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Pagina 1 di 2 Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
La
migliore preparazione alla domenica delle palme dovrebbe essere
l’ascolto attento e accorato del racconto della passione del Signore,
il cuore del messaggio evangelico, perché tutto il resto del vangelo è
solo una introduzione alla comprensione di questo mistero scandaloso e
folle di un Dio incarnato, che “ha presentato il dorso ai
flagellatori, le guance a coloro che gli strappavano la barba; non ha
sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.”, ma “ha svuotato
se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli
uomini… obbediente fino alla morte e a una morte di croce”. Attraverso
questo trauma indicibile i discepoli, aiutati da Gesù risorto, hanno
trovato nelle Scritture la chiave per ricordare e reinterpretare tutto
quanto Gesù stesso aveva detto e fatto sotto i loro occhi! Questo
racconto rimane per sempre la manifestazione storica dell’identità
intima di Dio.
Seguono qui soltanto alcune indicazioni previe alla lettura…
… dovunque si proclamerà il Vangelo si dirà quello che questa donna ha fatto!
C’è un’introduzione luminosa al racconto della Passione. Solo una
donna, tra tutti gli attori che intervengono in questo tragico dramma,
capisce veramente il protagonista, lo accudisce e lo consola - perché
quella sera, a casa di Simone il lebbroso, ella si è sentita rinascere,
di fronte allo sguardo di amore di Gesù. E Gesù ne fa un elogio
inaspettato, senza uguali, inserendola negli elementi essenziali,
indimenticabili, del racconto evangelico. Il suo gesto dunque è Parola
di Dio. Ma prima è stato un ascolto della Parola tanto appassionato che
diventa appunto vangelo, a sua volta! Lo spreco di amore della passione
di “Dio” per noi, ha una donna che lo capisce… senza riserve. Ha visto
il suo amore trasbordare su di lei. In lui si sta preparando
l’autospreco dell’amore di Dio per il mondo, di cui sarà simbolo e
sacramento, appunto, l’eucaristia dell’ultima cena. Il profumo del suo
gesto di tenerezza (unica consolazione di Gesù, nel racconto della
passione secondo Marco) si diffonde nei millenni a venire: cosa
impalpabile, ma percepibile, perché questa tenerezza verso il suo corpo
è accolta da Gesù come profezia della risurrezione. Agli antipodi c’è
la logica del mondo circostante, non solo del traditore allo sbando!
Tutti infatti erano infuriati contro di lei, mentre “si rallegrarono”
per il gesto di Giuda. Di fronte a Gesù emergono le due contrapposte
percezioni e orientamenti di vita: da una parte, minuscola, perdente,
sta Gesù con lei. Dall’altra, preponderante, tutti gli altri, ma in
verità senza futuro. Con tutte le conseguenze esistenziali, affettive,
economiche: 300 denari buttati per amore ! – 30 denari avvelenati per
tradire e vendere il maestro amico! Da una parte lo spreco del dono
totale di sé per amore, dall’altra il “salva te stesso” che sarà
poi, sempre, il ritornello dell’ironia tragica dei passanti sotto ogni
croce. In mezzo… i discepoli (e… noi!), i presuntuosi senza radici, o i
titubanti, affezionati e lacerati tra la voglia accorata di seguire
Gesù e la paralizzante paura di perdere qualche pezzo di vita …fino
alla nostalgia disperata di non riuscire a tenere il suo passo dietro a
lui, e persino tradire la fedeltà al suo amore. Con il pianto
silenzioso e disperato! Questa donna, che invece: “ha fatto tutto ciò che era in suo potere”, sta, appassionata, sulla soglia della via crucis, per prenderci per mano nel doloroso cammino e insegnarci che la paura si supera solo con la follia dell’amore.
Preparare e celebrare la cena… pasquale
Preparare la cena, ripercorrere i riti della storia antica, nel culto e
nei rituali, è facile e quasi connaturale, se si è cresciuti in
comunità di credenti. Ma nel rito rivive sempre la tentazione della
presunzione ostinata ed irriducibile dei discepoli… che inutilmente
Gesù previene sulla loro permanente debolezza congenita e traditrice.
Con quale sconsolata amarezza li preavvisa: uno di voi mi tradirà… e tutti rimarrete scandalizzati di me! Nonostante
ogni buona intenzione, la scelta drammatica è inevitabile, presto o
tardi nella vita: o dalla parte di Gesù sconfitto o dalla parte di chi
lo vende, tradisce, abbandona e uccide, ancor oggi nei poveri in cui
egli vive. Non solo in Giuda Gesù sperimenta l’amore fallito, ma nei
suoi discepoli più intimi. Il cuore gli si scarnifica per il tradimento
di uno dei suoi, per il rinnegamento ostinato e ribadito del
“fondamento” della sua chiesa e infine per la fuga vile di tutti… Poi
la folla prima osannante lo vorrà crocifisso! Sono questi coloro per i
quali più immediatamente dà la vita… rivelando così l’amore
incondizionato (sprecato) per tutti, nei millenni a venire.
Questo è il mio corpo / questo è il mio sangue
… questo è il nucleo generatore della nuova Alleanza. Ogni religione si
fonda sul sacrificio dell’uomo, o di un animale o di qualcosa che
simbolicamente lo sostituisca. Il vangelo racconta il sacrificio di
Dio. Tutto è ribaltato! La vittima non è “un altro”, ma il sacerdote
stesso, unico, per chiudere una volta per sempre la catena vertiginosa
della vendetta purificatrice! Per di più “colui” al quale e per il
quale tutto è offerto non è Dio, ma l’uomo! Il vangelo, bisogna
ribadirlo, è nato per spiegare e comprendere il mistero del Signore
che, per la nostra salvezza, è morto, risorto e asceso al cielo – e che
pure è rimasto per sempre in mezzo a noi …come Parola – Nutrimento –
Comunione tra fratelli. Ogni possibile salvezza parte da qui e porta
qui: la creazione converge in questo mistero di perdono / liberazione /
comunione, nel corpo di carne del figlio di Dio, offerto per gli uomini
“suoi” fratelli… proprio mentre questi si preparano a tradirlo,
rinnegarlo, abbandonarlo. Il bacio del tradimento, invece che la
riconoscenza; il sonno pesante e invincibile degli apostoli prediletti,
invece che la preghiera e la vigilanza; la solitudine abbandonata alla
sua disperazione implorante… continuano fino alla fine dell’agonia di
Gesù, che prosegue misteriosamente finché durerà il male nel mondo,
finché ci sarà – e ci sarà sempre! – un suo discepolo che
nell’oppressione implora per tutti: abbà, Padre! É così che
finisce l’azione di Gesù e comincia la sua passione. Al “dono della sua
vita” si contrappone l’ “impadronirsi” di lui, con tutti i mezzi:
danari, bastoni, baci, spade… e lui si lascia prendere, si consegna
nelle nostre mani traditrici.
“io sono!”
… e allora, proprio adesso, in tanto silenzio inerme e indifeso, Gesù si proclama “il signore della storia… che tornerà con le nubi del cielo”,
ricollegandosi all’epifania più grande, sul Sinai… , come tante volte
ha tentato discretamente di far capire nei giorni della sua vita
terrena. Dopo non dirà più nulla: parla la sequenza della sua passione!
È finito il segreto messianico e ogni pericolo di ambiguità. Adesso non
può più esser confuso con un Dio potente. Per questo è rinnegato da
tutti. Pietro ne è solo il portavoce: non conosco quest’uomo!
Anche lui l’ha barattato, come i capi, la folla, i discepoli tutti, in
cambio della propria disgraziata illusoria salvezza. Ma questo è
l’amaro baratto che ci salva: la passione e morte del Giusto per la
salvezza e la vita degli ingiusti! Questa è la bestemmia: Gesù, il
condannato all’ignominia della croce, abbandonato da tutti, è colui che
ci salva. Il resto del racconto procede come il cerimoniale allucinante
di un re capovolto: la condanna consapevole della sua innocenza, la
tortura e l’investitura regale di un pazzo, l’incoronazione e il
dileggio dei soldati, l’editto di morte come re dei giudei…
Il grido inarticolato
“… solo una parola di Gesù in croce viene riferita da Marco: Dio
mio, Dio mio,perché mi hai abbandonato? A questo ‘perché?’, non si dà
nessuna risposta. Niente ora può essere alleggerito. Perciò la fine del
salvatore del mondo arriva con un “grande grido”, in cui egli, non solo
in senso umano, ma divino - umano, dà espressione all’ingiustizia fatta
a Dio dalla storia del mondo, dall’inconcepibile ignominia. E proprio
questo grido con cui egli muore porta il centurione per primo alla fede” (von Balthassar).
… ma le donne stanno a guadare da lontano!
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