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Sommario
Corpus Domini anno C.
commento

Il contesto di tutti e tre i brani proposti è un contesto di divisioni: nella prima lettura l’incontro con Melchidesek avviene al termine di una battaglia fra re di varie tribù; san Paolo parla dell’Eucaristia dopo aver descritto le varie fazioni che esistono nella comunità di Corinto; il brano della moltiplicazione dei pani in Luca è racchiuso tra due passi, quello dell’incapacità di Erode a credere in Gesù e quello dei discepoli che lo riconoscono come il Cristo di Dio.
La moltiplicazione dei pani è all’interno di una predicazione del Regno e dell’invio dei discepoli. Tutta la prima parte del vangelo di Lc è segnata dal tema dell’ascolto. Dalla fine del cap. 9 in poi invece il tema centrale sarà la salita verso Gerusalemme. L’ascolto della Parola è ciò che apre al rapporto con Gesù, che manifesta il Regno, cioè la vicinanza del Padre all’umanità. Ma l’umanità cui Gesù si rivolge è un’umanità affamata. Per questo la Parola diventa Pane, cioè cibo. Non è però con la curiosità di Erode che ci si può rapportare a Gesù (Lc 9,7-9), ma con la disponibilità a seguirlo fino al compimento del suo cammino.
Il pane perciò che Gesù dona non è semplicemente cibo che rinfranca, ma è nutrimento che abilità al cammino, un cammino che porta il Signore – e dunque il discepolo – ad accogliere la volontà del Padre: manifestare l’amore di Dio per l’uomo fino a rimetterci la vita.
Da questo punto di vista il senso del brano di Luca è molto vicino a quanto abbiamo letto nella seconda lettura. All’inizio, in 1Cor 1,22-23 si dice: “Mentre i Giudei chiedono segni e Greci cercano sapienza, noi annunciamo Cristo Crocifisso”. Il cuore dell’annuncio della Parola resta la Pasqua di Gesù e tutti i segni, i gesti e le parole di Gesù hanno un unico obiettivo: abilitare l’uomo a restare con Lui fino alla Pasqua. A questo è legato il segno di Lc 9: l’uomo non sostiene la vista di un Dio crocifisso; non è capace di pensarlo, né è capace di riconoscerlo e seguirlo. È più facile dividersi, disperdersi, stare al sicuro che camminare dietro a Gesù. In un certo senso è ciò che sta dietro all’osservazione de discepoli quando suggeriscono di congedare la folla. Gesù invece li richiama ad una responsabilità impossibile: come si può sfamare una folla con 5 pani e 2 pesci?
Proprio qui si manifesta il mistero dell’Eucaristia: ciò che sfama la folla non è la potenza e l’efficacia dei mezzi a disposizione dei discepoli. Attualizzando potremmo dire: il problema non è quello della forza delle nostre strategie pastorali o di risposta ai bisogni di chi incontriamo sul nostro cammino. Il segreto del Regno e del cibo che il Padre ci dona in Gesù è la condivisione. Sul piano dell’efficienza e delle ragioni umane nascono tutte le nostre dialettiche divisorie. Il pane, che è Gesù, mostra invece la possibilità di entrare in un’altra logica che sazia molto più di qualunque altra prospettiva. Ma questa possibilità è legata alla disponibilità ad entrare in un modello pasquale di vita. Infatti, quando i discepoli riconoscono in Gesù il Cristo, subito il Signore aggiunge un annuncio della passione e i consigli evangelici del rinnegamento (Lc 9,18-27). Il problema è proprio questo: accettare il pane che il Signore offre, come cammino che ci porta non alla nostra personale sazietà, ma ad imparare a svuotare la pancia, la vita, i progetti, i desideri affinché qualcun altro abbia vita. Il prezzo della propria sazietà è la solitudine, il premio della sazietà dell’altro è la ricchezza di un incontro. L’Eucaristia ci provoca proprio su questa alternativa: è meglio una realizzazione di sé che mi compie come individuo o è meglio una sazietà dell’altro che mi fa essere persona? L’inganno primordiale che da sempre insidia la vita umana è esattamente questo e i primi 11 capitoli di Genesi lo mostrano molto bene: il rapporto uomo/donna, fratello/fratello, popoli/popoli ha dentro l’ambiguità di questa alternativa. Il Vangelo è la proposta ai discepoli di schierarsi a favore dell’altro, per impostare una storia diversa, non divisa (cioè diabolica), ma comunionale (cioè divina). L’Eucaristia allora è l’esperienza di un amore che instancabilmente si mostra a favore dell’altro e che ci insegna a fare altrettanto. In questo senso non è cibo che riempie, ma è pane che mette in cammino fino al dono di sé e solo in quanto tale può essere vissuta, celebrata e adorata. La povertà delle nostre risorse non sarà mai un’obiezione sufficiente a farci tirare indietro. Anzi sarà sempre l’unico luogo dove questo cammino è reso possibile dal Padre, in Gesù, per ognuno di noi.