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Pagina 1 di 2 Passione di N.S. GESÚ CRISTO secondo Luca (22-23)
alcune note, prima di ascoltare o leggere il racconto della Passione
di
Nostro Signore Gesù Cristo
… al centro della liturgia della
domenica delle Palme – immediata
preparazione alla Pasqua - c’è il racconto della passione e morte di
Gesù di Nazareth, secondo il racconto di Luca. Questo racconto è il
nucleo essenziale del Vangelo che è nato proprio da questa vicenda e
dallo sconvolgimento che ha prodotto in tutti coloro che hanno
partecipato a questo dramma. La fede - quella che chiamiamo la “fede
cristiana” - dei suoi stessi discepoli e di tutti i credenti in Gesù il
Cristo … fino a noi, qui si è persa e qui è rinata. Una fede radicata,
come dice Paolo, nel «Figlio di Dio che mi ha amato e si è dato per
me»
(Gal 2,20) consegnandoci così la viva dimostrazione trinitaria dell’
amore di donazione del Padre (Rom 8,32) e dell’ amore effuso dallo
Spirito (Rom 5,5)! Di anno in anno ci è offerta l’occasione di
riconfrontare la nostra fede con questo racconto (con il Protagonista di
questo racconto!), sotto il giudizio della sua croce. Perché il mistero
paradossale della morte di Dio è il luogo originario della nostra
salvezza – lì dove sta la connessione indissolubile del Verbo di Dio
vivente in eterno con l’uomo Gesù morto crocifisso. La Sorgente della
vita è coinvolta in modo indistricabile nella morte dell’uomo. Non è
morto per finta, né per espediente pedagogico. È molto forte il
pericolo
che noi stiamo ad aspettare il cambiamento della scena come spettatori
di un dramma incomprensibile. Sembra infatti che in quella “assenza di
tempo” non ci sia possibilità di seguire colui che è divenuto
“non-parola” – interruzione di ogni comunicazione! É necessario
prendere
con tutta serietà questo fatto: come un uomo, che muore ed è sepolto, è
muto e non manifesta né comunica più nulla, COS1 quando muore
quest’uomo Gesù, che era la Parola, la manifestazione e la comunicazione
di Dio, ciò che era rivelazione nella sua vita si interrompe
(Balthasar).
La morte di Gesù è dunque il tema centrale, verso cui tutto il
racconto
converge, perché da lì è partito lo scandalo drammatico e doloroso dei
discepoli, che man mano che lo vedono perdente, lo abbandonano (noi
credevamo!...). Il potere coalizzato di sempre (Erode Caifa Pilato),
nella logica di morte di questo mondo, stermina e disperde chiunque non
si sottomette. Questa sconfitta mostra l’incredulità e la sorpresa
sconvolgente dei discepoli - e aspetta al varco chiunque crede nel
progetto profetico di liberazione dell’umanità – a cominciare dalla
piccola esperienza personale di ognuno. Cosa significa questa “Sua”
esperienza umana di morto/risorto, che irrompe nella nostra vita,
rispetto all’incubo della nostra morte e della sofferenza del mondo, che
continua a incombere sempre su di noi e pian piano ci corrode?… Quando
ci toccherà anche a noi (come a tutti!) di passare da questa vita al non
esistere più! Questa oscura e censurata certezza, è quella che ci fa
spaventati o smarriti o persino cattivi… È di fronte a questa nostra
situazione umana senza uscita, che il racconto di Gesù diventa (può
diventare) “vangelo”, una gioiosa notizia di salvezza – o una favola
bella ma illusoria!
Noi sappiamo più o meno lucidamente che il messaggio evangelico risponde
alla domanda: chi è Gesù? – colui che i discepoli, pur in tanta
debolezza, hanno visto e ascoltato ed amato, più che capito (solo dopo
la risurrezione l’hanno capito):
* Gesù è la manifestazione storica dell’amore di Dio: senza il
Figlio
nessuno può vedere il Padre (Gv 1,18), a nessuno il Padre può
essere
rivelato (Mt 11,27) nessuno può venire al Padre (Gv 14,6).
* Ma questo figlio diletto del Padre è consegnato ai suoi nemici,
abbandonato, torturato e ucciso in croce, come aveva predetto: allora se
il Figlio, Parola del Padre, è morto, nessuno può vedere Dio,
ascoltarlo, arrivare a lui.
* C’è dunque un “tempo tragico”, in cui il Figlio muore e il mondo è
sconvolto nelle sue dinamiche strutturali fisiche, antropologiche e
religiose (cfr Mt 27,51ss e paralleli) – e Dio è inaccessibile (Dio
mio
Dio mio, perché mi hai abbandonato?).
* Anzi, Dio si è fatto uomo - come la tradizione ci ha mostrato -
proprio
per questo giorno. Su questa base si diffonde la testimonianza dei
discepoli: Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo
Gesù,
siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque
siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu
risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi
possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente
uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a
somiglianza della sua risurrezione (Rom 6,4s)
Ecco perché questo racconto della passione e morte del Signore è il
nucleo sorgivo di tutto il Vangelo, la scaturigine della fede
cristiana,
come è arrivata fino a noi. E rimane ancora la pietra di paragone o di
misura della nostra fede di oggi. Dunque, va ascoltata con
l’atteggiamento di chi sa (o spera?!) che questo racconto sta
continuando, fino ad oggi, nelle nostre vicende di disperazione e di
speranza, di peccato e di scoramento… Questa misteriosa vicenda
ci si
presenta come la nostra salvezza. Perché dire “mistero” qui vuol
dire
vicenda divino / umana e quindi imponderabile e incommensurabile alle
nostre analisi, ma affidabile – e capace di penetrare e impregnare la
nostra vita – proprio perché questa commistione divino umana in Cristo
l’ha resa contemporanea ed efficace, dentro nel tempo storico ove è
avvenuta, e insieme oltre il tempo cronologico e lo spazio fisico, è
accessibile oggi e sempre anche a noi! Nella passione di Cristo è
contenuta e si rinnova la passione degli uomini e delle donne di oggi – è
implosa la potenza della risurrezione - pena l’inutilità o
insignificanza della nostra fede. Dunque da qui nasce anche per noi la
“buona notizia”. Perché? Perché avviene qualcosa di assolutamente
unico
nell’esperienza umana vissuta da Gesù: una completa assenza di Dio,
nella presenza di tutto il peccato del mondo come dolore e
sprofondamento nella ‘seconda morte’ o nel ‘secondo caos’, al di
fuori
del mondo ordinato all’inizio da Dio. Così è proprio Dio che prende su
di sé, sotto la forma dell’ obbedienza suprema del Figlio al Padre,
ciò
che si oppone radicalmente a Dio ed è da lui eternamente rigettato, e,
secondo l’espressione di Lutero, si nasconde, rivelandosi «sub
contrario». Proprio la radicalità irraggiungibile di questo
nascondimento (svuotamento) attira lo sguardo e l’attenzione degli occhi
della fede. Ora è estremamente difficile conciliare da una parte il
‘paradosso assoluto’ che costituisce questa distanza (tra Dio e il
figlio sulla croce!) e dall’ altra la continuità del Risorto con colui
che prima viveva ed è morto. Tuttavia ciò è necessario e rafforza ancora
una volta il paradosso. ... tra il prima e il dopo, tra il Gesù mortale
e il Signore risorto, tra la terra e il cielo. «Lo scandalo
della croce
non può essere eliminato» (Gal 5,11), «la croce di Cristo non può
essere svuotata» (1 Cor 1,17) (von Balthasar). .
L’atteggiamento della chiesa: l’infedeltà
Pietro – a nome di tutti noi! - dovrà compiere il difficile passaggio
dalla legge al Vangelo, passando dalla presunzione alla vigliaccheria,
al perdono, per capire Gesù come unico suo salvatore. Questa è
l’esperienza atroce che Gesù gli predice e gli augura - e nella quale
l’accompagna con la sua preghiera, perché possa salvarsi e accogliere il
perdono! Il suo sguardo muto e straziato, “fissato su di lui”, gli
trafiggerà finalmente il cuore, e lo convincerà che ogni discepolo
(anche capo della chiesa) non è meno peccatore di tutti. La sua grazia è
di aver fatto esperienza … e così poter insegnare come è stato
perdonato! La “croce” (nel rifiuto della quale Gesù ha previsto
che lo
tradiamo e rinneghiamo, perché questo è il peccato “cristiano”!) è
davvero la nostra pietra d’inciampo e insieme la nostra salvezza.
Il testamento di Gesù, secondo Luca, sposta qui il tema della
“competizione” tra i discepoli (che litigavano chi era il più bravo)
perché la “servitudine” di Gesù arriva al culmine del dono di sé. Anche
il nostro peccato è Vangelo, è l’altra faccia della misericordia di Dio
che si è rivelata pienamente in Gesù! Il peccato non è la debolezza, ma
l’orgoglio competitivo e l’autosufficienza. Il Signore si dona ad una
chiesa litigiosa, che non lo capisce, lo misconosce, lo tradisce, e
fugge rinnegandolo. Tutti noi, suoi discepoli, siamo ancora schiavi del
peccato e la nostra libertà è solo nell’accogliere il perdono.. Dentro
di noi c’è la lotta drammatica tra lo spirito del demonio divisore che
spinge alla competizione omicida e lo spirito di Gesù che è tra noi come
colui che serve. Mangiando e bevendo il suo corpo/sangue noi ci
associamo al suo destino. Dal modo con cui la chiesa descrive se stessa
nella narrazione della passione è chiaro ciò che essa ha riconosciuto:
qui non c’è diretta ‘sequela’ di Cristo’ (id). Il tradimento di
Pietro e
la fuga degli altri … ne smascherano infedeltà, vigliaccheria, poca
fidatezza. Tutto ciò che Pietro fa nel contesto della passione si
dimostra sbagliato: la sua preghiera, perché il Signore non soffra; la
sua affermazione che non avrebbe mai tradito, anche se gli altri lo
avessero fatto: proprio lui sarà il principale rinnegatore; il suo senso
di responsabilità nell’ osservare gli avvenimenti: proprio in questo
posto di osservazione naufraga vergognosamente. L’unica maniera che gli
resta di essere vicino a Gesù è di mettersi da parte, per piangere
amaramente: più sopra se stesso che sul suo Signore.
Dietro la chiesa gerarchica e degli uomini, che scompare, affiora, come
elemento perseverante, «da lontano», la chiesa delle donne
che lo
«accompagnavano» e si «prendevano cura di lui»: «molte», dice Marco
(15,41), accanto alle tre che egli nomina; esse sono presenti alla
sepoltura e saranno le prime testimoni di Pasqua. Esse
assistono”guardando” e partecipando alla sofferenza in maniera
contemplativa e non già attivamente o, come le donne di Gerusalemme
respinte da Gesù, attribuendosi con le lacrime un ruolo attivo.
Attivi sono solo un estraneo, che viene caricato della croce, e i due
«malfattori» assieme ai quali Gesù crocifisso forma una nuova comunità
di condannati. Questi hanno adesso la precedenza davanti agli eletti. …
perché è diventato uno della serie dei senza legge… Is 53,12 Gesù
si
identifica con il giusto che porta su di sé l’iniquità del popolo… come
servo sofferente. Dalle sue piaghe siamo stati guariti. Ricordando la
profezia antica, Gesù anticipa per i suoi discepoli (inutilmente, per
ora!) la spiegazione della sua passione e morte. Sa che poi capiranno …
che tutta la Scrittura “deve compiersi in me”.
Queste note sono ampiamente, e talora letteralmente, ispirate al
testo
classico di Von Balthasar, Teologia dei tre giorni, Queriniana 1971
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