Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

 

Le partecipanti al Ritiro insieme con Attilio nel salone del refettorio dellEremo

 

 

Venerdì 26 maggio ore 17,00 ci siamo ritrovate in una trentina provenienti sia dalla nostra comunità pastorale che dai paesi limitrofi e persino dal Canton Ticino, per condividere l’esperienza del ritiro, che quest’anno è arrivato alla decima edizione.

Il relatore Padre Attilio Vigano OCD ci ha illustrato nel corso degli incontri, che si sono tenuti nelle tre giornate, la figura di dieci donne dell’Antico Testamento e nove del Nuovo testamento. Si trattava infatti di prendere coscienza insieme dell’importanza delle figure femminili nella Bibbia.

Un tema che ci ha affascinato per la diversità, il coraggio, la fedeltà e l’operosità di queste donne sconosciute alla maggioranza di noi perché non citate nella liturgia classica, soprattutto quelle dell’Antico Testamento.

Alcune di queste, seppur vissute in epoche lontane da noi, rispecchiavano nella loro vita la realtà odierna, tanto da farci pensare che la Bibbia fosse stata scritta ai giorni nostri.

La bravura di Padre Attilio è stata quella di esporre un tema non facile in modo chiaro e semplice e di immediata comprensione per tutte.

Oltre agli incontri come di consueto ci sono stati momenti di preghiera comunitaria e personale.

Sabato sera ci è stata proposta la visione del film “Se Dio vuole” apprezzato da tutte noi.

Momenti di gioviale condivisione, simpatia e conoscenza reciproca hanno fatto di questo ritiro delle giornate indimenticabili.

La condivisione finale ha evidenziato che, pur nella diversità ognuna di noi portava dentro di sé una risonanza, e un aiuto ad essere testimoni del messaggio ricevuto.

Ci siamo salutate con la speranza di ritrovarci ancora insieme per condividere l’esperienza appagante, che consigliamo veramente a tutte.

Un ringraziamento a tutta la comunità dell’Eremo, che ha sopportato pazientemente l’inevitabile chiacchiericcio che sanno fare trenta donne riunite, dimostrando come sempre il loro grande spirito di accoglienza.

                                                                                                                                       Carla e Marilena

Allingresso della chiesa dellEremo

 

Nei primi giorni di Giugno io ed altri 30 ragazzi di diverse scuole di Varese siamo venuti all'eremo dei Carmelitani Scalzi per prepararci insieme alla maturità. Sono stati giorni di convivenza sia nello studio che nel servire o lavare durante i pranzi. Ognuno aveva da fare il suo lavoro, la preparazione o il ripasso di un intero anno, obbligato a star davanti ai libri per giornate intere: di certo la stanchezza si è fatta sentire e la testa a fine giornata era fusa! Eppure, nonostante la fatica o forse proprio per mezzo della fatica stessa, mi sono più accorta di quanto fosse bello studiare insieme ad altri che vedevo solo alzando lo sguardo per scambiarsi un sorriso. Si studiava, si ripeteva, si ascoltava l'altro in un rapporto semplice e più vero nell'affrontare questi ultimi giorni prima dell'esame di stato. Siamo stati aiutati e accompagnati anche da professori e universitari, anche essi fondamentali sia per star concentrati allo studio che per confrontarsi sulle scelte che prenderemo su università e futuro. Anche gli incontri che abbiamo fatto sono sempre stati un modo di studiare e guardare alla lezione per riscoprirne la bellezza e la portata che spesso a scuola si vede poco. E quanto è più fruttuoso vivere e studiare davanti ad una vista bella! Bisogna dire che l'eremo è proprio un bel posto! E nel clima di convivenza si era liberi, come a casa, nel stare insieme tra di noi, nel girare per le stanze e le aule a cercare un sostegno allo studio e anche nel rapporto con i frati. È stato particolarmente bello per me trovarmi a lavare dopo pranzo insieme a due di loro e ad alcuni amici: ci hanno insegnato le loro tattiche per pulire bene in tempi efficienti, a come usare la splendida lavastoviglie e ad essere attenti alla bellezza dell'ordine e della pulizia. Di certo tornati a casa ne abbiamo da imparare!

                                                                                                                                              Giulia Villa

 

Esterno foto insieme

Scatto di gruppo

 

 

Anche quest’anno, l’AGD- Associazione giovani con diabete di Tradate, ha chiesto ospitalità ai Carmelitani Scalzi, nei giorni 20 e 21 maggio, presso l’Eremo di Cassano Valcuvia.  Un fine settimana, che ormai da diversi anni, prevede il “ritiro” di circa una quindicina di famiglie iscritte all’associazione, per affrontare un percorso condiviso di genitori e figli, sotto la guida di psicologi, personale sanitario e volontari. Il panorama mozzafiato (splendida la vista della vetrata nel refettorio), il silenzio e la pace dell’Eremo e del suo contesto, danno subito pace e giovamento alle nostre anime cittadine, troppo spesso in affanno a causa dello stress, di problemi e preoccupazioni del quotidiano.  Qui, ci si affaccia al fondo valle, si respira profondamente e ci si ritrova avvolti da un’immediata serenità, che ben predispone ognuno al cammino di riflessione e condivisione che le famiglie dedicano in questi due giorni.

Ricreazione FILEminimizer

 

 

Si parla di diabete.

I ragazzi fra i 10 e i 16 anni con fratelli e sorelle, raccontano delle loro esperienze, delle loro emozioni, delle loro frustrazioni, della loro stanchezza, ma  anche del loro entusiasmo, della loro voglia di normalità, della certezza che questa patologia non cambierà e non fermerà  i loro progetti, la voglia di vita e la loro ricerca di felicità. Si alternano momenti di dialogo e confronto,  alle passeggiate nei dintorni dell’Eremo, invogliate da un clima di piena primavera, al gioco condiviso e guidato dai nostri psicologi e volontari per essere anche questo un momento di crescita.

Si festeggia un compleanno FILEminimizer

 

 

I genitori fanno cerchio, nella sala grande dell’Eremo, dove domina uno splendido soffitto con travi a vista. Dalle finestre il sole entra deciso fin dalla prima mattina, quasi a ricordarci la bellezza di ciò che ci circonda, la bellezza della natura, la bellezza della vita. Si, la vita di una “famiglia con diabete” è diversa. La nostra quotidianità è un po’ più faticosa, impegnativa,  troppo spesso preoccupata. Con il pensiero, inevitabile,  rivolto alla gestione di insulina, alimentazione e attività. Perché la nostra normalità e il benessere dei nostri figli dobbiamo conquistarcelo ogni giorno, niente c’è di più dato per scontato. Molta serenità ci viene tolta. Ecco perché, fare due giorni all’Eremo. Per confrontarci, per imparare dal vissuto di altri con più esperienza, per chiedere aiuto, per non sentirsi soli, per vedere nei volti di altri genitori, quello sguardo e quel sorriso che saranno la certezza, nei momenti di sconforto,  di ritrovata serenità e di vita felice per tutti, nonostante il diabete. Due giorni intensi. Si “lavora” sulla resilienza, la capacità di affrontare gli tsunami dell’esistenza, di resistere all’impatto, di adattarsi alla nuova realtà che si apre davanti a noi quando le acque che ci stavano per inghiottire si ritirano e noi ne usciamo migliorati. Anche per genitori ci sono le passeggiate  dell’Eremo, il cuore si fa subito più leggero e si cammina insieme tra chiacchiere e risate. I momenti del pranzo e della cena, condivisi con  i padri che ci ospitano,  riempiono il refettorio di voci allegre  di figli e genitori che si sentono in famiglia. I sorrisi e la disponibilità di Padre Paolo, Padre Edoardo, Padre Davide e Padre Atanasio ci fanno sentire come a casa.  La notte trascorsa nel silenzio dell’Eremo, ci regala un cielo stellato che ci impedisce di chiudere le finestre nelle nostre stanze. Partiamo in una domenica di sole, dopo la Santa Messa, la “chiusura dei lavori” per le famiglie e il pranzo, dove si festeggia anche il compleanno di uno dei nostri ragazzi, perché è bello condividere una gioia con le persone con cui stai bene. Grazie all’Eremo per averci ospitato. Torniamo nelle nostre case con tanta ricchezza in più e la certezza di aver trovato un rifugio sicuro per le nostre anime e i nostri cuori, da poter chiamare casa.

                                                                                                    Luana Alessia Dell’Acqua Reggiani

 

Il pranzo FILEminimizer

1 Foto panoramica senza dida allinizio FILEminimizer

 

 

«Carissimi fratelli e sorelle, Padri, Monache, Ordine Secolare, Movimento dello Scapolare del Carmelo piemontese-lombardo-emiliano e… camerunese!!! Pace e salute nel Signore Risorto». Questo l’incipit del Diario di bordo con il quale il nostro P. Antonio a reso partecipi le comunità sparse per la Provincia dei lavori che si svolgevano a Cassano Valcuvia e che hanno portato all’elezione del nuovo Provinciale e del suo Consiglio, prima. E poi alla trattazione di alcuni dei temi emergenti riguardanti noi e il nostro futuro immediato.

3 Padre Adalberto Piovani dei Benedettini di Dumenza e il Provinciale uscente P. Attilio assieme a P. Domenico e agli altri Capitolari a pranzo durante il ritiro FILEminimizer

 

Il Capitolo è iniziato il mattino del 24 aprile con la concelebrazione eucaristica presso la Cappella dell’Eremo del Carmelo a Cassano Valcuvia. «I 17 padri capitolari dopo la celebrazione eucaristica, nel pomeriggio, si sono trovati nell’aula capitolare dove Padre Adalberto Piovani, dei Benedettini di Dumenza (Va) ha tenuto due incontri sulla figura del Profeta Elia dal titolo: Elia un profeta in crisi.

Cocludendo ha voluto riprendere l’mmagine l’immagine della sentinella del testo di Isaia. «A coloro che gli domandavano a che punto preciso era il corso della notte, quanto mancava al mattino, la sentinella non aveva dato una risposta precisa: aveva piuttosto richiamato a comprender ed accogliere e il senso del mattino e il senso della notte, perché la giornata dell’uomo è fatta di luce e di tenebre. La sentinella è disposta a dare questa parola a chi gliela chiede: “Se volete domandare, domandate”. E poi tutto è rimandato alla scelta personale, alla conversione.

Potrebbe essere questo il senso di ciò che ho tentato di dire. Sono parole che nascono da una fatica di scrutare il mattino e la notte della nostra storia, collocati in un luogo particolare che è la vita religiosa, in particolare quella forma tipica che è il monachesimo. Sono solo parole, non progetti dettagliati; evocano cammini di conversione, ma che ciascuno poi è chiamato ad intraprendere e nel giorno e nella notte. Non hanno la pretesa della infallibilità: ognuno è libero di accoglierle o di rifiutarle…. ”se volete domandare, domandate”. Se a noi religiosi non vengono rivolte queste domande, non dobbiamo preoccuparci. Ma non dobbiamo per questo abbandonare il posto di sentinella. ‘E lì, e non altrove (come condottiero o combattente) che troviamo la gioia della nostra vita. Credo che solo rimanendo così possiamo raggiungere il cuore della nostra vita.

Penso che ognuna di queste parole per esser vera, deve essere detta nella umiltà di chi sa di condividere, con questa Chiesa, con questa umanità, le fatiche e le fragilità che segnano il nostro cammino di discepoli di Cristo. Uno dei misteri maggiormente sacri alla tradizione monastica è la Trasfigurazione del Signore. Questo sublime momento in cui il Signore Gesù manifesta la sua gloria è un momento di sintesi – la presenza di Mosè ed Elia – e di apertura verso il nuovo esodo. Un esodo che è nuovo per la sua assoluta e definitiva provvisorietà, ben significata dal rifiuto di Gesù di acconsentire alla proposta di Pietro di erigere tre tende (la tentazione dell’agire dell’uomo!). Penso che la vita religiosa in quanto sequela di Cristo ed esperienza emblematica di spiritualità come pienezza di umanità nell’icona del volto trasfigurato di Cristo, non è altro che memoria continua di una cammino sempre povero e nella cui provvisorietà – non immune da momenti di scoraggiamento e di lotta interiore – il Risorto si può fare compagno di strada per ‘aprire la mente’ alla intelligenza del ‘cuore’ dell’uomo, della storia, di Dio (cfr. Lc 24)».

 

 

15 Fausto FILEminimizer

 

 

Il momento culminante di quei giorni sono stati naturalmente l’elezione del nuovo Provinciale e del suo Consiglio: Il 28 aprile alle ore 17: 20 al quarto scrutino risulta eletto Padre Fra Fausto Lincio. È il nostro 117esimo Provinciale. I padri capitolari si recano nella cappella per la professione di fede del neo eletto indi dopo il canto del Te Deum offrono l’abbraccio di fraterna obbedienza. Il 1 maggio il Capitolo ha eletto i membri del Consiglio Provinciale, che aiuteranno P. Fausto nel governo della Provincia.

Tra i vari momenti che hanno segnato il Capitolo 2017 scegliamo la mattina che ha visto «la presenza del Consiglio dell’Associazione Regina Pacis della nostra Provincia religiosa: Presidente Madre Paola (Monastero di Ferrara), suor Laura (Monastero di Sassuolo), Suor Maria Grazia (Monastero di Bologna), suor Giovanna (Monastero di Legnano) non ha potuto partecipare suor Maria Giovanna (Monastero di Monselice).

7 La delegazione delle Monache e i Capitolari foto di gruppo FILEminimizer

 

 

Da diversi Capitoli ormai, è programmata la presenza delle Monache almeno per una mezza giornata con l’intento di favorire uno scambio ed approfondire una vera conoscenza, ma soprattutto per far crescere il senso dell’appartenenza al comune carisma teresiano … La loro presenza, oltre a portare una nota di allegria risveglia in tutti la bellezza di questa condivisione carismatica. …

Lasciamo alle foto parlare per il resto.

8 Labbraccio fraterno con cui dopo il canto del Te Deum i padri prestano obbedienzaal nuovo Provinciale FILEminimizer

 

L'abbraccio fraterno con cui, dopo il canto del Te Deum, i padri prestano obbedienzaal nuovo Provinciale. Qui vediamo P. Domenico Delegato della Missione in Cameroun e P. Paolo, Priore di Cassano e responsabile del Centro Carmelitano Vocazioni.

 

14 Enza la capo cuoca al Capitolo e P. Attilio in cucina FILEminimizer

 

Enza, la capo-cuoca al Capitolo e P. Attilio, il Provinciale uscente, in cucina.

 

 

6 Padre Davide Capano segretario coadiuvato da Padre Walter LeopizziI al lavoro FILEminimizer

 

Padre Davide Capano, segretario, coadiuvato da Padre Walter LeopizziI al lavoro!

 

10 P. Edoardo Mancini P. Walter Leopizzi e P. François animatori liturgici FILEminimizer

 

P. Edoardo Mancini, P. Walter Leopizzi e P.  François  animatori liturgici.

 

15 Il nuovo Provinciale e il suo Consiglio FILEminimizer

 

Il nuovo Provinciale e il suo Consiglio. Da sinistra: P. fr. Renato, P. fr. Renzo, P. fr. Giorgio e P. fr. Attilio.

 

9 Primo a destra P. Fausto Provinciale a seguire P. Domenico P. Ennio P. Renato e P. Gabriele FILEminimizer

 

Primo a destra Fausto, Provinciale; a seguire Domenico, Ennio, Renato e Gabriele.

 

2 Tutti i partecipanti al Capitolo FILEminimizer

 

Foto di gruppo. Tutti i partecipanti al Capitolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giovanni della Croce è stato tra i protagonisti di un Concerto per coro, pianoforte ed archi tenutosi la sera di venerdì 31 marzo nella chiesa di San Maurizio a Ghiffa: Lux in tenbris, la notte luminosa dell’anima. Di sfondo all’evento è stata scelta un’immagine del fotografo Tammam Azzam che abbina il celebre «Bacio» di Klimt a case bombardate in Siria a rendere il contrasto tra luce e tenebre, il bene e il male, il bello e ciò che lo deturpa. Il coro San Leonardo di Pallanza, la pianista Ester Snider e gli archi del Keman Kuartet, diretti da Stefano Bertuol, (originario di Ghiffa) hanno eseguito tre pezzi cantati e uno suonato. Due opposti per significato: “Dark Night of The Soul” e “Luminous Night of the Soul” di Ola Gjeilo. E poi “Spiegel im Spiegel” di Arvo Pärt a cui si è aggiunto l’Ubi Caritas di Gjeilo. Durante il pezzo di Pärt alcuni bambini della Parrocchia hanno portato candele o stole dorate alle coriste, che fino a quel momento erano vestite di nero. Metafora del cambiamento, di una ritrovata luce. Tra le coriste, una “firma” della nostra rivista, Vera Cardoletti, che non ha perso l’occasione per offrire agli amici del coro e al suo direttore, nei giorni che hanno preceduto l’esecuzione, una spiegazione del significato della “Notte Oscura” di Giovanni della Croce. Lo ha fatto dopo essersi preparata bene e con semplicità, manifestando tutta la sua sollecitudine per la diffusione delle parole e dell’esempio dei Nostri. Perciò, grazie Vera! Ah, quella sera c’ero anch’io e un giovane amico del Carmelo.

Ola Gjeilo FILEminimizer

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