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Sommario
Battesimo del Signore C.
commento

Mentre tutto il popolo veniva a farsi battezzare, anche Gesù ricevette il battesimo. Il fatto che Gesù si faccia battezzare con tutto il popolo, sulle rive del Giordano, in fila con tutti gli altri … è molto misterioso e certo non casuale. Quel battesimo non era pertinente per lui, e il Battista voleva infatti dissuaderlo, poiché lo stava predicando come il segno di chi cercava di ottenere ed esprimere la conversione dal peccato – l’unica cosa umana che Gesù non condivide con noi (egli infatti è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato: Eb 4,15). Sono lontane le luci dolci del Natale, colme di stupore e di speranza, pur nella povertà e nella persecuzione. Ma questo di oggi, è il completamento dello stesso annuncio sconvolgente del Natale: Dio si immerge nel profondo dell’umanità! Gesù s’inoltra nella vita adulta, come se sprofondasse nel fango denso e scuro dell’umanità non più bambina, ma ormai cosciente e dolente del suo peccato, per dire insieme a noi, a tutti i costi e per sempre: ci sono anch’io, con voi! Non avrà certamente provato il peccato, che in qualche modo vuol dire rifiutare di amare e donarsi. Ma proprio per questa sua inimitabile capacità di solidarietà, la sua immedesimazione con noi è talmente profonda che il desolato scoramento che ci corrode l’anima, a causa delle nostre paure e dei complessi di colpa, l’angoscia degli auto rimproveri, la tentazione letale dell’autodistruzione … (ciò che la bibbia intende per il male … dentro di noi!) lo hanno contagiato. Un male, non suo. Lo ha come assorbito dalla gente che aveva attorno, poveri malati indemoniati peccatori, autodistrutti fisicamente e moralmente … di coloro che ammettevano umilmente il proprio male   come anche di quelli che credevano di nasconderlo nei loro sepolcri imbiancati: tutti tristemente incapaci di uscire dalla loro impotenza e dalla loro più che giustificata vergogna di sé. Davvero il peccato e la miseria umana che ha attorno (i suoi fratelli e sorelle “umani”!) gli mordono il cuore. L’amore e la compassione gli rendono inutile la sua santità (il solo giusto!).

Mi viene in mente la scena di un film sui desaparecidos in Cile: due giovani innamorati, arrestati insieme, torturati, portati all’estremo del disfacimento della persona … Rimane la luce e la forza indistruttibile dell’amore tra loro, che li lega e li sostiene, prima di morire. Ma lui ha parenti tra i generali e alla fine è salvato! e mentre lo estraggono dagli scantinati dove sono sepolti, vede lontano lei, che rimane là dentro, per sparire nel nulla. Un dolore insopportabile (assoluto) gli consuma per sempre la vita – che non vuole più, perché con lei laggiù sono rimasti, condannati a morte con lei, il suo cuore e la sua speranza! – rimasti con ciò che di più bello aveva nella vita. Se Gesù è innamorato di noi, e, diventando grande, prende coscienza della nostra situazione umana … è già condannato a morte – dentro!   non alla sua, ma alla nostra morte! Proprio perché non ha peccato, e quindi è infinitamente capace di amare, sempre! Il suo legame indissolubile di dedizione al “Padre della sua vita”, fa sì che essere travolto con noi, diventa, insieme, la sua morte e la nostra salvezza. Questo vuol dire immergersi nella nostra sorte e morire della nostra morte. Avviene come un travaso di destino, per troppo amore! E il segno e il simbolo di questo travaso vitale è il battesimo: un contagio “reciproco”, in qualche modo – di peccato e di amore, di morte e di resurrezione. Paolo, ammaliato di Cristo, che gli ha sconvolto la vita, ne ha assorbito un’esperienza struggente:
O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati con/ sepolti insieme a lui nella morte, affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui nell’assimilazione della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato con/crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche con/ vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui (Rom 6,3ss).

Tutte le dinamiche della salvezza cristiana, passano per di qua, perché il battesimo condensa in sé il Natale di Gesù e l’inevitabile sua destinazione (nella necessità dell’amore) alla croce. Visto alla luce della sua passione per l’uomo, tutto è originato dalla irresistibile compassione misericordiosa per noi. Visto nella concatenazione degli eventi storici è stato maciullato dal meccanismo omicida della logica distruttiva del potere nel mondo, che lui ha osato mettere in discussione nel suo intreccio affettivo, religioso, politico, economico. E qui che nasce e manifesta simbolicamente la sua forza   “la prima volta”, al Giordano!   il nuovo battesimo dello Spirito (dell’amore!) ed emerge il suo contenuto di fuoco, cioè l’altro compimento battesimale, il battesimo della croce! Gli aspri neologismi che Paolo inventa per esprimere questa destinazione di salvezza reciproca tra noi è Gesù (orami siamo il suo corpo!), sono il culmine incredibile del mistero di amore, come destino comune che si sta saldando tra noi e il Dio/uomo. Come quel giovane cileno che non poteva più vivere senza la sua ragazza, Gesù non avrebbe più potuto sopportare una vita che non fosse salvezza e speranza con/divisa con noi, per la sua immersione totale nella nostra condizione umana, con/vissuta in un’assimilazione appassionata al nostro destino di salvezza – già di qua! perché l’amore non ha pazienza di fronte alla sofferenza dell’altro! Piuttosto si lascia distruggere che abbandonare l’altro nel suo dolore mortale.

Con questo evento del Battesimo (considerato dall’antica liturgia come il livello più alto e conclusivo della celebrazione dell’Epifania del Signore) si apre una breccia nello stesso mistero interelazionale trinitario. Come quando anche a noi capita che per esser fedeli all’amore e vicini alla debolezza dell’altro, siamo costretti a mettere a nudo (a rischio!) la nostra intimità. Neanche l’amore divino può contenersi: il Padre trafora il cielo proteso con la sua tenerezza riconoscente verso il figlio. Lo Spirito sta sospeso in forma di colomba tra il Padre e il Figlio, il quale prega la “Fonte” della sua vita di non abbandonarlo, soprattutto adesso, che ormai è identificato con il suoi fratelli, immerso nella loro acqua di peccato, di impotenza ad amare. Il “Rapporto d’amore” tra i due, Padre e Figlio, non poteva che essere espresso da un’immagine con le ali, per collegare cielo e terra, divinità e umanità, perdono e peccato … cioè portare al Figlio la volontà del Padre e al Padre la preghiera del Figlio,   la sua vita offerta per noi. La salvezza è una decisione di amore trinitario – perché l’amore, appunto, è sempre amore di volti – anche in Dio!

Gli amici di Gesù hanno imparato da lui, e hanno scoperto il battesimo all’origine del legame con lui! E ricchi di questi simboli forti, istruiti dall’interpretazione della storia della salvezza che ha loro insegnato, sono partiti per testimoniare fino ai confini della terra il compimento delle profezie antiche: la notizia gioiosa e l’esperienza trepida di un nuovo modo di essere uomini, “perché amati da Dio”. Infatti proprio questo annunciavano : è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Di fronte ad una tale dilatazione di orizzonti e al dono della rinata fiducia in loro stessi, proprio perché indissolubilmente segnati dalla riconoscenza – di fronte a loro … noi ci ritroviamo un po’ intristiti, timorosi o sfiduciati. La nostra traduzione culturale, e in particolare etica, di un messaggio così potente, non riesce a stare dietro alla gravità dei problemi e dei drammi dell’umanità. Per cui facciamo fatica a gestire una combinazione equilibrata tra giustizia ed amore, interessi della persona e della collettività, benessere di alcuni popoli (pochi) e miseria di altri (troppi)… Gesù ha assunto il grido del Battista contro l’ingiustizia e l’ha ribattezzato, non per spiritualizzarne le denunce e le attese, ma per legare esistenzialmente la proclamazione della giustizia da parte dei suoi discepoli al totale coinvolgimento della loro esistenza nella storia degli uomini. Lui l’ha fatto fino ad assumersene sulla pelle ogni sofferenza e inadempienza, e ha proposto ai suoi amici di fare altrettanto.