Una premessa

Pubblicato su "Il Carmelo Oggi" gennaio 2002

La nostra comunità monastica, raccogliendo l’invito ad accompagnare i prossimi mesi della rivista della nostra Provincia con la rivisitazione della figura di Elia, ha pensato di condividere le riflessioni nate da un’elaborazione domestica e familiare sulla base del corso "Il ciclo di Elia: archetipo di vita monastica", tenuto da don Gianantonio Borgonovo alle monache dell’Associazione Regina Pacis, a Triuggio (8-14 ottobre 2000).


Per cercare di capire i tratti caratteristici di questa figura così importante per il nostro cammino monastico, abbiamo rintracciato nella Scrittura i diversi episodi che la riguardano più esplicitamente concentrati nel primo e secondo Libro dei Re. Ascoltandoci davanti alla Parola, abbiamo riscoperto così nel cammino di Elia un possibile percorso umano in cui rispecchiarci in tutte le nostre fatiche e in tutti i nostri aneliti più profondi.

Soprattutto nel difficile momento storico che stiamo attraversando, ci sembra di particolare attualità e motivo di consolazione la riscoperta dell’atteggiamento implorante dell’uomo dinanzi al Vivente, a Colui che solo, pur dentro la nostra oscurità di senso, ha per ciascuno una parola di vita. Già papa Giovanni Paolo II rilevava questo nel suo Discorso del 29 settembre 1989 ai Capitolari dell’Antica Osservanza, di cui proponiamo il brano introduttivo.

"L’eredità dell’Ordine è legata alla prima chiamata di quegli eremiti che, nel Monte Carmelo, si davano alla contemplazione e alla solitudine; essa ricorda come l’Ordine si è messo al servizio della Chiesa e del Vangelo; ha testimoniato attraverso i secoli i valori della vita religiosa, imitando il profeta Elia, e Maria, splendore e madre del Carmelo, ascoltatrice attenta della Parola di Dio, solidale con il Popolo dell’Alleanza e con la sofferenza degli oppressi di ogni genere.

La profezia del carisma dell’ordine si rifà ad Elia, appassionato assertore della presenza viva di Dio nella Storia e negli eventi. I Carmelitani, gli unici nell’Occidente che celebrano la festa e il messaggio di Elia, sono chiamati ad essere profeti e testimoni nella "notte oscura" dello Spirito che la nostra società sta vivendo. L’esempio zelante di Elia deve risvegliare in tutta la Famiglia carmelitana uno sguardo vigile di fede profonda, sulla situazione attuale dell’uomo e sulle minacce che ne avvelenano l’ambiente e le radici stesse della vita: il suo rapporto con Dio, il senso della vita, del lavoro, della giustizia e della oppressione, della dignità autentica di ogni vivente.

La sfida poi rivolta all’Ordine del Carmelo nel suo viaggio verso l’anno Duemila è la stessa che è di fronte a tutta la Chiesa: di offrire al mondo secolarizzato il volto di Cristo come fonte di speranza e di dignità. È una sfida di fede che lancia tutta la Chiesa verso un futuro sconosciuto, ma certamente pieno di potenzialità e ottimismo per il Regno di Dio. Il Carmelo deve portare il proprio contributo, camminando in compagnia di ogni uomo e donna, verso le sfide che, in dimensioni ormai cosmiche, l’umanità si trova ad affrontare
".

Non può essere questa una provocazione per noi tutti, uomini e donne alla sequela del Signore, in questo terzo millennio appena iniziato? È quanto ci spinge ad affidare anche a queste pagine la nostra ricerca.

In questo numero il nostro percorso si apre innanzitutto con il recuperare i luoghi in cui la nostra tradizione ci rimanda espressamente alla figura di Elia, e quindi con il definire l’importanza e il peso che tale figura ha avuto per noi lungo i secoli e continua ad avere tutt’oggi.

Incontro al Dio vivo e vero


Elia nella tradizione del Carmelo

La nostra tradizione ci propone Elia come fondatore e ispiratore di una forma di vita che vuole essere presenza incessante di tutta l’esistenza davanti al Signore. Accanto ad Elia, altro riferimento personale ed amicale per il cammino quotidiano è Maria, nel senso che tutto quanto il "monaco" va cercando, rincorrendo Colui che lo ha affascinato, anche Maria lo ha atteso con trepidazione.

A questo proposito così si esprimono la Regola e le Nostre Costituzioni.

Alberto, per grazia di Dio chiamato patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo Brocardo e agli altri eremiti che sotto la sua obbedienza dimorano sul monte Carmelo, presso la Fonte di Elia, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo. (Regola primitiva, n.1)

Le origini dell’Ordine, il titolo della "Beata Vergine Maria del Monte Carmelo" e le antiche tradizioni spirituali dimostrano l’indole mariana e biblica della vocazione carmelitana. […] Guardando ai venerabili Padri antichi, specialmente al profeta Elia, quale suo ispiratore, l’Ordine prende più viva coscienza della sua vocazione contemplativa, tutta protesa all’ascolto della Parola di Dio, alla ricerca del supremo tesoro, della perla preziosa del suo Regno, in grande solitudine e nel totale distacco dal mondo.
(Costituzioni, n.2)

Anche Teresa di Gesù e Giovanni della Croce hanno custodito e rivalorizzato l’esperienza originaria del grande profeta.

"Tutte siamo chiamate all’orazione e alla contemplazione, perché questa è stata la nostra origine, questa è la schiatta da cui proveniamo, di quei nostri santi Padri del monte Carmelo che nella più aspra solitudine e nel totale disprezzo del mondo cercavano questo tesoro, questa perla preziosa di cui parliamo"…
(Teresa di Gesù, Castello interiore, V 1,2, tr. p. E. Martinelli ocd)

"Il sibilo delle aure amorose…" Proprio perché questo sibilo significa l’intelligenza sostanziale, alcuni teologi pensano che il nostro padre Elia, mentre era sul monte, abbia veduto Dio in quel sibilo di aura soave che egli sentì presso l’apertura della sua caverna.
(Giovanni della Croce, Cantico Spirituale B, 13.14).

Nell’alveo di questa tradizione viva ci troviamo anche noi, monache di oggi, interpellate dagli eventi della storia, ad immergerci con la stessa passione nel mistero del Dio vivente (cfr. Ratio Institutionis monialium ocd 3, Roma 1996).

Elia e noi

Chi è Elia? Nella Bibbia, per ciascuna di noi, per una comunità monastica? È possibile oggi rileggere la nostra avventura umana sulla falsariga di quella di Elia? È la provocazione che la nostra comunità ha raccolto e vorrebbe condividere…

Ci sono motivazioni profonde che muovono il nostro agire e le nostre scelte più radicali, che attingono soltanto a fonti misteriose. Guardando alla nostra realtà di ogni giorno, infatti, ci troviamo spesso ad affrontare situazioni che sfuggono alla nostra immediata comprensione: imprevisti, diversità di vedute e conflitti con chi ci sta accanto, eventi drammatici che ci coinvolgono da vicino o da lontano lasciandoci smarriti e rimandandoci ad un’urgente domanda di senso… Queste circostanze ci fanno ritrovare in ginocchio davanti ad un Mistero più grande di noi che ci avvolge e ci sovrasta insieme.

Non si tratta di lottare per arrivare a capire e quindi a controllare e modificare la realtà, ma di coltivare la certezza che noi testimoniamo nella morte la resurrezione di Cristo. È un osare passi evangelici inconsueti che ci collocano al di fuori di una logica puramente mondana.

Scrive a questo proposito il nostro Padre Generale Camilo Maccise:

"Per la vita monastica, la stessa scelta contemplativa è di per sé andare nel deserto, là dove pochi vanno; in periferia, là dove non c’è potere, mezzi, ma dove c’è povertà umana; in frontiera, dove si corrono i rischi, perché subito si crea uno spazio di distacco dalle realtà umane, perché è una vita nella quale non esiste potere con cui trasformare le situazioni, perché è una vita in sé rischiosa".

Vivere queste sfide significa per noi, come singole e come comunità, non cedere alla tentazione di accontentarsi delle cose penultime, ma sempre cercare di vivere la risposta ultima, in una dedizione che non pretende di risolvere i problemi, ma solo di testimoniare una Presenza. Proprio come Elia: "Vive il Signore, alla cui presenza io sto".

Rileggere continuamente la nostra avventura tenendo viva questa memoria dovrebbe ricondurci dalle tante dispersioni di ogni giorno alla radice di noi stessi… per porci di fronte al Vivente con amore. Appunto.

È quanto cercheremo di sottolineare nei prossimi appuntamenti, attingendo alle indicazioni e interpretazioni di don Borgonovo.