Martiri Carmelitani del Gentilino
Milano, Porta Ticinese, peste del 1630
"Il giorno 8 giugno 1630 usciva dal sacro convento uno stuolo di religiosi bianco vestiti, dalla veste succinta fino al ginocchio. Percorrevano le vie deserte, risonanti dei lamenti e delle grida dei poveri appestati. Dopo lungo tratto di cammino, giunsero a Porta Ticinese, al largo della campagna, ove trovasi il Gentilino. Era stato eretto qui, per cura del Tribunale di sanità, un Lazzaretto. Gli appestati già numerosi accolsero con entusiasmo la venuta dei Padri Carmelitani. In tempi in cui tutti fuggivano inorriditi e paurosi, chiunque venisse per soccorrere, consolare era accolto come un angelo".
E angeli davvero furono questi Religiosi...
"Vegliavano giorno e notte, si portavano lungo le corsie dissetando, sfamando, pulendo, orientando e governando, curando il corpo e lo spirito, assistendo i moribondi e seppellendo i morti... Sfiniti ben presto dalle fatiche, nonostante la scrupolosa osservanza delle precauzioni prescritte, come del resto si aspettavano, furono anch’essi colpiti dal morbo contagioso. Caddero come eroi nell’assistenza caritatevole e generosa fino alla morte, spiacenti soltanto di non poter mettere la loro vita a disposizione ancora degli appestati... Le ossa di questi martiri della carità riposano da più di tre secoli nelle fosse comuni dei lazzaretti di Milano".
Quando il Padre Provinciale li aveva radunati in capitolo, domandando loro chi voleva rendersi rendersi disponibile per l’assistenza agli appestati, li aveva chiaramente avvertiti. Il Religioso che lascia il convento per andare a servire gli appestati non deve fare della sua vita nessun conto, ma sentirsi disponibile a perderla ogni momento. Deve inoltre essere convinto che, da parte sua, è in obbligo di difenderla e conservarla affinché più lungamente possa sostenere l’ufficio affidatogli da Dio. "Tanto che rassegnandosi egli completamente alla volontà del Signore, deve poi guardarsi con ogni diligenza da tutte le occasioni che possano pregiudicare la sua salute corporale".
Il vestito che portavano era l’abito carmelitano, ma "in tela di San gallo", non in lana, accorciato in modo tale da non oltrepassare il ginocchio, come la Regola prescriveva a coloro che si esponevano ai pericoli di contagio.
Tra coloro che, offertisi al servizio degli appestati, morirono per la loro generosità, le cronache del tempo ricordano soprattutto: Padre Bernardo di Gesù, Padre Ambrogio dell’Assunta, fra Giovanni Crisostomo di Sant’Agnese (studente di teologia, 21 anni), fra Battista della Croce (fratello laico, 37 anni).
Nel catalogo delle pubblicazioni è disponibili il seguente volume sulla loro vicenda:
|