Sommario
Padre Benigno Calvi
Il ragazzo
A Cherasco
Giovane religioso
Sacerdote
Morire carmelitano

"Sono contento di morire carmelitano"

Il fisico, ormai allo stremo, crollò improvvisamente.

21 Ottobre: Il P. Benigno di S. Teresa di Gesù Bambino, già sofferente da parecchi mesi per dolori intestinali, si aggrava ed è costretto a letto. Nei giorni successivi, nonostante le cure, la situazione precipita. P. Benigno viene trasportato d'urgenza all'ospedale di Legnano.
P. Cirillo, allora superiore del convento di Legnano:
"Prima di entrare in sala operatoria il dott. Piccioni lo visita: vi trova un tale groviglio interno da esclamare: "Sfido chiunque a fare una diagnosi del male di questo Padre!".
"Appena il professore incide - continua P. Cirillo, presente all'intervento - uno spruzzo di "pus" sporca dappertutto...Comincia subito la pulizia (allora non era stata ancora inventata la penicillina, e dovevano curare come potevano...). P. Benigno ebbe un sollievo al suo dolore, che era indicibile. Lo riportiamo in camera. Rinviene. Il P. Provinciale lo ha assistito per tutta la notte".

Ed ora lasciamo la parola proprio al P. Piertommaso, che più di ogni altro gli fu vicino nelle ultime ore.
"P. Benigno, ormai già operato, ci riceve col suo amabile sorriso quasi dicesse: "Ora tocca a me"...
Sale la febbre, che aggiunge una grande arsura al bruciore del taglio. Non un lamento; solo fa capire che sente troppo pesanti le coperte. Vedendolo increspare la fronte e guardarmi,
- "Che c'è ?": gli domando.
- "Dolore..."
- "Sei tranquillo?".
- "Sì, sì...". E bisbiglia. Mi avvicino con l'orecchio e sento: "Signore, Vi amo... Signore, Vi amo !...".
...
Giungono poi i suoi genitori con il fratello, le sorelle e una zia. Li riceve tutti col suo solito sorriso. Restano parecchio tempo, poi si ferma il papà e il fratello mentre le donne tornano a casa. Congeda tutti senza una lacrima...
Alle 3 del mattino una telefonata ci chiama: "Correte, perché muore!".
Siamo subito all'Ospedale. Si arriva che già gli sono stati amministrati gli ultimi Sacramenti.
- "Come va?".
- "Bene... Ho fatto la S. Comunione adesso..., e l'Olio Santo...".
- "Ti darò la Benedizione Papale...".
- "Sì; ma intanto mi dia lo Scapolare".
- "Vuoi rinnovare la S. Professione?".
- "Volentieri".

E mi chino su di lui per sentire le sue parole e, nel caso, suggerirgliele. Egli, parola per parola, compitando, rinnova i suoi Voti con sentimento profondo di offerta.
Lo invito a recitare il Credo quale professione di fede, e lo recita con la serenità di chi sa di protestare a Dio la sudditanza della mente e del cuore. Gli imparto la Benedizione Papale che riceve con venerazione.
Di nuovo, vuole baciare lo Scapolare che stringe fra le mani e soggiunge:
"Io non l'ho lo Scapolare?" .
Glielo tiro di sotto gli indumenti e glielo faccio vedere; lo bacia:
- "Come è bello essere Carmelitano..., morire Carmelitano... coll'abito della Madonna...", e mi prende ancora lo Scapolare e lo bacia.
Si mette un poco tranquillo. Ci chiama ancora tutti: chiede di fr. Mariano, di fr. Valentino (presente), di fr. Cherubino. Tre compagni d'infanzia e di Religione.
Mi prende la mano: "Chiedo perdono a tutti, glielo dica a tutti, me li saluti tutti; il Signore mi vuole per la Provincia tanto perseguitata...".
- "Prega per i tuoi compagni di studio, per tutti della Provincia, per l'Ordine"...

Il babbo suo gli vuole chiedere perdono ed Egli: - "Perdono di che... Ci vorrebbe altro, adesso !" e lo bacia. -
"Coraggio, neh, coraggio!" dice il babbo. - "Coraggio a che?...È così bello morire!..." E sorride.

Fa coraggio alla zia e alla cugina arrivate nella notte; dà paterni avvertimenti al fratello, incaricandolo di salutare i parenti che nomina,
<...e tutti e tutti> dice. Poi chiede del medico. Si stenta a chiamarlo, ma Egli insiste. Il medico viene ed Egli lo ringrazia di quello che ha fatto per lui; lo prega di scusarlo se l'aveva disturbato e gli bacia la mano in segno di gratitudine.
Lo coglie una crisi; cessa il movimento delle labbra. Gli imparto l'assoluzione. Il respiro è breve, il polso rallenta. Il Crocefisso alle labbra non provoca nessun movimento di bacio. Si teme tutti che sia la fine, ma nessuno ha il coraggio di incominciare le ultime preghiere degli agonizzanti. Infatti, riapre gli occhi, guarda in giro; la vista gli è molto diminuita. - "Non vedo bene; che ora è?...Padre Nostro, non è ancora ora?...".
- "Il Signore ti vuole far aspettare ancora un poco; coraggio!".
E le sue labbra bisbigliano, baciano il Crocefisso: "Signore... Vi amo, ... Signore, Vi amo..!"

Si decide nel frattempo, su consiglio medico, di portarlo in Convento, a Concesa. Si vuole dargli la consolazione di morire tra i suoi Confratelli.
- "Vuoi che ti portiamo in Convento, a Concesa?".
- "Io faccio l'ubbidienza..: facciano loro... ubbidienza... ubbidienza...".
... Una ventina di persone sono sui gradini del Convento e quando ci vedono uscire dall'auto esclamano: "Facciano presto, muore, muore; è un santo, muore un santo...!". E piangono".

Lo portano nella sua cella. Si raduna la Comunità: gli impartiscono l' Estrema Unzione. Partecipa con lucidità. Gli chiedono la sua benedizione. Li benedice ed esclama: "Sono contento di morire carmelitano! Offro la mia vita per il bene della Provincia!". Sono le 9,15..

I funerali sono stati una vera apoteosi: mai vista tanto concorso di religiosi e di fedeli.


Nel catalogo delle pubblicazioni è disponibili il seguente volume sulla sua vita: