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Sommario
Padre Atanasio di S. Dionisio
Le Opere
La Messa della Caritą

La Messa della Carità

Ma la pupilla del suo Sacerdozio fu la "Messa della Carità" e tutta quell'assistenza quotidiana agli ultimi, i "clochards" - o come li chiamano a Milano "i barboni" - che pernottavano di notte sulle panchine del Parco o al riparo dei pubblici monumenti, gelosi di una loro libertà sdegnosa e polemica, a causa di quella società nella quale nessuno tiene conto di loro. Essi sono per questo più singolarmente affidati alla pietà della Chiesa.

P. Atanasio ne visse circondato; a certe ore del giorno colmavano del loro brusio monotono la sua cella, sita al di sopra della portineria, dove essi ricevono conforto fisico e spirituale.
«C'è Padre Atanasio?»: domandò con voce roca alla porta del convento un vecchietto smilzo, minuto, male in arnese che spuntava da un cappotto dieci volte più malconcio del suo proprietario. «Ma non sa? Padre Atanasio è morto !», rispose il portinaio. E rimase lì a guardare l'ombra di dolore che si era disegnata sul viso del povero vecchio, uno dei tanti "clochards" dei diseredati della società, di quelli, per intenderci, che dormono sulle panchine del parco o sotto le arcate fredde e inospitali della stazione.

Questo dialogo si volse pochi giorni dopo la morte di P. Atanasio (1960) sulla soglia del convento dei Padri Carmelitani Scalzi di via Canova, 4.

Per comprendere il dolore di quel mendicante, però, occorre risalire al lontano 1932, anno in cui Padre Atanasio Galletti fondò, presso la chiesa del Corpus Domini in via Mario Pagano, "La Messa della carità", opera benefica per l'assistenza materiale e spirituale dei poveri.

Da allora, alla domanda: «C'è Padre Atanasio?", la risposta, ben diversa, era:«Si, si accomodi pure»; e, con quel "si accomodi" nelle orecchie, centinaia e centinaia di poveri entravano in convento, venivano rifocillati, vestiti, aiutati, consolati.

P. Atanasio li radunava a centinaia la domenica nel tempio inferiore, per gli atti fondamentali della vita cristiana: e nell'interrato del convento offriva poi loro "l'unico pasto decoroso della loro settimana" - come disse il sindaco prof. Ferrari nella commemorazione che di lui fece nel Salone dell'Alessi, a Palazzo Marino, il Comune di Milano -. E il medesimo sindaco ne ricordò "l'ardimento nel chiamare a sé quelle turbe di indisciplinati, nel quartiere che è tra i più signorili di Milano, quasi imponendo quella realtà sociale ai fortunati, per imporre con l'esempio le valutazioni e gli apprezzamenti di Gesù nei confronti dei poveri". E aveva concluso il suo discorso con queste nobili parole: "Ma anche questa è la Milano che merita di essere premiata...!".

Un altro sindaco, l'avv. Antonio Greppi, aveva dedicato affettuosa amicizia e assistenza preziosa a P. Atanasio e ai suoi poveri nelle vicende in cui i meschini finiscono sempre per essere coinvolti. E fu presente al lutto della Comunità.

Alla Messa della 11,30 nella domenica successiva alla sua morte (morì in giorno di sabato, il giorno propizio dei grandi carmelitani), un giovane Sacerdote [l'autore dell'articolo] invita i presenti (la Chiesa contiene più di duemila persone!) ad unirsi al lutto della Comunità, e del defunto tratteggiò brevemente la vita. Il pubblico si levò silenzioso in piedi, misurando la statura dell'estinto e la gravità' della perdita. Nel silenzio seguito alla brevissima commemorazione, era sospeso nell'aria un senso di vuoto e di solitudine.

Se non fosse che sempre le stesse pietre, al Corpus Domini, parleranno di lui, e nei giovani religiosi incuteranno il senso e la consapevolezza di una eredità non destinata a perire".


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