|
|
|
Pagina 2 di 2
Mentre tutto il popolo veniva a farsi battezzare, anche Gesù ricevette il battesimo.
Il fatto che Gesù si faccia battezzare con tutto il popolo, sulle rive
del Giordano, in fila con tutti gli altri … è molto misterioso e certo
non casuale. Quel battesimo non era pertinente per lui, e il Battista
voleva infatti dissuaderlo, poiché lo stava predicando come il segno di
chi cercava di ottenere ed esprimere la conversione dal peccato –
l’unica cosa umana che Gesù non condivide con noi (egli infatti è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato: Eb 4,15).
Sono lontane le luci dolci del Natale, colme di stupore e di speranza,
pur nella povertà e nella persecuzione. Ma questo di oggi, è il
completamento dello stesso annuncio sconvolgente del Natale: Dio si
immerge nel profondo dell’umanità! Gesù s’inoltra nella vita adulta,
come se sprofondasse nel fango denso e scuro dell’umanità non più
bambina, ma ormai cosciente e dolente del suo peccato, per dire insieme
a noi, a tutti i costi e per sempre: ci sono anch’io, con voi! Non avrà
certamente provato il peccato, che in qualche modo vuol dire rifiutare
di amare e donarsi. Ma proprio per questa sua inimitabile capacità di
solidarietà, la sua immedesimazione con noi è talmente profonda che il
desolato scoramento che ci corrode l’anima, a causa delle nostre paure
e dei complessi di colpa, l’angoscia degli auto rimproveri, la
tentazione letale dell’autodistruzione … (ciò che la bibbia intende per
il male … dentro di noi!) lo hanno contagiato. Un male, non suo. Lo ha
come assorbito dalla gente che aveva attorno, poveri malati indemoniati
peccatori, autodistrutti fisicamente e moralmente … di coloro che
ammettevano umilmente il proprio male come anche di quelli che
credevano di nasconderlo nei loro sepolcri imbiancati: tutti
tristemente incapaci di uscire dalla loro impotenza e dalla loro più
che giustificata vergogna di sé. Davvero il peccato e la miseria umana
che ha attorno (i suoi fratelli e sorelle “umani”!) gli mordono il
cuore. L’amore e la compassione gli rendono inutile la sua santità (il solo giusto!).
Mi viene in mente la scena di un film sui desaparecidos in
Cile: due giovani innamorati, arrestati insieme, torturati, portati
all’estremo del disfacimento della persona … Rimane la luce e la forza
indistruttibile dell’amore tra loro, che li lega e li sostiene, prima
di morire. Ma lui ha parenti tra i generali e alla fine è salvato! e
mentre lo estraggono dagli scantinati dove sono sepolti, vede lontano
lei, che rimane là dentro, per sparire nel nulla. Un dolore insopportabile (assoluto) gli consuma per sempre la vita
– che non vuole più, perché con lei laggiù sono rimasti, condannati a
morte con lei, il suo cuore e la sua speranza! – rimasti con ciò che di
più bello aveva nella vita. Se Gesù è innamorato di noi, e, diventando
grande, prende coscienza della nostra situazione umana … è già
condannato a morte – dentro! non alla sua, ma alla nostra morte!
Proprio perché non ha peccato, e quindi è infinitamente capace di
amare, sempre! Il suo legame indissolubile di dedizione al “Padre della
sua vita”, fa sì che essere travolto con noi, diventa, insieme, la sua
morte e la nostra salvezza. Questo vuol dire immergersi nella nostra
sorte e morire della nostra morte. Avviene come un travaso di destino,
per troppo amore! E il segno e il simbolo di questo travaso vitale è il
battesimo: un contagio “reciproco”, in qualche modo – di peccato e di
amore, di morte e di resurrezione. Paolo, ammaliato di Cristo, che gli
ha sconvolto la vita, ne ha assorbito un’esperienza struggente:
O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo
stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo
stati con/ sepolti insieme a lui nella morte, affinché, come
Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così
anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati
intimamente uniti a lui nell’assimilazione della sua morte, lo saremo
anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio
che è in noi è stato con/crocifisso con lui, affinché fosse
reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi
del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo
morti con Cristo, crediamo che anche con/ vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui (Rom 6,3ss).
Tutte le dinamiche della salvezza cristiana, passano per di qua,
perché il battesimo condensa in sé il Natale di Gesù e l’inevitabile
sua destinazione (nella necessità dell’amore) alla croce. Visto alla
luce della sua passione per l’uomo, tutto è originato dalla
irresistibile compassione misericordiosa per noi. Visto nella
concatenazione degli eventi storici è stato maciullato dal meccanismo
omicida della logica distruttiva del potere nel mondo, che lui ha osato
mettere in discussione nel suo intreccio affettivo, religioso,
politico, economico. E qui che nasce e manifesta simbolicamente la sua
forza “la prima volta”, al Giordano! il nuovo battesimo dello
Spirito (dell’amore!) ed emerge il suo contenuto di fuoco, cioè l’altro
compimento battesimale, il battesimo della croce! Gli aspri neologismi
che Paolo inventa per esprimere questa destinazione di salvezza
reciproca tra noi è Gesù (orami siamo il suo corpo!), sono il culmine
incredibile del mistero di amore, come destino comune che si sta
saldando tra noi e il Dio/uomo. Come quel giovane cileno che non poteva
più vivere senza la sua ragazza, Gesù non avrebbe più potuto sopportare
una vita che non fosse salvezza e speranza con/divisa con noi, per la
sua immersione totale nella nostra condizione umana, con/vissuta in
un’assimilazione appassionata al nostro destino di salvezza – già di
qua! perché l’amore non ha pazienza di fronte alla sofferenza
dell’altro! Piuttosto si lascia distruggere che abbandonare l’altro nel
suo dolore mortale.
Con questo evento del Battesimo (considerato dall’antica liturgia
come il livello più alto e conclusivo della celebrazione dell’Epifania
del Signore) si apre una breccia nello stesso mistero interelazionale trinitario.
Come quando anche a noi capita che per esser fedeli all’amore e vicini
alla debolezza dell’altro, siamo costretti a mettere a nudo (a
rischio!) la nostra intimità. Neanche l’amore divino può contenersi: il
Padre trafora il cielo proteso con la sua tenerezza riconoscente verso
il figlio. Lo Spirito sta sospeso in forma di colomba tra il Padre e il
Figlio, il quale prega la “Fonte” della sua vita di non abbandonarlo,
soprattutto adesso, che ormai è identificato con il suoi fratelli,
immerso nella loro acqua di peccato, di impotenza ad amare. Il
“Rapporto d’amore” tra i due, Padre e Figlio, non poteva che essere
espresso da un’immagine con le ali, per collegare cielo e terra,
divinità e umanità, perdono e peccato … cioè portare al Figlio la
volontà del Padre e al Padre la preghiera del Figlio, la sua vita
offerta per noi. La salvezza è una decisione di amore trinitario –
perché l’amore, appunto, è sempre amore di volti – anche in Dio!
Gli amici di Gesù hanno imparato da lui, e hanno scoperto il
battesimo all’origine del legame con lui! E ricchi di questi simboli
forti, istruiti dall’interpretazione della storia della salvezza che ha
loro insegnato, sono partiti per testimoniare fino ai confini della
terra il compimento delle profezie antiche: la notizia gioiosa e
l’esperienza trepida di un nuovo modo di essere uomini, “perché amati
da Dio”. Infatti proprio questo annunciavano : è apparsa la grazia
di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare
l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà,
con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della
manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù
Cristo. Di fronte ad una tale dilatazione di orizzonti e al dono
della rinata fiducia in loro stessi, proprio perché indissolubilmente
segnati dalla riconoscenza – di fronte a loro … noi ci ritroviamo un
po’ intristiti, timorosi o sfiduciati. La nostra traduzione culturale,
e in particolare etica, di un messaggio così potente, non riesce a
stare dietro alla gravità dei problemi e dei drammi dell’umanità. Per
cui facciamo fatica a gestire una combinazione equilibrata tra
giustizia ed amore, interessi della persona e della collettività,
benessere di alcuni popoli (pochi) e miseria di altri (troppi)… Gesù ha
assunto il grido del Battista contro l’ingiustizia e l’ha ribattezzato,
non per spiritualizzarne le denunce e le attese, ma per legare
esistenzialmente la proclamazione della giustizia da parte dei suoi
discepoli al totale coinvolgimento della loro esistenza nella storia
degli uomini. Lui l’ha fatto fino ad assumersene sulla pelle ogni
sofferenza e inadempienza, e ha proposto ai suoi amici di fare
altrettanto.
|
|
|
|