Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

Foto di gruppo FILEminimizer

 

Le Missionarie Catechiste di santa Terea hanno scelto il nostro Eremo di Santa Maria del Carmelo di Cassano Valcuvia per l’annuale corso di Esercizi che quest’anno è stato incentrato sul tema della vita del loro Fondatore: il Servo di Dio, Mons. Alfredo Maria Obviar. Il Corso si è svolto dal 9 al 16 luglio, Sollennità della Madonna del Carmelo.

Alfredo Maria Obviar Era un sacerdote dell’Arcidiocesi di Lipa, Filippine, diventato Vescovo ausiliare dell’omonima Arcidiocesi e successivamente Pastore della Diocesi di Lucena, dove ha fondato l’Istituto in parola nel 1958. Mons. Obviar era fortemente Mariano e la fondazione di MCST è stata ispirata dal suo amore all’evangelizzazione e alla catechesi nutrita della sua devozione alla Madonna del Carmelo e a Santa Teresina del Bambino Gesù.

Alcune di loro pranzando a casa FILEminimizer

 

Per precisare un pó il tema, si è pensato di svolgere una riflessione su come sono stati vissuti i misteri del Santo Rosario e la devozione allo Scapolare del Carmelo nella vita di Mons. Obviar. Lo scopo era di invitare le sue figlie spirituali ad imitarne gli esempi per essere fedeli alle intenzioni e al carisma di Mons. Obviar.

L’Istituto MCST ha scelto il Rev. Ericson Tio, un sacedote dell’Arcidiocesi di Lipa, per guidare i loro esercizi spirituali. Il Rev. Tio ha preso come fonti la Bibbia, il Catechismo della Chiesa Cattolica, la Costituzione e Direttorio di MCST, e una biografia di Mons. Obviar pubblicata recentemente col titolo “Alfredo Aranda Obviar, Bishop from Lipa, Shepherd in Lucena”, scritto dall’Em.mo Gaudencio Cardinale Rosales, già Arcivescovo di Lipa ed Arcivescovo emerito di Manila.

Le suore

alcuni istanti prima della Messa FILEminimizer

 

[Per chi volesse approfondirne la conoscenza esiste una pagina facebook dell’Istituto in italiano: https://www.facebook.com/mcstsisters/ ]

Tutti insieme FILEminimizer

 

 

 

Si è svolto al nostro Eremo di Cassano Valcuvia dal 26 al 30 Luglio 2016 il Corso di Esercizi Spirituali per le comunità dell’Ordine Secolare Carmelitano della Provincia di San Carlo. Gli Esercizi sono stati dati da p. Bruno Moriconi, ocd, sul tema: “ALLA FONTE DI ELIA – LA REGOLA E IL CARMELO SECOLARE OGGI”.

«Per cercare Dio c’è bisogno di un cuore nudo e forte libero da tutti i mali e anche da tutti i beni che puramente non sono Dio. Il vero ostacolo non sta nei desideri o nelle paure, ma il fermarsi, il deviare, l’attaccarsi alle ricchezze, ai beni che offre il mondo. Dice Giovanni nel Cantico Spirituale (cap. 3 str 3 n 5, pag. 526): “ Non riporrò il mio cuore nelle ricchezze e nei beni che offre il mondo, né accetterò i piaceri della carne né mi fermerò nei gusti e nelle consolazioni dello spirito per non trattenermi dal cercare il mio Amore per i monti delle virtù e per le rive dei travagli e delle fatiche”. Non solo i beni terreni e i piaceri corporali impediscono e ostacolano il cammino verso Dio, ma anche le consolazioni, i conforti e i piaceri spirituali, se posseduti e cercati con spirito di attaccamento, impediscono il cammino della Croce di Cristo Sposo. Per questa ragione chi vuol progredire non deve attardarsi a cogliere questi fiori; neanche questi fiori . Chi cerca soddisfazione nella preghiera è attaccato. Chiara dice: “ non siamo chiamati a distaccarci da qualche cosa, ma a colmarci di qualche cosa di più grande – l’Amore “.

A tavola FILEminimizer

 

Se uno è veramente innamorato non si perde in tanti amori, si perde in tanti amori quando non è innamorato di nessuno. Le cose della vita sono simili a quelle dello spirito. “Non coglierò i fiori e non temerò le fiere“ .Ci sono i desideri da non far prevalere e poi ci sono le paure degli animali feroci. Le fiere sono le minacce che mirano a paralizzare. Ci sono fiere esteriori e altre più interiori e spirituali. Ci sono anche due antidoti poderosi che sono la fede (sforziamoci di vivere la fede!) e l’Amore. Tuttavia, scrive Giovanni sempre nello stesso capitolo, l’anima profondamente innamorata che stima il suo Amato più di ogni altra cosa ,fidandosi del suo amore e del suo favore, non teme di dire: “non temerò le fiere ma oltrepasserò forti e frontiere”. E’ necessaria la luce, una luce paradossale perché si tratta della luce della fede oscura. S. Giovanni della Croce parla di questa fiducia: “Coraggio, non avere paura di nulla,né delle fiere ....” La fede è oscura perché non ha bisogno delle sicurezze razionali e si trova in un momento del viaggio spirituale della vita, nel quale la persona non si lascia più guidare dalla luce dell’intelletto, ma dalla luce della fede. Quella luce con la quale è possibile (ed ecco il paradosso) camminare nell’oscurità con sicurezza. Questa è la fede, questo è l’abbandono . Una fede che è luce proprio perché è oscura. La fede, se è oscura, lo è precisamente perché si è lasciato libero l‘intelletto. Non si ragiona più. Fede oscura equivale a fiducia cieca. Questa è la chiave È l’unica che può liberarci dalle nostre paure e darci la concreta libertà. Nessuna sicurezza è più potente che l’abbandono fiducioso nelle mani di Dio, come bene lo esprime Edith Stein in “Essere finito ed essere eterno“ dove scrive: “so di essere sostenuta e qui sta la mia tranquillità e sicurezza, non la sicurezza consapevole dell’ uomo che sta su un terreno sicuro con le proprie forze, ma la dolce e beata sicurezza del bambino sorretto dalle braccia forti della madre, che in pratica è una sicurezza non meno ragionevole. Sarebbe forse ragionevole che il bambino vivesse costantemente nella paura che la mammalo lasciasse cadere “? Per arrivare a questa sicurezza, a questa fiducia in Dio, bisogna chiederla come aiuto . Quella Fiducia che è entrata dentro di noi e che sostiene la nostra vita. Il vero garante della libertà lo possiamo trovare attraverso l’esperienza umana, è il legame d’amore. Tutto è grazia, ma non si deve dimenticare l’importanza dello sforzo umano. Tutti sappiamo che in un certo senso la vita dello spirito è grazia, però comporta un compito (come l’allenamento nello sport).Così deve accadere nel cammino dello spirito. San Giovanni della Croce dice: “cerca sempre di inclinarti verso Cristo, di ritornare a Cristo”. E ripetere -come dice Chiara Lubich - che è Lui l’unico nostro bene. Per liberarti dagli amori o per purificarli cerca un amore più grande e migliore. ( 1 Salita 14 ). […]

“In un modo strano superai mille voli con un volo solo, perché la speranza del cielo raggiunge tanto quanto spera. Sperai solo questo lancio e sperando questo non mi sbagliai, arrivai così tanto in alto che ebbi quello che cercai”. La luce per noi è cercare , desiderare quello che abbiamo solamente intuito come nostro bene».

A teatro FILEminimizer

 

Era uno stralcio dagli interventi di P. Bruno. [per prendere visione dell’intero corso vistate il sito http://ocdsditalia.blogspot.it/] Le foto ritraggono alcuni momenti vissuti insieme in quei giorni.

 

Sul lago Maggiore

 

Dal 3 al 9 Agosto si è riunito all’Eremo carmelitano di Cassano Valcuvia (Va) un piccolo gruppo di giovani in occasione del campo vocazionale annualmente organizzato dalla comunità dei padri. Il tema delle riflessioni proposte quotidianamente dal p. Edoardo Mancini OCD è stato “La vita parla… se c’è un cuore che ascolta”. Inaugurando gli incontri p. Edoardo ha specificato che il contenuto delle meditazioni sarebbe stato di tipo esistenziale, più che vocazionale in senso stretto. Ma ha anche sottolineato come nessuna scelta di vita possa essere fatta a prescindere dalla consapevolezza dell’intreccio che esiste tra vita nello Spirito e vita nella carne. L’uomo, soprattutto quello cristiano e che si interroga sul progetto di Dio su di sé, non può dare per scontato questo legame e rischiare di spiritualizzare la ricerca della propria strada, che è invece fatta di vita concreta, di quotidianità, di relazioni. “La vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da sperimentare”, con questa citazione dello scrittore austriaco R.M.Rilke, p. Edoardo ha introdotto la seconda questione introduttiva al tema: la vita deve essere approcciata con fiducia, con convinzione nella sua dignità, con una buona dose di cristiano ottimismo ed anche con una certa passione per essa. Molte volte, infatti, si rimane paralizzati di fronte alle occasioni di crescita che nella vita quotidiana ci sono offerte. Il prontuario per queste condizioni critiche in cui spesso ci si ritrova è la Parola di Dio, quel racconto dell’interessamento di Dio per la storia umana, nella sua particolarità, nella sua ferialità. Dio che si fa presente nella storia dei popoli e dei singoli sconvolgendo le loro vite in vista di una realizzazione piena e integrale, Dio che desidera il rapporto con l’uomo e che si abbassa, fino all’Incarnazione, per entrare in relazione sempre più profonda con lui, Dio che sceglie di passare attraverso la paura più grande dell’uomo, cioè la morte, per dimostrare che in Lui anche l’evento più tragico e scandaloso trova senso e ritorna Vita. Se Dio si è interessato tanto alla vita umana, tanto da volerla condividere Lui stesso dopo averla generata all’inizio dei tempi, è evidente come il cristiano debba sviluppare le proprie scelte a partire da una matura concezione della vita nella sua bellezza e nelle sue sfide e dalla consapevolezza della presenza divina in essa. Quella della relazione è stata l’altra grande tematica delle meditazioni: l’uomo si realizza e si comunica attraverso il confronto con i suoi simili, in esso si realizza, per mezzo di esso riconosce l’altro e intuisce la propria identità. Dio stesso ha scelto questa via per comunicarsi all’umanità e lo ha fatto attraverso il mistero della Trinità: il p. Edoardo ha quindi affrontato il tema della presenza dell’azione trinitaria nella nostra esistenza, evidenziando come i criteri divini della gratuità e della donazione di sé siano quelli fondamentali e caratteristici per un vero discepolo del Signore Gesù.

Questi gli elementi fondamentali delle riflessioni proposte dal predicatore. Tematiche, come già detto, esistenziali prima che vocazionali, ma che unite ai momenti di preghiera, riflessione personale,  condivisione, oltre che al percorso individuale e all’esperienza di ciascuno, sono servite come fondamento per una revisione del proprio cammino e per il discernimento sulle prospettive future.

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Ma ciò che ha caratterizzato queste giornate passate a Cassano e che poi è stato il vero e proprio ambito di indagine di sé e della Volontà divina, è sicuramente individuabile nel confronto diretto e quotidiano con la comunità dei Padri dell’Eremo, con il loro stile e i loro ritmi, soprattutto nella condivisione della vita liturgica, dell’orazione e della fraternità, capisaldi del carisma teresiano. L’incontro con chi ha già riconosciuto il progetto divino su di sé e che ogni giorno cammina per attuarlo è, del resto, uno degli aiuti migliori che si possano dare a dei giovani in discernimento.

Alcune gite comunitarie sono servite da occasioni di incontro fraterno e di distensione: guidati dal p. Edoardo e dal priore della comunità, p. Attilio Viganò OCD, abbiamo, in giornate diverse, passeggiato nei dintorni montani di Maccagno con Pino e Veddasca dove si è potuto godere di un bel panorama sul Verbano; nel pomeriggio della Domenica 6, Trasfigurazione del Signore, siamo andati ad affidare le nostre vite e intenzioni alla Madonna del Sacro Monte di Varese; mentre l’ultimo giorno abbiamo visitato l’Eremo di Santa Caterina del Sasso, accompagnati da una delle oblate benedettine lì residenti, e abbiamo attraversato in traghetto il lago alla volta di Stresa, dove si è potuti entrare nella stanza in cui è morto il beato Antonio Rosmini, dopo aver tranquillamente camminato sul lungolago della cittadina piemontese.

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Un’esperienza ricca, serena, piena di provocazioni per la nostra vita cristiana e per il discernimento vocazionale di ciascuno. Sono state giornate ricolme di fraternità e incontro con Dio, in un clima tipicamente carmelitano che sicuramente segneranno il nostro cammino e che già ci hanno aiutato a dissipare un po’ di nubi nel cielo delle nostre opzioni vitali.

Un sentito ringraziamento va ai Padri dell’Eremo che ci hanno offerto questa possibilità e si sono dimostrati accoglienti e disponibili, sia nell’inserire il gruppo nella vita conventuale che nel consigliare il singolo a partire dal suo cammino particolare. A tutti l’invito sentito a sfruttare e consigliare ad altri queste occasioni ed altre simili utili per l’approfondimento della propria vita di fede e di quelle domande che sono le più intime per ogni uomo, cioè quelle sulla propria esistenza e sulla relazione con l’Altro e gli altri.

I partecipanti al campo. 

Foto insieme a un paio di amici sul Verbano

 

Le campane del monastero di Locarno FILEminimizer

 

La Comunità OCDS San Giovanni della Croce di Lugano - Svizzera si è riunita sabato 10 giugno a Locarno presso il Carmelo S. Giuseppe per una giornata di ritiro a conclusione dell’anno pastorale.

“Tutto speciale: l’atmosfera spirituale del luogo, la vista sul Santuario della Madonna del Sasso, il tempo che ci ha regalato uno splendido sole, l’allestimento della sala con fiori, candele, colori e il buon pranzo preparato dalle suore”.


Il tema della giornata: Maria Madre della Misericordia relatore P. Edoardo Mancini OCD.  Il Carmelo contempla Maria come Madre e Sorella, come modello perfetto per il discepolo del Signore e pertanto, modello della vita dei membri dell’Ordine. “teniamo stretti nel cuore i pensieri su Maria nella sua realtà di donna, madre e sorella per cercare di viverli con lei”.

I sorrisi di Lugano FILEminimizer

 

Alla presenza delle Monache e inserito nella celebrazione liturgica la consorella Maria Josee ha pronunciato la Promessa Temporanea. “Emozionata, con gli occhi lucidi e un sorriso angelico, si é presentata ben preparata dopo un anno di ammisione”.


Nella Comunità di Lugano la preghiera, la formazione e l’ambiente gioioso sono la caratteristica che aiuta i fratelli/sorelle a rafforzare le relazioni di amicizia tra di loro e a vivere nel quotidiano la vocazione laicale del Carmelo Teresiano, nella famiglia, nel lavoro e nelle altre realtà sociali.

“GRAZIE a Gesú, dunque, alla nostra Madre Maria Regina del Carmelo e al nostro Ordine istituito per la gioia e la salvezza di tutti”.

Rosa Pellegrino – Presidente Provinciale. E Rosanna Gabutti – Presidente della fraternità di lugano

 

La nostra Maria Josee FILEminimizer

 

Affresco di autore ignoto che rappresenta s. Teresa che ha una visione di Gesù risorto

 

 

 

BONONIENSE (coenobium) / MEDIOLANENSE et FAVENTINUM ac MONIALES CREMONAE existentes". Era il 14 maggio 1617. Si stava celebrando in Roma il 5° Capitolo Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, a S. Maria della Scala. Quel Capitolo vide l’erezione di 6 Provincie, allo scopo di permettere il buon governo dell’Ordine. Tra queste la nostra PROVINCIA di "S. ANGELO" di Lombardia , sul territorio dello Stato Milanese, lo Stato Veneto e l’Emilia (eravamo nel 600 e l’Italia era un mosaico di governi). Sede della Provincia il convento di S. Imerio.

Ricordiamone allora, brevemente, la storia degli inizi della nostra presenza a Cremona.

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Prima della fondazione del Convento di S. Imerio esisteva già in Cremona, presso la Chiesa di S. Bartolomeo, una comunità di Carmelitani “calzati”, cioè non riformati secondo le direttive di S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della Croce. La riforma dell’Ordine Carmelitano, voluta e intrapresa dai due Santi a partire dal 1568 in Spagna, non tardò ad estendersi anche all’Italia mediante la fondazione di conventi a Genova (1584) e a Roma (1597).

Ma già nel 1593, prima ancora della fondazione romana, si tenne proprio in Cremona il Capitolo Generale dell’Ordine che doveva affrontare la delicata questione dei rapporti tra i Carmelitani dell’antica osservanza (calzati) e quelli che avevano accolto la riforma (scalzi). Fu sancita “propter bonum pacis, tranquillitatis et augmentum totius Ordinis” la totale separazione della Riforma dai Calzati cosicchè i frati della Vergine del Monte Carmelo si distinsero in due ordini: i Calzati e gli Scalzi.

Nel 1606 Cremona vide sorgere la comunità riformata di S. Imerio che si affiancò a quella dei Calzati già esistente a S. Bartolomeo.

Nel 1613 alcune Carmelitane Scalze provenienti da Genova aprirono un monastero, sotto il titolo di S. Giuseppe e Teresa, al termine dell’attuale via Aselli.

L’anno 1619, dopo la divisione dell’Ordine Carmelitano in Provincie e la costituzione della Provincia Lombarda (1617) comprendente lo Stato Milanese, il Veneto e l’Emilia, si tiene in Cremona il Primo Capitolo Provinciale dei Carmelitani Scalzi. In seguito, nonostante la presenza carmelitana riformata in centri più noti come Milano e Bologna, i Consigli Provinciali si tennero frequentemente a Cremona: senza dubbio per la centralità geografica ma non meno per la vivacità spirituale delle comunità in essa esistenti.

 

corridoio di accesso alla sagrestia al cortile delloratorio alle sale dedicate a s. Teresa e s. Giovanni della Croce 2

 

I Carmelitani “Scalzi” a S. Imerio

La comunità carmelitana riformata dovette la sua presenza in Cremona all’opera del nobile Cesare Vidoni, marchese di S. Giovanni in Croce.

Egli aveva un fratello, Padre Giovanni Pietro dell’Assunzione, che aveva vestito l’abito carmelitano in Genova. Questi, per motivi di salute, fu consigliato dai superiori di ritornare presso i parenti. Venne, dunque, da Genova a Cremona sul finire del 1605, accompagnato da Padre Marco della Purificazione suo confratello.

Ambedue i religiosi furono accolti dal marchese Cesare che, col passare dei giorni, fu colpito dalla loro condotta al punto di pensare alla fondazione di una comunità riformata proprio in Cremona dove, nel 1593, la Riforma aveva ottenuto il legittimo riconoscimento.

Col favore dei fratelli cardinali Girolamo e Pietro Vidoni, d’intesa con le autorità e col vescovo Cesare Speciano (non nuovo all’introduzione in diocesi di Ordini e Congregazioni dallo spirito rinnovato), il marchese Cesare potè dar corso alla fondazione acquistando, nella parrocchia di S. Erasmo, terreno e case che donò ai Carmelitani perché vi erigessero chiesa e convento.

 

sala s. Teresa di Gesù ex sala del Capitolo 2

 

La fondazione

Della fondazione ci dà precisa notizia il Merula, il quale, scrivendo a circa vent’anni dall’avvenimento, è più che mai fonte autorevole e sicura. “La nobile casa Vidoni vi concorse una parte contribuendo la somma di 3500 scudi di Milano, oltre la suppellettile famigliare e della chiesa e senza l’aggiunta della cappella maggiore. La città pure vi contribuì 2000 scudi, non che mons. Vescovo Speciano non lasciò di concorrervi anch’esso a larga mano ….”.

Un altro pio Cavaliere, Sforza Sforzoso, dona una terza casa contigua alle due case con orto offerte dal Marchese. Si comincia subito lo sterro per le fondamenta della chiesa. Il 18 luglio 1606 il Vescovo di Cremona è felice di benedire e porre la prima pietra, attorniato dal clero e dal popolo in festa. La chiesa viene dedicata a S. Imerio Vescovo, Patrono di Cremona.

Il Padre Marco, il Padre Gian Pietro e un altro confratello, si ritirano nelle case donate, più propizie per la vita religiosa ed anche per sorvegliare i lavori. Nel settembre 1607 altri religiosi vengono a Cremona con l’intento di collaborare per la sistemazione a convento delle case donate e aprire un oratorio. Vi celebrerà la prima Messa Mons. Gera, Vic. Gen. Del Card. Sfondrati, nell’aprile 1608.

Aperta al pubblico una chiesetta provvisoria a fine agosto, vengono inviati dal Padre Generale altri 6 religiosi per cui la comunità era formata. Il Padre Vicario procedette alla inaugurazione il 30 novembre 1608 riponendo il SS. Sacramento e dando inizio alla piena osservanza regolare.

La loro virtù e l’austerità della loro vita suscitò profonda stima e devozione nel popolo e nel clero. Il Card. Sfondrati, succeduto nel 1607 a Mons. Speciano, si fece penitente del Padre Vicario Angelo di Gesù  Maria e il suo esempio vi porterà buona parte del clero e della nobiltà.

Intanto anche la chiesa materiale progrediva alacremente. Il marchese Cesare Vidoni aveva fatto tanto e tanto aveva donato per la costruzione di S. Imerio. E proprio quando tutto era quasi pronto per l’inaugurazione, con grande cordoglio di tutti, muore il fratello del marchese, Padre Gian Pietro dell’Assunta, che della fondazione “fu il principio, l’occasione, il motivo”. Aveva 32 anni, da poco sacerdote, entusiasta per la sua vocazione, nonostante la salute malferma. Era il 9 ottobre 1609. Il cronista ne fa un grande panegirico. Il 16 luglio 1612 la chiesa fu dedicata, col titolo di S. Imerio, dal vescovo G. Battista Brivio.

I Carmelitani, riconoscenti, determinarono che la cappella maggiore della chiesa fosse di juspatronato della munifica famiglia Vidoni, con diritto di sepoltura nella cripta sottostante.

Il convento fu destinato a noviziato fino al 1619 quando, per disposizione del Capitolo Provinciale, divenne sede dello studentato filosofico dell’Ordine. In virtù di questa nuova destinazione si comprende il carattere specialistico della grande biblioteca conventuale che, dispersa in seguito alla soppressione napoleonica, è stata, nei decenni scorsi, ritrovata in alcuni esemplari (manoscritti e a stampa) depositati presso la Biblioteca Civica di Cremona.

 

Riposo nella fuga in Egitto Genovesino FILEminimizer FILEminimizer FILEminimizer FILEminimizer min

 

La soppressione

La presenza degli Scalzi durò a S. Imerio fino al 1805, anno delle leggi di soppressione ed eversione napoleonica. La chiesa fu assegnata come sussidiaria alla vicina parrocchia di S. Clemente (S. Maria Maddalena); il convento fu in parte adattato come abitazione per i sacerdoti e in parte venduto: attualmente restano otto celle.

L’anno seguente fu assegnata alla chiesa di S. Imerio la cura d’anime di S. Clemente alla quale erano aggiunte le parrocchie di S. Pantaleone, S. Geroldo, S. Erasmo e parte di quelle di S. Donato, S. Giorgio e S. Maria in Betlem.

Dal 1806, dunque, inizia il cammino della parrocchia attuale di S. Clemente in S. Imerio.

 

Estasi Teresa FILEminimizer

 

La chiesa

L’edificio si presenta, esteriormente, con struttura essenziale, il volto informe di laterizio antico, quasi di terra bruciata più che cotta.

L’interno, invece, è caratterizzato da solenne dignità e armonia di proporzioni.

“Per il progetto della chiesa sembra doversi accreditare il nome di Francesco Bigallo detto Fontanella, architetto segnalato dagli storici per la costruzione di S. Marcellino con l’annesso Convento dei Gesuiti (…). L’ampio respiro dell’unica navata trova equilibrata cadenza nelle tre campate cui rispondono, sui lati, gli archi delle cappelle intervallati da piccoli vani, secondo un modulo di lontana ascendenza rinascimentale” (Voltini).

Attigue al presbiterio, rispettivamente a destra e a sinistra, stanno la Sala del Capitolo del Convento e la sagrestia.

Nella prima cappella a destra si trova la pala d’altare di olio su tela “Madonna col Bambino e S. Antonio di Padova” (1654) di G. B. Natali. La Vergine, in vesti bianche e azzurre, seduta sopra le nubi, offre il Bambino, che tiene in mano un giglio, a S. Antonio genuflesso in basso; in primo piano figurano libri, un teschio, uno staffile, un calamaio, un lume a olio e una clessidra; tra le nubi angioletti e teste di cherubini.

Nella terza cappella a destra c’è, di L. Miradori detto il Genovesino: “Riposo nella fuga in Egitto” (1651) olio su tela. La Vergine è seduta e tiene sulle ginocchia il Bambino, mentre Giuseppe vigila su di loro, in piedi, al centro; stanno attorno ai personaggi due angeli con le ali variopinte e un angioletto che tiene sollevata la vestina su davanti; sfondo di costruzioni con archi in rovina tra cui si svolge, animatissima, la strage degli innocenti.

 

 

Giovanni della Croce FILEminimizer

 

Nella prima cappella a sinistra di R. De Longe “S. Giovanni della Croce predica alla folla”, olio su tela. Composizione di molte figure con il Santo al centro, in atto di predicare a persone che gli stanno intorno nell’interno di un tempio; in alto, tra angeli, appare Gesù Bambino. Il dipinto è databile tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700.

Nella terza cappella a sinistra di A. Massarotti “S. Teresa d’Avila in preghiera” olio su tela. La Santa, rivolta alla Vergine col Bambino che appare nel cielo tra angeli e cherubini, prega perché la città di Cremona, delineata sullo sfondo nel quale spicca l’alta mole del Torrazzo, sia liberata dall’esercito gallo-sardo che l’ha tenuta assediata per 86 giorni, liberazione avvenuta il 15 ottobre 1648.

La pala dell’altare maggiore, olio su tela di B. Caffi, rappresenta la “ Vergine Assunta e santi”. I Santi sono: S. Imerio, S. Pietro, S. Giovanni, S. Girolamo.

Anonimo è l’autore del quadro che rappresenta l’”Annunciazione” e che si trova al di sopra della pala dell’altare maggiore.

Sulla controfacciata della chiesa, sopra il portone, elaborate decorazioni floreali fanno da cornice al dipinto, in forma ovale, di autore ignoto, che rappresenta “Elia Profeta” che vede “..una nuvola, piccola come una mano d’uomo, che sale dal mare” (1 Re, 44). Il dipinto si fa risalire agli inizi del XVIII secolo.

 

Elia 2

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