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I Lettura Is 50,4-7
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia
indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio
orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha
aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato
indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a
coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli
insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto
svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo
di non restare confuso.
II Lettura Fil 2,6-11
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un
privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una
condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto
riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla
morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il
nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni
ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua
proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
Passione di N.S. Gesù Cristo secondo Marco
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti
e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo
morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una
rivolta del popolo». Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il
lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di
alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe
il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni,
fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si
poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed
erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare;
perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I
poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene
quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo
potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io
vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in
ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto». Allora Giuda
Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per
consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero
di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento
opportuno. Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua,
i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare,
perché tu possa mangiare la Pasqua?»
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e
vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove
entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia
stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli
vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta;
lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in
città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Venuta
la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e
mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che
mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno
dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui
che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come
sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo
viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». E, mentre
mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede
loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e
rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è
il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi
dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui
lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono
verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete
scandalizzati, perché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore
saranno disperse. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». Gesù
gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima
che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». Ma egli, con
grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti
rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai suoi
discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro,
Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro:
«La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi,
andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile,
passasse via da lui quell’ora. E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è
possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio
io, ma ciò che vuoi tu». Poi venne, li trovò addormentati e disse a
Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora?
Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto,
ma la carne è debole». Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse
parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi
si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per
la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È
venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei
peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e
con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti,
dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno
convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e
conducetelo via sotto buona scorta». Appena giunto, gli si avvicinò e
disse: «Rabbì» e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo
arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del
sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come
se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni
giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete
arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». Allora tutti lo
abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva
addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato
cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei
sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da
lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne
stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e
tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo
a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso
contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si
alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Lo abbiamo
udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani
d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani
d’uomo”». Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo
sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo:
«Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma
egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo
interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?».
Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla
destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo
sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora
di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti
sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli
addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: «Fa’ il
profeta!». E i servi lo schiaffeggiavano. Mentre Pietro era giù nel
cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo
Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche
tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non
capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo
cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è
uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di
nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei
Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco
quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo
cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto:
«Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E
scoppiò in pianto.
E subito, al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi
e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù,
lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu
sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei
sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo
dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma
Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un
carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in
carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un
omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che
egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta
in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei
sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei
sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in
libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete
dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed
essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male
ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato,
volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro
Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse
crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel
pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora,
intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi
presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il
capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si
prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo
spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo
condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la sua croce
un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla
campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del
Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato
con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le
sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il
motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui
crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. [
] Quelli che passavano di là, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che
distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso
scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli
scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri
e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora
dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano
stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del
pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà
sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai
abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco,
chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su
una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene
Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione,
che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo,
disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». Vi erano anche alcune
donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria
madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era
in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite
con lui a Gerusalemme. Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve,
cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del
sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da
Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già
morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo.
Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora,
comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo
e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una
pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di
Ioses stavano a osservare dove veniva posto.
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