Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

 

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Sono arrivato lo scorso 17 luglio. In questo paio di settimane (il tempo corre veloce!!), ho potuto fare un ‘giro’ veloce di tutte le nostre realtà carmelitane in Cameroun!!
 
Siamo arrivati a Yaoundé io, M. Teresa Benedetta di Ferrara, sr. Samuela e sr. Miriam di Legnano il 17 a mezzanotte. Ad attenderci all’aeroporto c’erano p. Domenico e fr. Denis che ci hanno portato subito a Etoudi, dalle monache, dove le tre sorelle venute dall’Italia hanno soggiornato per tutto il tempo della loro visita. Nonostante fossimo al monastero verso la 1 di notte, balli, canti e abbracci di benvenuto non sono mancati. Io sono poi andato a Nkolbisson dove mi sono trattenuto fino a venerdì, quando sono ripartito per Figuil, dove mi attendevano per le elezioni della Priora. Il volo di andata Yaoundé-Garoua è andato bene (in orario!! con Carmair Co, la compagnia aerea camerounese che fa un po’ acqua da tutte le parti…), salvo che per il bagaglio che non hanno caricato sul nostro volo ma su quello successivo. Per fortuna ad attendermi a Garoua c’era p. Martial, impegnato nella promozione della figura di Jean-Thierry all’interno della Settimana Nazionale della Gioventù, organizzata dalla Conferenza Episcopale Camerounese proprio in quei giorni a Garoua, che mi ha scarrozzato avanti e indietro dall’aereoporto.

 

Giovani partecipanti alle Giornate Nazionali della gioventù 2018

 

Il giorno in cui io sono partito alla volta di Figuil, i nostri Studenti, accompagnati da p. Alexandre che era rientrato in Cameroun per le sue vacanze e da p. Jean Baptisti, sono a loro volta partiti in macchina per recarsi a Bangui, per una sessione estiva di studio. Purtroppo nel tratto di strada verso Bangui, guidava p. Alexandre, la loro macchina per il fango è uscita di strada e si è piegata su un fianco. Non ci sono stati feriti né danni troppo gravi, ma un bello spavento per tutti. Non si sono lasciati comunque scoraggiare e mi hanno scritto che sabato sera, come da programma, hanno subito iniziato le sessioni del loro corso!!

 

Il veicolo incidentato sulla strada Bouar Bangui

 

 

Sabato 21, sotto una pioggia battente, è venuta M. Benedicte di Figuil a prendermi con la macchina e, dopo aver fatto le solite provviste al mercato (anche quest’inverno abbiamo fatto la stessa cosa!!), siamo partiti per Figuil dove siamo arrivati per pranzo. Siamo alla fine della stagione delle piogge, il clima è quindi buono anche al Nord e, soprattutto, è tutto verde! Un paesaggio veramente fantastico!!

 

 

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Sono rimasto a Figuil 4 giorni in modo da poter fare con comodo i colloqui con le sorelle e qualche incontro di formazione in preparazione delle elezioni. Ho trovato la comunità in buona salute e come sempre semplice e molto fraterna, eccezion fatta per sr. Elisabeth, la monaca camerounese anziana che ha fondato il monastero, che per problemi di cuore e circolazione che durano ormai da qualche mese, purtroppo è inferma e necessita di vicinanza continuativa, benché abbia mantenuto ancora una certa lucidità e ti sommerge con gli aneddoti delle storie passate. Il 25 mattina ho potuto lavorare anch’io, dopo che tutti me ne avevano parlato più e più volte, nella panetteria del monastero. Nel pomeriggio sono sceso a Garoua accompagnato da M. Benedicte e sr. Justin per prendere il volo verso Douala. Eravamo già stati preavvertiti che il volo, in programma per le 18.30, sarebbe partito verso le 2 di notte. Sono stato ospitato dall’arcivescovo di Garoua che a mezzanotte ha messo a disposizione mia e di altri due religiosi che dovevano prendere quel volo un autista che ci ha accompagnato all’aeroporto. Disbrigate con una certa fatica le pratiche del check-in (un paio d’ore…), dell’aereo nemmeno l’ombra ma ci fanno comunque accomodare in sala d’aspetto dove, alle 6.30 del mattino, ci viene detto che il volo partirà alle 7.00. Insomma una notte in aereoporto, per fortuna che le sedie erano a sufficienza per tutti i passeggeri e c’era l’aria condizionata. Alle 10 arrivo a Douala dove piove a dirotto, tanto che nell’atterraggio, dall’aereo si vedono interi villaggi le cui strade sono state trasformate in fiumi. A Douala mi fermo per la notte presso una famiglia camerounese che frequenta la nostra parrocchia di Milano e che mi aveva offerto accoglienza presso di loro già dall’anno scorso. A Douala scopro un’innovazione mai fino ad ora da me vista: il moto-taxi ‘ombrellato’, modello di ‘carrozzeria’ per la stagione delle piogge.

 

 

Moto taxi con ombrello incorporato a Doula carrefour di Deido

 

 

Nel pomeriggio di venerdì 27, dopo un viaggio già di per sé abbastanza lungo ma aggravato dalle condizioni del traffico di Doula (4 ore per attraversare la città!!), vengono a prendermi p. Emeka e Basil Fulmai (nostro ex studente) e insieme andiamo a Buea per una visita alle nostre sorelle di quel monastero. Arriviamo ormai verso sera a Buea (due ore di macchina da Douala), sempre accompagnati da una pioggia ora battente, ora leggerissima: il monastero è immerso in un mare di nubi e per tutto il tempo del nostro soggiorno non abbiamo potuto vedere nulla del panorama che ci hanno detto magnifico, perché tutto coperto dalle nuvole basse.
 
Il soggiorno a Buea è stato piacevole, le monache ci hanno accolto con molta familiarità e calore. Io ho fatto un po’ fatica a cambiare il traduttore nel cervello (da francese a inglese), ma alla fine sono riuscito a spiegarmi e a capire quanto ci dicevamo. Ieri dopo la Messa la Madre ha fatto entrare me e p. Emeka per una visita al monastero e per un ultimo incontro con la comunità. La situazione di Buea e di tutta la regione Est del Cameroun (quella a confine con la Nigeria) è da più di un anno di forte tensione sociale: gli abitanti, anglofoni, rivendicano una maggiore autonomia rispetto al governo centrale, o per lo meno il rispetto degli equilibri di potere tra parte francofona e anglofona del paese, e non avendo ottenuto ascolto, è stata proclamata una indipendenza che ha ingenerato una vera e propria guerra civile, con molti morti sia tra i combattenti, che tra l’esercito regolare camerounese e i civili. Nello scorso aprile un nipote del nostro p. René, che era militare, ha perso la vita in scontri con i ribelli proprio in questa zona. La tensione è alta. Per fortuna fino il monastero non è stato interessato dagli scontri, così come il nostro viaggio è andato tutto bene.
 
Siamo partiti da Buea ieri alle 11.30 e siamo arrivati, con una tirata sola (tranne soste per la pipì lungo la strada, come usa qui in Cameroun) a Nkoabang la sera alle 18.30.
 
Incontro delle monache di Etoudì con le sorelle italiane Ho avuto solo qualche eco di questi giorni di convivenza, ma mi pare sia stata un’esperienza fruttuosa, soprattutto per lo scambio sullo stile e il modo di vivere la fraternità teresiana che caratterizza la nostra vita. Le nostre ‘missionarie’ si sono adattate al clima (buono in questa stagione) e alla cucina camerounese!! Lascio alle sorelle la gioia di pensare come condividere con la Provincia quanto da loro vissuto a nome anche di tutti noi.
 
Pensando ai nostri Missionari Ripercorrendo le tappe di questa mia prima peregrinatio i nomi che mi vengono fatti e che ritrovo scritti sui registri che mi vengono dati da vedere e firmare, mi riportano prepotentemente alla forza di quei nostri primi padri che hanno fondato questa nostra missione in Cameroun: una forza e un’intenzione che nonostante il tempo sia passato e le realtà abbiano presa ciascuna una propria fisionomia, ancora si sente in modo ricco e fecondo. Nonostante tutto, quello che resta ed è restato, è proprio questo spirito di donazione totale (chi ha vissuto qui in modo serio, non come me che ci passo per una visita, seppur lunga, ma sempre a termine…) credo sappia bene cosa intendo: un progetto che ti prende il cuore completamente e a questo si mette a servizio la propria persona, per quello che siamo, coi nostri limiti ma anche con i talenti che il Signore ci ha dato per compiere quanto Lui ci chiede. Penso alla situazione attuale della Provincia, alla povertà che ci è chiesto di abbracciare e di benedire (le parole del Vg romano di ieri sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci mi hanno molto colpito: quanto sento la pochezza di quello che ho e sono, di quello che abbiamo e siamo, di fronte alla fame che vedo attorno a me, a noi…), e intuisco come questo mandato missionario che la Provincia faticosamente porta avanti, oltre agli inevitabili pesi è però anche una risorsa importante. Ripensando ai missionari, e a quello che ha voluto dire per la Provincia vivere attraverso dei fratelli concreti questa esposizione ad extra, non possono non ricordare il nostro p. Carmelo che ha
festeggiato settimana scorsa, il 25 luglio, 75 anni di professione di cui la più parte spesi proprio in Missione. Spero che la mia preghiera possa essergli arrivata per quel giorno tanto importante! (e grazie a p. Silvano per le foto e alla comunità di Legnano che è stata vicino a Carmelo ricordando il suo anniversario di Professione).

 

Padre Carmelo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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