Il Santuario di Concesa

concesa

Via Leonardo da Vinci, 5
20056 CONCESA DI TREZZO SULL'ADDA (MI)
Tel. (02) 90.96.14.89
Fax (02) 90.96.41.44 

Sito internet: www.santuariodivinamaternita.com

Il Santuario di Concesa, nella verde valle dell’Adda

Esattamente 350 anni fa il Cardinal Cesare Monti, nuovo Arcivescovo di Milano, faceva la sua prima visita su questa sponda destra dell’Adda, per venerare l’Immagine Miracolosa di Concesa, un paesino poco distante da Trezzo sull’Adda (MI).
Era stata la sua Mamma, la Contessa Anna Landriana, ved. Monti, ad invitarlo a portarsi a Concesa, dopo la sua presa di possesso dell’Archidiocesi di Milano il 30 aprile 1635, come successore del famoso Card. Federico Borromeo.
In questo umile paesello, di poche centinaia di abitanti, il parroco Don Oroboni, con l’aiuto prezioso della stessa Contessa, aveva iniziato a costruire una Chiesa in onore di Maria . Dodici anni prima l’aveva inaugurata, ma non era riuscito a portarla a termine perché sopraggiunse la guerra, la troppo famosa peste del 1630, la spaventosa miseria della gente... e non se ne era fatto più nulla.

Ora, la Contessa Landriana, aveva insistito presso suo figlio perché in onore della Madonna, portasse a termine il suo vivissimo desiderio: riaprire, dopo averla terminata, la chiesa in onore di Maria, che ormai da anni era venerata dai fedeli sotto il titolo di "Madonna del latte".
Venne scelto l’architetto Carlo Buzzo — discepolo del famoso architetto Pellegrino, che aveva lavorato per il Duomo di Milano — e, preparato il progetto furono iniziati gli scavi.
Era il novembre del 1635. Dopo sei anni di faticosissimo lavoro, il piccolo Santuario venne inaugurato dal Cardinal Monti il 3 settembre 1641, ed affidato alle cure spirituali di due Sacerdoti Oblati di S. Carlo. Situato nella verdissima valle dell’Adda, quasi all’inizio del Canale "Martesana" — forse unico Santuario costruito sulla sponda destra del grande fiume lombardo — egli lo volle dedicato alla Madonna, che, qui a Concesa si era manifestata "Madre di Dio e madre nostra" attraverso un quadro miracoloso, opera del pittore Gianstefano Manetta, "un mediocre pittore di Treviglio" — come viene definito dal cronista!

Ma perché tanto impegno del Cardinal Monti verso questo quadro?
La tradizione dice che il pittore si trovò di fronte ad un ostacolo insormontabile per le sue forze, quando si trovò a dipingere il volto. Proprio non ci riusciva. Ora, si narra, "mentre stava per dipingere il volto della Madonna, fu sorpreso dal sonno, e quando si svegliò, trovò la pittura già da invisibile mano condotta a certo finimento d’arte, che da lui era follia sperarlo ..." (Piantoni).
Commenta il medesimo scrittore:"Chiaro vedevasi per più che l’opera del mediocre pittore ... unanime lo stupore, una sola sentenza: esservi quivi del sovrumano!" (Id. pag. 37). Il volto di Maria non poteva essere opera delle sue mani...

Il Cardinal Monti ne fu entusiasta: e notata l’affluenza dei fedeli, anche della sponda sinistra dell’Adda — allora appartenente alla Repubblica di Venezia — s’impegnò a costruire con i propri mezzi il Santuario, " in riconoscimento di molte grazie ricevute da Dio —crede per l’intercessione di Maria — per onorarla nella sua Immagine Miracolosa di Nostra Signora di Concesa" (Lettera del Card. 16-5-1646).

Il richiamo del nuovo Santuario fu veramente forte per le popolazioni del Milanese e del Bergamasco, che presero a frequentarlo numerosissime. Una vera folla accorreva a Concesa, per la propria vita spirituale.
Il Cardinal Monti, che l’aveva affidato a due Oblati, si accorse che essi non erano sufficienti a soddisfare le richieste dei fedeli. Pensò quindi ai Carmelitani Scalzi. Essi, più numerosi —una comunità di 15 persone — avrebbero potuto con maggior frutto dedicarsi ai fedeli e venir incontro alle necessità del Santuario. E nacque il convento! Iniziato al principio del 1642, fu terminato nel 1647. In quell’anno fu consegnato ai Padri, con annesso il grande orto; e l’anno successivo il Cardinale donava tutto (cioè, anche il Santuario) "ufficialmente ed in perpetuo" ai Padri Carmelitani Scalzi Lombardi.

Per circa 150 anni i Padri fecero fiorire tutt’intorno la fama del Santuario e della Madonna, chiamata la "Madonna del latte": la Mamma che allatta Gesù Bambino.
Purtroppo nel periodo napoleonico i Padri vennero cacciati: Convento, Santuario ed orto furono confiscati e venduti alla Repubblica Cisalpina (22-4-1799).
Passarono in varie mani. Il Santuario divenne privato e quasi sempre era chiuso (rare volte vi si celebrava la Messa); ed il convento fu trasformato nella "Filanda Bellazzi" di Concesa. Così fino al 1855.
Fu l’anno in cui, nella sua profonda generosità, il Conte Luigi Confalonieri Strattman di Milano, cugino di Padre Adeodato Bonzi, ricomperò tutto e tutto riconsegnò ai Carmelitani Scalzi Lombardi.

Inizia così l’opera paziente di restauro del Santuario e del Convento, realizzata dall’incomparabile P. Gianluigi di S. Teresa.
A proposito del Santuario, quando fu ricomperato, scrive un cronista: "Il Santuario della nostra cara Madonna è una stalla! ... I muri si reggono assai male sulle fondamenta... questi si direbbero i "ruderi" del vecchio Santuario ...". Ed un altro: "Il Padre Gianluigi non trovò che squallide rovine ... Appena qualche vano teneva ancora i malfermi serramenti ...".

In un arco di tempo che va dal 1855 al 1900, egli rimise completamente a nuovo Santuario e Convento, come lo si può vedere ancora. Il buon Padre morì, qui a Concesa, il 31 marzo 1908; la sua tomba è sotto l’altare maggiore, ai piedi della sua "Madonna miracolosa". Da allora la vita religiosa del Santuario ritornò a rifiorire. Per il rinnovato afflusso di fedeli, la Comunità aumentò i religiosi.

Qui ancora, dal 1859 venne portato il Noviziato, e divenne la casa di vera "accoglienza" per tutti i religiosi della Provincia Lombarda: tutti siamo passati per Concesa, tutti abbiamo pregato la "nostra Madonna", tutti, li, abbiamo mosso i primi passi nella vita religiosa.

In questi ultimi anni, il convento, pur mantenendo l’antica strutture di convento classico, si è adeguato alle nuove esigenze culturali e religiose.

Rimane tuttora la casa di Noviziato della provincia, con 5 novizi, e ristrutturando una parte del fabbricato a "Casa di preghiera" ha intensificato quell’apostolato della vita interiore propria del carisma carmelitano con giornate di incontri, serie di conferenze su temi biblici - spirituali, assistenza spirituale per chi desidera condividere la vita della comunità.