Card. Tettamanzi 

SESSIONE CONCLUSIVA del PROCESSO "SUPER MIRO" attribuito all’intercessione dei Venerabili LOUIS MARTIN e ZELIE GUERIN 

Palazzo Arcivescovile di Milano – 10 giugno 2003

Riportiamo la trascrizione integrale della comunicazione del Cardinal Dionigi Tettamanzi, tratta dalla cassetta VHS preparata dalla Ed. MIMEP Docete.

"Carissimi, dopo il canto e la preghiera, dopo questa parte interessante, comunque necessaria, la parte giuridica, ecco, questa conclusione vuole ridare voce al sentimento più semplice, però più vero e più profondo che è dentro il nostro cuore: è il sentimento della gioia.

Penso in questo momento innanzitutto alla gioia di S. Teresa di G.B., presente in cielo ma presente qui davanti a noi attraverso le reliquie del suo corpo: non può non essere contenta dei suoi genitori e dell’intercessione che i suoi genitori hanno vissuto in ordine al piccolo Pietro.

Questa gioia di S. Teresa di G.B. è anche la gioia del papà e della mamma di questa santa, i coniugi Martin.

E penso che, insieme alla gioia di questi coniugi deve essere ricordata la gioia dell’intera Chiesa.

Voi sapete che, in questi ultimi anni, in particolare in occasione del Sinodo dei Vescovi, è stata sollecitata tante volte l’opportunità, addirittura la necessità, che al popolo cristiano si presentassero come modelli di vita perfetta, non soltanto i sacerdoti le religiose e i religiosi, ma anche i laici, anche i laici impegnati nel matrimonio.

Da questo punto di vista l’Italia può ritenersi fortunata, dal momento che durante l’anno giubilare del 2000 il Papa ha beatificato i coniugi Beltrame-Quattrocchi.

E siamo su questa strada.

Noi speriamo che anche i coniugi Martin possano essere additati in maniera ufficiale da parte della Chiesa come modelli di vita, e di vita santa, a tante e tante coppie e famiglie cristiane.

In questo clima di gioia sto pensando anche alla gioia del piccolo Pietro: non so se se ne rende conto, ma non so se è necessario che lui se ne renda conto.

La gioia è una realtà oggettiva, e io penso che il Signore gliela dona e lo renderà cosciente di questa gioia forse un poco più avanti, perché a sua insaputa, io penso, spero, che sia stato davvero uno strumento di Dio per dire a tutto il mondo che anche i bambini, i bambini piccoli, hanno una grande vocazione una grande missione nella Chiesa.

Penso che sia un messaggio particolarmente urgente per noi adulti, che tante volte ci affidiamo alla organizzazione, alle strutture, alle iniziative. E’ un affidarsi anche doveroso, per la verità, ma con il rischio di dimenticare che la santità è un dono e che la crescita in santità nella Chiesa è opera dello Spirito Santo, il quale spesso ama servirsi di strumenti semplici, umili, che non si impongono all’attenzione del mondo ma che costituiscono il compiacimento agli occhi di Dio. Non a caso ho sentito che i coniugi Schilirò hanno fatto riferimento tante volte a questo brano di S. Teresa di G.B. (dalle Lettere di Santa Teresa di Gesù Bambino: "Sono incantata dal piccolo bambino e Colui che lo porta fra le braccia lo è ancora più di me…Come è bella la vocazione del bambino! Non una missione che deve evangelizzare, ma tutte le missioni. Come?…Amando, dormendo, spargendo fiori, a Gesù quando dorme. Allora Gesù prenderà questi fiori e, comunicando loro un valore inestimabile, li spargerà a sua volta; li farà volare verso tutte le rive e salverà le anime, con i fiori, con l’amore del piccolo bambino, che non vedrà nulla, ma sorriderà sempre, anche attraverso le lacrime!…Un bambino missionario e guerriero, che meraviglia!").

E’ davvero un inno stupendo al ruolo che nella Chiesa e nella società hanno i bambini, in particolare i bambini che sanno fare i bambini, cioè che sanno amare, sì, come no, sanno dormire, sanno spargere fiori, quindi sanno in questo modo semplicissimo ma efficacissimo effondere nella Chiesa e nella società lo Spirito di Dio e dunque il valore, la ricchezza, il pregio, la bellezza, il canto della santità.

Sì, non appena Pietro è stato scelto per questo, ma ogni bambino che noi incontriamo dovrebbe essere guardato e reso oggetto di un grandissimo amore, proprio perché tutti i bambini, proprio perché bambini, sono i piccoli di cui parla Gesù e sono quindi tutti fatti missionari e guerrieri del Regno di Dio.

Penso ancora alla gioia dei coniugi Schilirò, perché forse in questo momento sono capaci ancora di ricordare gli ultimi giorni di maggio, i primi giorni di giugno, le settimane successive, giorni di grande tensione, angoscia. Pure quei giorni, in realtà, sono stati riempiti da una grande grazia, la grazia di abbandonarsi a Dio, di avere fiducia in Lui, una fiducia quanto mai audace e coraggiosa.

Mi sono chiesto, venendo a questa conclusione del processo, quale può essere dichiarata la grazia più grande che a voi, carissimi, è stata fatta dal Signore. Mi domando se la grazia più grande è stata la guarigione miracolosa del vostro bambino oppure la grazia più grande è stata l’aver vissuto questi momenti nel segno di una straordinaria fiducia nel Signore e nel suo potente e smisurato amore nei vostri confronti.

Da questo punto di vista io sono contento di sapere che questa fiducia è stata realizzata in concreto attraverso un’ardente preghiera, non solo vostra, ma anche di tante persone che vi sono state vicine e che a diverso titolo hanno contribuito a questo cammino e anche al cammino del processo.

Io so che la preghiera specifica che vi ha sostenuto è stata la preghiera del S. Rosario. Quasi senza avvederci noi ci siamo preparati a quell’anno mariano del S. Rosario che il Papa ha voluto proclamare proprio ricordando i suoi 25 anni di servizio pontificale nella Chiesa.

Ed è per questo che ho pensato, come piccolo segno di ricordo da parte mia, di offrirvi quanto di più semplice esiste: la corona del S. Rosario.

E infine devo dire anche la mia personale gioia, non tanto nel firmare, è peso quotidiano, e nell’aver apposto il sigillo di colore porpora, , ma la mia gioia perché mi sento in qualche modo provocato per la seconda volta da questo fatto, che deve avere un suo significato, deve essere letto in profondità.

Mi è capitato un po’ di tempo fa di dover chiudere un processo per un asserito miracolo attribuito a Charles de Foucauld, miracolo avvenuto in terra ambrosiana; adesso mi capita la stessa cosa, di chiudere un processo per un miracolo avvenuto in terra ambrosiana, attribuito ai coniugi Martin.

Mi sto domandando che senso ha tutto questo.

Non so se noi abbiamo dei meriti; penso che abbiamo senz’altro una grande responsabilità.

Se il Signore, nella sua bontà e nella sua misericordia, fa succedere anche oggi in mezzo a noi cose così grandi è perché ci vuole richiamare in maniera soave, ma quanto mai decisa, forte ed energica.

Ci richiama a quello che costituisce il senso della nostra vita, il destino della nostra esistenza, che è precisamente la santità.

Questo è il vero miracolo che tutti quanti insieme vogliamo chiedere al Signore al termine di questo bellissimo incontro

(Trascrizione a cura di – MCS Concesa)


Libri sui beati coniugi Martin

Nel catalogo delle pubblicazioni sono disponibili i seguenti volumi sulla vita dei beati coniugi Martin, genitori di S. Teresa di Gesù Bambino