Carmelitani Scalzi

sito ufficiale della Provincia di S. Carlo Borromeo

Carissime, carissimi,
vi scrivo dopo due settimane intense.
Al mio rientro da Buea mi sono fermato per una decina di giorni a Nkoabang per fare la visita alla comunità. Domenica 29 appena arrivati in convento ho la sorpresa di trovare i reduci dalla sessione in Centrafrica: p. Jean Baptiste, Armand, Arnaux, Luis-Blaise e Denis, arrivati poco prima di noi, che si erano fermati per una breve sosta prima di ripartire per Nkolbisson. Sono stato contento di vederli, soprattutto per constatare di persona la loro salute dopo l’incidente. Stavano per fortuna tutti bene, ma un poco scossi dall’accaduto.
Lunedì 30, alla sera, sono arrivati Marta e Luca, una coppia di giovani ragazzi della nostra parrocchia di Milano, sposati da un paio di anni, che ho invitato a venire in Missione perché ho chiesto a Marta di far parte del gruppo missionario della parrocchia. Marta era già stata in Cameroun dieci anni fa (a 18 anni!!) per un campo estivo col COE a Mbalmayo, e ha trascinato suo marito che all’inizio non era molto convinto di questa vacanza ‘esotica…’, ma alla fine era fin dispiaciuto di dover ripartire…. Marta e Luca si sono fermati una settimana e con loro abbiamo potuto visitare la scuola, parlare col nuovo direttore così da pensare qualche progetto per il mantenimento e il miglioramento degli stabili (hanno 4 servizi igienici senza fossa biologica ma solo con pozzo a perdere scavato nel terreno… per più di 1000 bambini tra elementari e scuola d’infanzia… decisamente il progetto più urgente per la struttura rimettere mano ai bagni e costruirne di nuovi!). Un giorno abbiamo fatto insieme un’uscita alla scoperta delle nostre realtà carmelitane (Etoudi e Nkolbisson) e un altro giorno che io ero impegnato, sono stati accompagnati da p. Dieudonné a Mbalmayo per ritrovare le persone del COE che avevano accolto Marta nel 2008. 

 

Luca e Marta allinterno di una classe della scuola elementare

 

Luca e Marta all’interno di una classe della scuola elementare.

 

 

Giorni belli, soprattutto perché io ma anche i padri che sono qui in Missione abbiamo potuto con sano orgoglio far vedere questa nostra realtà, compiacendocene. Sottolineo questo aspetto perché è la prima cosa che alcuni dei padri camerounesi mi hanno detto: erano contenti che avessi fatto la proposta di venire a visitare la Missione, perché questo significava che la Missione è oggi presentabile. E questa cosa è vera!!

 

Insieme nel giardino sul retro del convento di Nkoabang

 

Insieme nel giardino sul retro del convento di Nkoabang.

 

 

Dopo il tempo trascorso in amicizia a Nkoabang, ho ripreso il mio ‘strenuo’ lavoro missionario. La sera di lunedì 6 agosto, prima di portare Marta e Luca all’aeroporto (volo Air France in ritardo di due ore sull’orario di decollo… per fortuna comunicatoci per tempo), p. Dieudonné mi ha lasciato a Etoudi dalle nostre monache. Martedì 7 giornata di ascolto (da mane a sera….!!! a ritmo abbastanza serrato, nel senso che mi sono concesso riposino post prandiale…!!!) in previsione dell’elezione della nuova Priora e del nuovo Consiglio. 
Mercoledì 8 ho però dovuto interrompere il lavoro a Etoudì perché con p. Martial, p. Jean Baptiste e fr. Joseph avevamo organizzato una ‘gita’ a Mbamayo per vedere un terreno che una signora vorrebbe donare ai padri di Nkolbisson. Detta così pareva anche una cosa interessante: una gita fuori porta non troppo faticosa (Mbalmayo è a circa un’ora di macchina da Yaoundé) per distrarsi un po’. Alla resa dei conti, invece, l’avventura è stata di ben altra portata. Il terreno si troverà anche nel distretto di Mbalmayo, ma è a un’ora e mezza di auto dalla città. La strada fuori Mbalamyo si fa quasi subito sterrata. Per fortuna era stata rasata il giorno prima (altrimenti ci hanno detto che sarebbe stata impercorribile a causa delle erosioni provocate dalla pioggia dei giorni passati) e abbiamo potuto procedere per più di un’ora… addentrandoci letteralmente nella foresta equatoriale, attraversando di quando in quando ponti e ponticelli in segno che permettevano il passaggio su fiumi e fiumiciattoli nei quali mi hanno detto che ci sono i coccodrilli! Finalmente riusciamo a raggiungere il villaggio (qui tutte le persone hanno una casa in città e una casa paterna al villaggio) della signora che vuole donare il terreno: 8 baracche in muratura in una radura nella foresta. Scendiamo per capire dove sia la signora, e subito io, il bianco, vengo identificato dai bambini (una ventina!) che sono spuntati da ogni dove. Capito che la signora era in brusse, cioè in foresta, andiamo a piedi a cercarla. Ci viene incontro da un sentierino e ci porta a vedere il terreno che è praticamente un appezzamento di foresta vergine, con qualche rada coltivazione (cacao, manioca, peperoni) ad uso familiare, strappata alla foresta disboscando a mano alcuni piccoli appezzamenti di terreno più pianeggiante (il terreno di fatto si sviluppa su un declivio montuoso). Prima di entrare nella proprietà, la signora ci fa fare una preghiera nella quale ringrazia il Signore per questa nostra visita e prega per tutti i suoi avi che hanno vissuto e lavorato e vissuto su quella terra. Camminiamo per più di un’ora nella foresta, facendoci strada coi maceti seguendo delle tracce di sentiero, non riuscendo neanche a perlustrare tutto l’appezzamento che la signora vorrebbe donarci, e che è il terreno ereditato da suo padre. Lungo il cammino vengo foraggiato di frutti strani colti ora nelle radici degli alberi, ora colti dai rami… tutti mi viene assicurato molto buoni e medicamentosi. Io, non posso fare altrimenti, mangio e… sopravvivo. La ‘passeggiata’ è un po’ impegnativa e alla fine lascia qualche traccia sui miei pantaloni e le scarpe da città… che avevo indossato.

 

fr. Joseph la signora e io sotto un albero di cacao nella foresta notare la mia camicia

 

fr. Joseph, la signora e io sotto un albero di cacao nella foresta (notare la mia camicia…).

 

 

Ormai sudati fradici (almeno io), per la camminata nella foresta (tasso di umidita 2000%) e per la fatica di aprirsi la strada, veniamo accompagnati dalla signora alla sua casa nel villaggio per offrirci la merenda che aveva preparato: sanga (cioè una specie di mais bollito con foglie verdi non meglio identificate) che ci hanno tenuto a dirmi che era senza sale (su indicazione del cardiologo?!?), l’immancabile manioca bollita e lumache cotte in una bagna che alla fine è risultata molto gustosa, il tutto innaffiato da un boccione di 5 litri di vino di palma (una bevanda acidula, fermentata e quindi alcolica, che si ricava dalla linfa delle palme quando vengono tagliate alla radici), che ben presto vede il fondo. Ad accompagnarci nella ‘gita’ c’erano anche (a onore della nostra morigeratezza nel bene) due nipoti della signora che abitano a Nkolbisson, e altri due nipoti che invece abitano al villaggio (loro erano quelli dotati di macete!).

 

Gli arditi che fecero limpresa Da sinistra fr. Joseph io p. Jean Baptiste i due nipoti della signora p. Martial

 

Gli arditi che fecero l’impresa! Da sinistra fr. Joseph, io, p. Jean Baptiste, i due nipoti della signora, p. Martial.

 

 

Alle 16.00 riusciamo faticosamente a riconquistare la macchina per tornare a casa, macchina che ne frattempo si è riempita di manioca, patate, pentole di sanga e… della signora, che viene con noi a Nkolbisson: facendo quattro conti siamo in 7 in macchina!
Il viaggio di ritorno è stato abbastanza tranquillo, lasciata la signora a casa sua a Nkolbisson arrivamo per le 19.30 in convento dove ci aspettano perché è San Domenico e ci siamo quindi tutti ritrovati qui per far festa al Delegato, p. Domenico: altro pranzo luculliano. Alle 21.30 ero a letto stremato!
Giovedì mattina parto presto (qui l’orario di alzata medio è tra le 5 e le 5.30…. e le chiamano le mie vacanze…) e sono accompagnato a Etoudi per la Messa delle 6.30, la messa della comunità aperta alla gente (una quarantina di persone di media in settimana). Continuo ascolto per tutta la giornata. Venerdì mattina faccio un incontro con la comunità e ci prendiamo una giornata di eremo: silenzio e preghiera in preparazione alle elezioni, che terremo sabato mattina.
Sabato in mattinata viene eletta come nuova priora del monastero M. Maria Agnese, che sarà coadiuvata da sr. M. Chiara, sr. M. Bianca e Sr. Therese Aimé. Pranzo di festa per la nuova Madre e il Consiglio, con pollo, coniglio e… lumache, che Therese-Aimé mi dice cotte con funghi della brusse: io mangio, il tutto alla fine è veramente molto appetitoso.
p. Domenico viene a prendermi oggi, domenica 13, per riaccompagnarmi a Nkolbisson, dove mi fermerò fino alla fine del mio soggiorno.
Notizie dall’Est
Prima di concludere non posso non ricordare la situazione di profonda crisi nella regione anglofona del paese. Lunedì le nostre monache di Buea hanno sentito insistiti colpi di mitra molto

 

La signora in piedi con altre due sue nipoti che stanno al villaggio davanti alla sua casa dove aveva allestito per la nostra merenda

 

La signora, in piedi, con altre due sue nipoti che stanno al villaggio davanti alla sua casa, dove aveva allestito per la nostra merenda. Si noti in basso a destra il boccione del vino di palma.

 

 

vicino al monastero, e per lungo tempo, e a un certo punto una sessantina di persone (per lo più donne e bambini), si sono riversate nel cortile di accesso del monastero cercando riparo dai colpi e dalle violenze. Le monache hanno cercato di soccorrere con qualche genere di conforto tutte queste persone, che poi a sera sono rientrate a casa. La gente diceva che i militari ribelli entravano nelle case e cominciavano a sparare senza ragione sulla gente…. una situazione veramente difficile e dolorosa. Che il Signore possa custodire la pace in questa terra.
Un abbraccio

 

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Sono arrivato lo scorso 17 luglio. In questo paio di settimane (il tempo corre veloce!!), ho potuto fare un ‘giro’ veloce di tutte le nostre realtà carmelitane in Cameroun!!
 
Siamo arrivati a Yaoundé io, M. Teresa Benedetta di Ferrara, sr. Samuela e sr. Miriam di Legnano il 17 a mezzanotte. Ad attenderci all’aeroporto c’erano p. Domenico e fr. Denis che ci hanno portato subito a Etoudi, dalle monache, dove le tre sorelle venute dall’Italia hanno soggiornato per tutto il tempo della loro visita. Nonostante fossimo al monastero verso la 1 di notte, balli, canti e abbracci di benvenuto non sono mancati. Io sono poi andato a Nkolbisson dove mi sono trattenuto fino a venerdì, quando sono ripartito per Figuil, dove mi attendevano per le elezioni della Priora. Il volo di andata Yaoundé-Garoua è andato bene (in orario!! con Carmair Co, la compagnia aerea camerounese che fa un po’ acqua da tutte le parti…), salvo che per il bagaglio che non hanno caricato sul nostro volo ma su quello successivo. Per fortuna ad attendermi a Garoua c’era p. Martial, impegnato nella promozione della figura di Jean-Thierry all’interno della Settimana Nazionale della Gioventù, organizzata dalla Conferenza Episcopale Camerounese proprio in quei giorni a Garoua, che mi ha scarrozzato avanti e indietro dall’aereoporto.

 

Giovani partecipanti alle Giornate Nazionali della gioventù 2018

 

Il giorno in cui io sono partito alla volta di Figuil, i nostri Studenti, accompagnati da p. Alexandre che era rientrato in Cameroun per le sue vacanze e da p. Jean Baptisti, sono a loro volta partiti in macchina per recarsi a Bangui, per una sessione estiva di studio. Purtroppo nel tratto di strada verso Bangui, guidava p. Alexandre, la loro macchina per il fango è uscita di strada e si è piegata su un fianco. Non ci sono stati feriti né danni troppo gravi, ma un bello spavento per tutti. Non si sono lasciati comunque scoraggiare e mi hanno scritto che sabato sera, come da programma, hanno subito iniziato le sessioni del loro corso!!

 

Il veicolo incidentato sulla strada Bouar Bangui

 

 

Sabato 21, sotto una pioggia battente, è venuta M. Benedicte di Figuil a prendermi con la macchina e, dopo aver fatto le solite provviste al mercato (anche quest’inverno abbiamo fatto la stessa cosa!!), siamo partiti per Figuil dove siamo arrivati per pranzo. Siamo alla fine della stagione delle piogge, il clima è quindi buono anche al Nord e, soprattutto, è tutto verde! Un paesaggio veramente fantastico!!

 

 

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Sono rimasto a Figuil 4 giorni in modo da poter fare con comodo i colloqui con le sorelle e qualche incontro di formazione in preparazione delle elezioni. Ho trovato la comunità in buona salute e come sempre semplice e molto fraterna, eccezion fatta per sr. Elisabeth, la monaca camerounese anziana che ha fondato il monastero, che per problemi di cuore e circolazione che durano ormai da qualche mese, purtroppo è inferma e necessita di vicinanza continuativa, benché abbia mantenuto ancora una certa lucidità e ti sommerge con gli aneddoti delle storie passate. Il 25 mattina ho potuto lavorare anch’io, dopo che tutti me ne avevano parlato più e più volte, nella panetteria del monastero. Nel pomeriggio sono sceso a Garoua accompagnato da M. Benedicte e sr. Justin per prendere il volo verso Douala. Eravamo già stati preavvertiti che il volo, in programma per le 18.30, sarebbe partito verso le 2 di notte. Sono stato ospitato dall’arcivescovo di Garoua che a mezzanotte ha messo a disposizione mia e di altri due religiosi che dovevano prendere quel volo un autista che ci ha accompagnato all’aeroporto. Disbrigate con una certa fatica le pratiche del check-in (un paio d’ore…), dell’aereo nemmeno l’ombra ma ci fanno comunque accomodare in sala d’aspetto dove, alle 6.30 del mattino, ci viene detto che il volo partirà alle 7.00. Insomma una notte in aereoporto, per fortuna che le sedie erano a sufficienza per tutti i passeggeri e c’era l’aria condizionata. Alle 10 arrivo a Douala dove piove a dirotto, tanto che nell’atterraggio, dall’aereo si vedono interi villaggi le cui strade sono state trasformate in fiumi. A Douala mi fermo per la notte presso una famiglia camerounese che frequenta la nostra parrocchia di Milano e che mi aveva offerto accoglienza presso di loro già dall’anno scorso. A Douala scopro un’innovazione mai fino ad ora da me vista: il moto-taxi ‘ombrellato’, modello di ‘carrozzeria’ per la stagione delle piogge.

 

 

Moto taxi con ombrello incorporato a Doula carrefour di Deido

 

 

Nel pomeriggio di venerdì 27, dopo un viaggio già di per sé abbastanza lungo ma aggravato dalle condizioni del traffico di Doula (4 ore per attraversare la città!!), vengono a prendermi p. Emeka e Basil Fulmai (nostro ex studente) e insieme andiamo a Buea per una visita alle nostre sorelle di quel monastero. Arriviamo ormai verso sera a Buea (due ore di macchina da Douala), sempre accompagnati da una pioggia ora battente, ora leggerissima: il monastero è immerso in un mare di nubi e per tutto il tempo del nostro soggiorno non abbiamo potuto vedere nulla del panorama che ci hanno detto magnifico, perché tutto coperto dalle nuvole basse.
 
Il soggiorno a Buea è stato piacevole, le monache ci hanno accolto con molta familiarità e calore. Io ho fatto un po’ fatica a cambiare il traduttore nel cervello (da francese a inglese), ma alla fine sono riuscito a spiegarmi e a capire quanto ci dicevamo. Ieri dopo la Messa la Madre ha fatto entrare me e p. Emeka per una visita al monastero e per un ultimo incontro con la comunità. La situazione di Buea e di tutta la regione Est del Cameroun (quella a confine con la Nigeria) è da più di un anno di forte tensione sociale: gli abitanti, anglofoni, rivendicano una maggiore autonomia rispetto al governo centrale, o per lo meno il rispetto degli equilibri di potere tra parte francofona e anglofona del paese, e non avendo ottenuto ascolto, è stata proclamata una indipendenza che ha ingenerato una vera e propria guerra civile, con molti morti sia tra i combattenti, che tra l’esercito regolare camerounese e i civili. Nello scorso aprile un nipote del nostro p. René, che era militare, ha perso la vita in scontri con i ribelli proprio in questa zona. La tensione è alta. Per fortuna fino il monastero non è stato interessato dagli scontri, così come il nostro viaggio è andato tutto bene.
 
Siamo partiti da Buea ieri alle 11.30 e siamo arrivati, con una tirata sola (tranne soste per la pipì lungo la strada, come usa qui in Cameroun) a Nkoabang la sera alle 18.30.
 
Incontro delle monache di Etoudì con le sorelle italiane Ho avuto solo qualche eco di questi giorni di convivenza, ma mi pare sia stata un’esperienza fruttuosa, soprattutto per lo scambio sullo stile e il modo di vivere la fraternità teresiana che caratterizza la nostra vita. Le nostre ‘missionarie’ si sono adattate al clima (buono in questa stagione) e alla cucina camerounese!! Lascio alle sorelle la gioia di pensare come condividere con la Provincia quanto da loro vissuto a nome anche di tutti noi.
 
Pensando ai nostri Missionari Ripercorrendo le tappe di questa mia prima peregrinatio i nomi che mi vengono fatti e che ritrovo scritti sui registri che mi vengono dati da vedere e firmare, mi riportano prepotentemente alla forza di quei nostri primi padri che hanno fondato questa nostra missione in Cameroun: una forza e un’intenzione che nonostante il tempo sia passato e le realtà abbiano presa ciascuna una propria fisionomia, ancora si sente in modo ricco e fecondo. Nonostante tutto, quello che resta ed è restato, è proprio questo spirito di donazione totale (chi ha vissuto qui in modo serio, non come me che ci passo per una visita, seppur lunga, ma sempre a termine…) credo sappia bene cosa intendo: un progetto che ti prende il cuore completamente e a questo si mette a servizio la propria persona, per quello che siamo, coi nostri limiti ma anche con i talenti che il Signore ci ha dato per compiere quanto Lui ci chiede. Penso alla situazione attuale della Provincia, alla povertà che ci è chiesto di abbracciare e di benedire (le parole del Vg romano di ieri sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci mi hanno molto colpito: quanto sento la pochezza di quello che ho e sono, di quello che abbiamo e siamo, di fronte alla fame che vedo attorno a me, a noi…), e intuisco come questo mandato missionario che la Provincia faticosamente porta avanti, oltre agli inevitabili pesi è però anche una risorsa importante. Ripensando ai missionari, e a quello che ha voluto dire per la Provincia vivere attraverso dei fratelli concreti questa esposizione ad extra, non possono non ricordare il nostro p. Carmelo che ha
festeggiato settimana scorsa, il 25 luglio, 75 anni di professione di cui la più parte spesi proprio in Missione. Spero che la mia preghiera possa essergli arrivata per quel giorno tanto importante! (e grazie a p. Silvano per le foto e alla comunità di Legnano che è stata vicino a Carmelo ricordando il suo anniversario di Professione).

 

Padre Carmelo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Jean thierry è stato tra i testimoni presentati ai giovani camerounesi nel contesto delle Giornate nazionali della gioventù che si sono tenute a Garoua nel nord del Cameroun. Il tema delle giornate: «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1, 30). Ispirandosi alla celebrazione delle giornate mondiali della gioventù istituite da Giovanni Paolo II le Giornate nazionali della gioventù si sono celebrate per la prima volta in Cameroun nell’anno 2000 in occasione del Grande Giubileo. Rivestono una connotazione puramente cattolica, ma sono anche un richiamo per tutti i giovani che desiderano sperimentare la presenza in fondo ad essi dell’amore di Dio, mostratoci nel Figlio Gesù Cristo, l’impegno sociale frutto della carità fraterna in risposta all’appello dei poveri.

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I nostri giovani carmelitani di Camerun e Centrafrica

 

I nostri giovani carmelitani del Cameroun e del Centrafrica

 

 

A Bangui, dal 22 al 29 luglio nel convento del Carmel si è tenuta una settimana di formazione per una quarantina tra studenti, novizi e postulanti del Centrafrica e del Camerun, missione della nostra Provincia. Guidati da p.Luc Marie, francese, approfondito la vita ed il messaggio di una grande carmelitana, Santa Elisabetta della Trinità. È stato bellissimo vedere tanti giovani cantare, pregare giocare e studiare insieme. Tanta speranza, e c’è bisogno anche di tanta preghiera!

 

Lentrata del Monastero delle Carmelitane di Yaounde

 

L'entrata del Monastero delle Carmelitane di Yaounde

 

12 Foto di tutti esterna

 

 

Si sono celebrate in comune nella due giorni del 9 e 10 giugno all’Eremo del Carmelo di Cassano Valcuvia le promesse (temporanee e definitive) e l’accostamento dei membri in formazione delle varie comunità OCDS della nostra Provincia. Una iniziativa nuova nel suo genere, forse unica, lanciata dal Presidente e dal Consiglio Provinciale dell’Ordine Secolare. Al di là degli inevitabili aspetti ‘negativi’ che si possono rilevare in una iniziativa che è un inedito a tutt’oggi, «’aspetto ‘positivo’ che vedo in questa proposta – ha scritto il nostro Provinciale, P. Fausto - sta nel far percepire ai formandi che la loro promessa, pur essendo fatta in una comunità specifica, in realtà è un gesto che ha una portata ecclesiale, e la celebrazione comune restituisce in modo più evidente questo afflato ecclesiale all’interno del quale si fa discernimento su una vocazione e la si approva. Oggi, in questi nostri tempi, mi pare che custodire l’orizzonte ampio all’interno del quale stiamo camminando come cristiani e come consacrati, sia particolarmente importante […] Il gesto di una celebrazione comune della Promesse … fa passare chiaramente il messaggio che il percorso di formazione, pur fatto all’interno di una comunità specifica che diventerà la mia comunità, ci proietta in un orizzonte più ampio che è quello ecclesiale».

 

6 Sorelle in pausa davanti a un buon caffè FILEminimizer

 

 

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