seminata
in noi dalla Spirito di Gesù, che non è quella del mondo, ma le è
antitetica. Il mondo ha una forza pervasiva irresistibile attraverso la
cultura che ci ha permeati e ci condiziona strutturalmente … e che è
contraria allo Spirito di Gesù. Non si tratta tanto di un conflitto di
moralità con il mondo, anche se questo ne è la conseguenza, ma di una
visione e percezione dell’uomo e del senso della sua vita fondate su
una logica interna al mondo, dove il primato discriminante è affidato
totalmente alla ragione. Una ragione, ancor più oggi, soggiogata dal
modello delle verifiche sperimentali proprie del campo scientifico e
tecnologico, escludendo come indimostrabile qualsiasi altro orizzonte
umano o trascendente che non sia l’interesse, l’efficacia, il profitto!
Cioè il raggiungimento degli obiettivi programmati dalla ragione
stessa, chiusa nel perimetro del suo io. Sicché, non solo nel rapporto
con Dio, ma con gli uomini e il mondo, diventa sempre più arduo fare
affidamento ad altri sensori o percezioni od orizzonti – al di fuori di
quell’unico modo di conoscere che è la ragione dimostrativa (la
propria! chiusa nei ferrei confini culturali ed esperienziali). Così
diminuisce e si ottunde la grande qualità che ci fa umani: si riduce la
potenza di amore! Cioè di relazione, di coinvolgimento e allargamento
del proprio cuore e della propria mente. Qui è la grande scelta della
fede, che ci fa beati, senza aver visto, ma per esserci affidati alla
Parola, testimoniata dagli apostoli! O accettiamo di entrare ed essere
coinvolti in una visione del mondo e in una qualità di vita che è
l’universo del Vangelo, la cui conoscenza non avviene primariamente per
via di ragione deduttiva, ma per altri modi di conoscenza ed esperienza
da lui indicati alla chiesa nascente, o saremo inevitabilmente attratti
e assorbiti dalla logica della ragione mondana: egocentrica – cioè
chiusa nell’io, personale, tribale o culturale o religioso. E la
subdola logica del mondo ci vincerà, anche dentro la chiesa! E
diventeremo incapaci di amare!
… perché, credendo, abbiamo la vita nel suo nome!
… i nuovi modi di conoscenza e di esperienza vitale sono evidenti nella chiesa che nasce:
- la celebrazione del “giorno del Signore”:
fin dagli inizi gli apostoli sono insieme il primo giorno della
settimana, a pregare, a ripensare, ascoltare e nuovamente ricevere e
riannunciare il Signore e la sua eucaristia, e tutta la vita ‘feriale’
ne rimane illuminata e orientata verso il punto di sintesi che è Lui, e
il dono della sua pace!
- nessuno di loro diceva qualcosa sua proprietà
– tanto era forte e entusiasmante un’altra identità, il riferimento al
crocifisso risorto, divenuto “proprietà comune unificante”: Signore mio
e Dio mio! Questa comune appartenenza a lui, che ci ha conquistati con
il suo sangue, è il legame ecclesiale, la relazione d’amore che mi apre
all’altro e che ha il primato su ogni altra logica;
- la sollecitudine dei poveri e dei malati…
Non c’era infatti tra loro nessun bisognoso, perché ciò che ognuno
aveva era messo a disposizione di tutti, a cominciare dalla capacità di
ascoltare, accudire ed amare… perché questo ha fatto il Signore con noi.
Questi ed altri segni che il Risorto ha trasmesso alla sua chiesa
continuano a compiersi nella vita della chiesa e del cristiano, giorno
per giorno… e non sono narrati nel Vangelo, ma sulla pagina bianca del
piccolo vangelo che a ciascuno e ad ogni generazione è dato dallo
Spirito di scrivere “nel suo nome”!
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