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… la liturgia ci fa girare
d’improvviso lo sguardo dalla visione finale dell’anno liturgico,
concluso domenica scorsa (“Cristo Re dell’universo”) – che nelle varie
epoche storiche della cristianità, è stato il culmine di esaltanti
costruzioni teologiche / spirituali / ideologiche / politiche della
fede – e ci prepara a sovrapporre alle immagini del cristo glorioso
quella di un bambino in fasce, deposto in una mangiatoia di animali,
perché non c’era posto per lui nell’ospizio per gli uomini. Mistero,
che nella tradizione è stato rivestito di poesia e leziosità, ma che
nel racconto evangelico è invece già offuscato dall’ombra tragica della
persecuzione e desolazione di un qualsiasi profugo, condannato fin da
piccolo alla fuga dell’esilio. Ma nello stesso tempo, è lui,colui che
dovrebbe rispondere all’attesa millenaria e fare “giudizio e giustizia
sulla terra”. E qui sta il paradosso liturgico sacramentale: che Dio ha
già pronunciato la sua parola finale comunicando a noi se stesso, nel
suo volto di misericordia apparso nel tempo e nello spazio umano…
“nella storia”! Ma questo misteriosa immersione di Dio nella nostra
carne, per essere percepibile alla coscienza degli uomini, va
continuamente riproposta e assunta nella vita personale e comunitaria.
Ancora oggi, anche per noi come all’inizio, il salvatore arriva sotto
il segno drammatico di una scelta di vita o di morte: “per la caduta e
la resurrezione di molti” (Lc 2,34). Il suo arrivo, la sua venuta, la
sua presenza in questo tempo ultimo, oltre il quale Dio non ha più
niente da dire (non c’è altro tempo!)” è crisi” - su noi e sul mondo! È
giudizio inevitabile … non tanto perché lui venga per giudicarci
moralmente, ma piuttosto perché il modo “scandaloso” della sua
immersione nell’avventura umana tra di noi, sconvolge il nostro
sentire, la nostra consapevolezza di noi stessi e di Lui/Dio. Perché ha
scelto di esser ancor più impotente delle nostre impotenze, ancor più
povero delle nostre povertà. Per questo, molto prima che aprisse bocca,
subito l’ombra del rifiuto, della persecuzione e della morte incombe su
di lui … Ma è così che viene a noi la salvezza del mondo! Per questo
forse la chiesa ci fa leggere gli stessi testi apocalittici, che nel
loro linguaggio oscuro e ostico denunciano e insieme consolano le
ambiguità e le difficoltà del nostro vivere, sia nelle ultime domeniche
dell’anno, che preparano al Cristo trionfante, che nelle prime del
Cristo piccolo e impotente, insignificante. Fino a farci trepidare per
il futuro della nostra fede : “Temo sempre di essere sommerso dalla
disperazione che il Regno non venga mai più. Non è una disperazione che
escluda la fede: non sono insidiato dal dubbio che Dio non sia, che non
abbia senso sperare in lui, ma dal terrore che il Signore possa
definitivamente fallire, perdere la sua guerra (1Cor 15,24)” (Quinzio).
Le apocalissi del Nuovo Testamento hanno dentro una spina che Gesù
stesso ha messo in loro: “ il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà
ancora la fede sulla terra? (Lc 18,8)”.
… in Gesù è sfociata la corrente calda del messianesimo profetico:
sembrò, infatti, avverarsi in lui finalmente la promessa che corre dai
patriarchi … fino a Isaia o Geremia, e ai loro amici e discepoli,
inguaribili annunciatori di un nuovo tempo, una nuova alleanza, un
cuore nuovo, una nuova giustizia sulla terra. Gesù perde la vita per
annunciare questo Regno, nel silenzio di Nazareth, nell’insegnamento
pubblico, nei segni liberatori che la compassione gli strappa dal cuore
… quasi sempre incompreso, - fino alla autosentenza di estraneità (una
regalità altra), destinata perciò ad essere spazzata via dal cinico
realismo politico della regalità mondana impersonata nel potere
assoluto del procuratore imperiale, Pilato: il mio Regno non è da questo mondo!
… se Gesù aveva concentrato la sua vita sull’annuncio nella storia di
questo Regno extramondano, i discepoli annunciano Gesù, che dopo lo
scandalo della croce è apparso ed è riconosciuto come “il Signore” – e
li manda “con la forza dello Spirito” ad essere “testimoni di Lui” fino
ai confini del mondo e della storia. Da allora “la condizione cristiana”,
e la sua consapevolezza teologica, segue le sorti di questo doppio
centro del messaggio evangelico: siamo dentro una tensione bifocale –
come lacerati tra il Signore Gesù potente e glorioso ed il suo Regno
piccolo e fragile, che sembra non imporsi mai! I nostri occhi (e il
cuore!) sono malati di una sorta di insuperabile strabismo tra la
redenzione totale già avvenuta per tutti, in Cristo crocifisso e
risorto, che conosciamo con l’occhio della fede - e la persistente
insensata sofferenza dell’umanità in attesa di pace, giustizia ed
amore, che vediamo con l’occhio della storia … Nella quale anche noi
(singoli e chiesa) siamo immersi, mentre i miraggi delle profezie
bibliche vanno sempre più lontani e spariscono dall’orizzonte di troppa
gente. Ecco il rischio dell’insignificanza della fede che si insinua
nel cuore dei credenti. A noi, in questa nostra situazione, tentati dall’angoscia, dall’ansia e dalla paura … per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra, si rivolge l’annuncio bello di Luca 21.
anzitutto nella prima parte della sua piccola apocalisse (Lc 21,1-25 tralasciata dalla liturgia):
… Gli domandarono: Maestro, quando accadranno queste cose e quale sarà il segno
che staranno per compiersi? Rispose: badate di non lasciarvi ingannare.
Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io” e: “Il tempo è
vicino”; non andate dietro a loro! … non vi terrorizzate, perché prima
devono accadere queste cose, ma non sarà subito la fine» (7s). Si
tratta dunque di cercare non la scadenza (la fine): ma il fine (il
senso) degli sconvolgimenti cosmologici (sole, luna, stelle, terremoti
… sconvolgimento della terra, naturale o provocato dalla stoltezza
dell’uomo) e antropologici (gli uomini muoiono e si divorano dalla
paura e dall’ansia del degrado morale e politico …) ed ecclesiali
(metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno … perfino genitori,
fratelli, parenti ed amici) , ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto (18). Perché? qual è la chiave di lettura di questa tragedia in cui viviamo … tanto da dire: con la vostra perseveranza salverete la vostra vita (19)? Eccola:
“Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande” (27)
Si
tratta del fatto centrale, risolutore del senso della storia, quando la
presenza di Dio è apparsa nella sua massima gloria e nella sua totale
umiliazione, sulla croce - insieme nella stessa ora - l’ora di
sempre! Nell’immediato solo il centurione se ne accorse, ma questo
dramma continua a ripetersi – perché questa è la “nube” biblica, che
manifesta e nasconde la gloria di Dio, nell’esodo da ogni schiavitù,
verso la trasfigurazione del corpo di carne (e della sua storia
dolorosa)- nostra e di tutti. 28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
“Queste cose” sono già cominciate, sono la nostra storia cristiana,
dibattuta tra “la potenza e gloria grande” (perché così dice la nostra
fede in Cristo crocifisso e risorto) – e la sofferenza inconsolabile
della nostra “umanità”, nella quale oggi continua la passione di
Cristo. Dunque: State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita…(34).
Rischiamo infatti troppe volte, come persone e comunità, di esorcizzare
l’ansia e la paura annegandole in falsi obiettivi che dis/perdono
l’amore e intristiscono il cuore e abbandonano i poveri. Come
custodirsi?
36 Vegliate e pregate in ogni momento … “Vegliate” non è più il verbo di prima (34:vigilate - state attenti) ma Agrupnèite,
strano verbo: come dire “dormite nel campo” “vegliate dormendo”… in
costante implorazione o perché (se traduciamo letteralmente): “bisognosi”
di avere la forza di scansare ciò che vi viene addosso per travolgervi,
e stare “in piedi” davanti al Figlio dell’uomo. Dunque il discepolo
non deve fuggire dal mondo e dagli altri uomini (tentazione
apocalittica). Neanche deve credere di dominare il mondo (tentazione
teocratica). Nell’attesa terrena, talora drammatica, siamo tentati di
disperderci o ubriacarci … Ma “«Guardate il fico e tutte le piante;
(30) quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai
l’estate è vicina…”.Dobbiamo discernere i germogli (il Regno che
viene), per non schiacciarli o trascurarli, ma accudirli. Il futuro che
ci è promesso non è immaginario, non è fuori della storia, anzi
fermenta già il presente, già sta radicandosi come un germoglio - come
l’attesa o il timore dell’arrivo di una persona può salvare o rovinare
il presente di chi l’attende. È la certezza di questo arrivo che
provoca la tenerezza appassionata di Paolo, che dilaga attorno a lui …Il
Signore vi faccia riempire e’ straripare’ di amore gli uni verso gli
altri … così come siamo noi verso di voi!” per rendere saldi i vostri
cuori … (1Ts 3,12). La premura affettuosa per l’uomo è
l’espressione più autentica della fede cristiana. Una fede ormai
disincantata da ogni fascino di potere: umile (siamo fatti di terra, come tutti …): laica (senza particolari ricette o poteri sacrali – se non la parola che ci è stata affidata – e l’eucaristia che la rinnova in sua memoria; solidale (noi siamo solo primizie simboliche della salvezza di tutti); fedele (al
Signore, al suo Vangelo e ai poveri in cui egli vive … pregando sempre,
perché ci trovi intenti ad accudire la sua “piccola” presenza e
preparare la sua futura grande venuta.
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